Articoli / Blog | 25 Ottobre 2019

Blog – A proposito di statue della fecondità: inginocchiarsi e ferire

Quello che più mi colpisce dell’agghiacciante video in cui due signori buttano nel Tevere le tre statuette Incas raffiguranti la fertilità, è quando stanno in Chiesa.
Lui ruba e poi fa la genuflessione. Passa accanto a un signore che sta pregando, che sta offrendo a Dio il proprio dolore, la propria giornata, non so, magari sta adorando, e lui ruba quelle statue confidando nel fatto che quell’uomo che prega non darà l’allarme perché si fida di lui. Siamo in Chiesa, ha preso le statue: sarà il sagrestano che le deve pulire, penserà, che le deve sistemare meglio.
Quel signore che prende le statuine è come un papà che dice le preghierine della sera con la figla bambina e poi la violenta. Fa il segno della Croce per benedire lo scempio che si è apparecchiato.
Come si può pensare di adorare Dio, il Dio cristiano, offendendo a quel punto l’uomo?
Quando l’osceno avviene su uno sfondo meraviglioso, poi, è ancora peggio.
Santa Maria Traspontina è in uno dei posti più belli del mondo. Via della Conciliazione, Castel Sant’Angelo. Luoghi che ho percorsi milioni di volte, gratis, mentre milioni di persone al mondo spendono i loro soldi per farci il viaggio della vita.
Ai fratelli Indios che partecipano al Sinodo, dovevamo provocare anche questa ferita. Gli bruciamo l’Amazzonia, li facciamo venire dall’altra parte del mondo per chieder loro di aiutarci a capirli, di aiutarci a cambiare, e quando sono qui non perdiamo l’occasione di dire loro chi siamo veramente.
Che non devono scordare che tra noi cristiani cattolici ci sono anche queste persone.