Alessandra Bialetti / Blog / Lettere | 04 Settembre 2019

Le Lettere di Sanda – Anche se tua madre e tuo padre ti abbandonassero, io non ti lascerò mai

Alessandra Bialetti introduce così la testimonianza di Sandra:

Dalla violenza, il non senso, la chiusura e la solitudine alla rinascita. Un Dio che passa e fa germogliare anche il deserto, che prende per mano e non lascia mai, che si fa presenza viva anche quando il dolore è indicibile e incomprensibile. La fatica della rinascita, del capire chi si è, la sofferenza del doversi accogliere e in questo continuare a scoprire il progetto di Dio sulla propria vita. Perdere anche gli affetti e i legami ma non la fede che apre le porte dell’impossibile e ridona senso a una vita segnata fin dalla tenera età. Grazie a Sanda che con coraggio e autenticità ha voluto condividere la sua storia perché possa diventare testimonianza per tanti che sono ancora alla ricerca di sé e del Cristo che dona sempre una nuova possibilità.

Da tanto tempo penso di scrivere la storia della mia vita, il miracolo e la bellezza di ciò che ho vissuto anche se, in tempi passati, non la pensavo così. Ora so che c’è un tempo per tutto, anche per perdonare e andare oltre la sofferenza, perché Cristo è entrato nella mia vita e ha ripulito tutto davanti a me, perché l’ho lasciato fare e mi sono fidata di Lui. Ma non è sempre stato così facile quando vivi nell’orrore dall’età di 7 anni fino ai 19. Ho provato di tutto: la tristezza, l’odio, la rabbia, la mancanza di senso della vita a causa della violenza dei miei genitori, violenza fisica (botte e pugni) ma soprattutto lo stupro mio e di mia madre da parte di mio padre. Per me era come guardare un film horror, anzi viverlo; ricordo ancora mio padre con il mitra puntato verso di me e le stesse cose subite da mia madre per opera del suo amante. Ho cominciato a sentire e vivere il vuoto della vita, non mi interessava più di niente e di nessuno, sono diventata fredda, indifferente, violenta e soprattutto chiusa in me stessa. Mi sembrava di essere in prigione nel mio stesso corpo, con l’impotenza di uscirne e di vedere una via d’uscita. Quando sei piccola, certe cose non le riesci a capire, quindi tieni tutto dentro di te, non sai come esprimerti e soprattutto con chi. Ai miei occhi erano tutti traditori. Vivevo una grande sofferenza: provavo il rifiuto dei genitori, dei ragazzi di scuola, di tutti. L’unica via di sopravvivenza è stata abituarmi all’idea di rimanere da sola. Mi sembrava di non essere di questo mondo, anzi, mi sentivo diversa dagli altri, estranea da tutto e tutti. Ho dovuto maturare molto prima dei miei coetanei. Ma non era finita lì: il tribunale dei minori ha affidato me e mia sorella alla nonna. Ho considerato questo come una mia colpa in quanto il foglio, che io chiamavo“amico”, e che riempivo in segreto con i miei pensieri e le mie esperienze, alla fine è finito tra le mani dei servizi sociali. Io, che già non avevo fiducia in nessuno, sono diventata peggio di una pietra. Così, senza nemmeno accorgermene, sono passati 19 anni, ma una cosa è certa: nonostante tutto avevo la fede grazie a mia nonna che mi portava sempre in chiesa. Ho fatto tante esperienze anche con i ragazzi, ho passato la maggior parte del tempo sulla strada, ma non ho mai perso la fede. Ho pianto tanto nella vita, anche se dopo per tantissimi anni non ho pianto più e ancora oggi faccio fatica a lasciarmi andare, ma la fede mi seguiva ovunque, sentivo dentro di me sempre e ovunque l’amore di Dio nei mie confronti, un vero miracolo. Gesù era l’unica persona che non mi ha tradito mai, e così a 19 anni scelgo di fare un percorso spirituale e un cammino di guarigione nella comunità Cenacolo, dove ho vissuto per 5 anni. Quegli anni sono stati duri all’inizio, perché dovevo uscire dalla mia chiusura e dovevo tirar fuori soprattutto il marcio che abitava dentro di me. E