Articoli / Blog | 06 Settembre 2019

Blog – Da arcivescovo a viceparroco: come funziona la carriera nella Chiesa

Un conto è dirlo, è un conto è farlo. Una cosa è auspicarlo, un’altra è metterlo in pratica.
Un arcivescovo, Luigi Moretti, ha lasciato a 70 anni la guida della sua arcidiocesi, quella di Salerno-Campagna-Acerno, per diventare viceparroco.
Accade a Salerno nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore, nel cuore della città. La notizia potrebbe essere solo di cronaca clericale, eppure è una notizia perché Moretti non è il primo vescovo ad ammalarsi ma è il primo vescovo a diventare viceparroco. È come se il ministro dell’istruzione, scoprendo di avere un tumore, decidesse di fare il bidello, invece di ritirarsi semplicemente a vita privata per curarsi.
Per certi aspetti, a me fa venire in mente Nadia Toffa che decide di continuare la sua vita normale per quanto possibile, nonostante la malattia. Perché è molto diverso “essere” un malato o “avere” una malattia. È molto diverso, per esempio, considerare di “avere la depressione” o di “essere un depresso”: sembra un gioco di parole ma è una gioco che ti cambia la vita.
Tornando a Moretti, perché un’eccellenza che sembra rappresentare potere e riconoscimento sociale diventa servo “invisibile”? È quello che ha fatto il vescovo: prima di lasciare il palazzo vescovile, Moretti, seppure non formalmente, ha proceduto ad auto-nominarsi viceparroco a causa delle sue precarie condizioni di salute dovute alla “Sindrome di Meniere”, purtroppo fortemente invalidante. Resosi conto di non poter essere un arcivescovo “a pieno regime”, ha passato il testimone come vescovo ma si è ugualmente fatto servo della proprio diocesi in un ruolo meno “importante”, socialmente, ma evangelicamente sublime.
Mi fa venire in mente la suocera di Pietro che, guarita da Gesù, si mette al servizio di Gesù o il paralitico che, dopo la guarigione di Gesù, torna alla sua vita ma portandosi dietro la lettiga. Il vescovo forse non guarirà, ma come nei versi del Vangelo che ho citato, ha preso la sua croce per continuare a camminare sulle orme di Gesù, amando i propri fedeli. La malattia non è stata una scusa per un ritiro, ma per servire, per farsi umile, per essere non solo il pescatore che sta in barca, ma anche quella seduto che, pur nell’apparente ozio del suo lavoro, fa un atto fondamentale: rammendare le reti.