sono riuscita a fare un passo molto grande, quello del PERDONO. Mi ricordo che ho vissuto una giornata di liberazione totale, ho pianto a dirotto per una settimana perché finalmente per la prima volta mi sono sentita viva, amata e voluta bene. Il perdono non è stato solo una parola, ma si è tradotto in fatti. Sono andata a casa dopo 1 anno e mezzo che non sentivo la mia famiglia, e per la prima volta nella mia vita ho abbracciato mio padre seduta sulle sue gambe. Lui non ci poteva credere, ma per me questo era un vero perdono, un vero miracolo: non esisteva più il dolore,la rabbia, ma solo AMORE. L’amore di Dio e la fede mi hanno portato verso la liberazione interna, non ero più quella Sanda chiusa, ma la Sanda che finalmente ha imparato ad amare, vedere la vita con altri occhi. Sono tornata in Italia, e ho cominciato il cammino di consacrazione. Ero felicissima, al settimo cielo: la mia vita era servire il mio prossimo, aiutare le persone con molte ferite, perché io per prima le avevo vissute. Ma questo entusiasmo è finito dopo 5 anni quando ho scelto di uscire. Ero molto confusa, ma sentivo dentro di me che c’era qualcosa d’altro che mi aspettava. Non sapevo cosa, ma sentivo che uscire era la decisione giusta in quel momento. Parto per Medugorje. Sono stati 5 anni meravigliosi, ho proseguito la mia vita religiosa, il mio percorso di guarigione, ho continuato ad aiutare, ascoltare, essere presente per gli altri anche fino a tarda notte. Medugorje è un paesino piccolo, spirituale, dove ancora oggi ci sono le apparizioni della nostra Mamma. Ho fatto un meraviglioso cammino con Lei, con la sua maternità che mi ha riempito di tanto amore e di tanta forza, ma soprattutto mi ha aiutato a vedere le persone con i suoi occhi. Posso dire che sono rinata una volta per tutte. Ma è arrivato il momento di staccarsi anche da questa congregazione, perché sentivo che c’era un pezzo di me che mancava e non ero felice negli ultimi mesi in convento. Così ho deciso di uscire e farmi una nuova vita, ma questa volta da laica. Il primo shock è stato innamorarmi di una donna. Ho provato tanta gioia, ero me stessa fino in fondo, la Sanda che si era sempre cercata ma poi la nuova delusione della fine della mia relazione. Ancora una volta mi chiudo e comincia la lotta per accettare tutto quello che ho vissuto ma soprattutto me stessa come avevo scoperto di essere. Ho sofferto tantissimo per 3 anni. Non volevo una nuova relazione e ho cominciato a pensare di consacrarmi di nuovo, ma non ero felice. La mia infelicità, ricerca e accettazione è durata 5 anni. Alla fine sono riuscita a riconoscermi come una persona omosessuale anche se questo ha comportato la perdita dei miei amici della chiesa che non mi accettavano per ciò che ero. Riesco ad arrivare al mio coming out nella notte di capodanno del 2016. Parlo con la mia amica di infanzia e comincio a piangere perché sperimento la sua accoglienza così come quella di mia sorella. Finalmente ho rotto le catene, e finalmente in me è entrata tutta la serenità e felicità che cercavo da 30 anni. Non ci potevo credere che anche a me era riservato il dono della pace e della tranquillità, di sentirmi amata e accettata per quello che sono. Non è stato facile, ho perso molti amici, perché mi sono dichiarata, ma questa volta non mi sono fatta scrupoli, ho scelto di vivere nella luce e nella trasparenza per come mi ha creato Dio a cui sarò grata per tutta la vita perché non è stato facile prendermi per mano e camminare con me stessa nella massima trasparenza, autenticità e onestà. Oggi dico grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato e che mi sostengono nel cammino, e ringrazio Dio di averle messe sulla mia strada.

Grazie Signore per il dono della vita, grazie per la tua misericordia, per il tuo amore che tocca ciascuno di noi. E grazie perché mi hai reso testimone del Tuo amore.

 

Sanda