Alessandra Bialetti / Blog | 03 Agosto 2019

Le Lettere di Alessandra Bialetti – Agosto: tempo strano

Agosto: tempo strano. Non climatico che ormai è strano tutto l’anno. Tempo di partenze, di treni affollati, di aeroporti che offrono un fresco condizionato, di code in autostrada cercando la famosa partenza intelligente che non si sa più quale sia. Bollini verdi, gialli o neri. Tempo di chi resta in città cercando refrigerio forse in centri commerciali brulicanti di famiglie con bimbi addormentati nei carrelli o distratti sulle giostrine che offrono piccoli diversivi. Agosto è un mese strano, è piena estate per chi forse è costretto a muoversi per la chiusura obbligata dei posti di lavoro, è mese di piena solitudine per chi resta mentre la città si spopola anche se sempre meno. Forse la settimana di ferragosto ricorda l’estate di tanti anni fa quando si parcheggiava senza problemi ma per cercare un pezzo di pane era una caccia al tesoro. I telegiornali ci dicono che circa il 40% degli italiani non riesce a partire per difficoltà economiche anche se non sembra a giudicare dalle strutture ricettive sempre piene. Agosto da last minute per chi spera di risparmiare e sceglie la destinazione in base all’offerta del momento. Ma anche agosto in cui le relazioni si diradano, i legami sembrano farsi rarefatti, gli amici vanno lontano e chi resta si sente e trova solo.

Agosto è un momento difficile per chi perde una persona cara sperando che ce la facesse a passare l’estate, per chi stava disponendo il ritorno a casa dopo mesi di ospedale ma si ritrova a darle un ultimo saluto in chiesa in una mattinata da caldo torrido. La malattia e la morte in estate pesano di più perché pesa di più la solitudine. Perché al funerale si è in pochi a stringersi intorno a chi soffre e piange la morte improvvisa o meno, perché l’amico del cuore con cui condivide il bello e il brutto magari è lontano e non ti può stringere in un abbraccio consolante e consolatorio. Così una messa funebre diventa occasione per ripensare a ciò che si costruisce giorno dopo giorno, ai rapporti significativi, a ciò che durante l’anno si dà per scontato, occasione per ascoltare le parole di un parroco di una parrocchia romana che conosci da “piccolo” e ritrovi dopo anni come se non ne fosse trascorso nemmeno uno. Le sue parole sono una boccata d’aria fresca e non condizionata perché parlano di un amore incondizionato: quello folle dell’uomo in croce che non abbandona mai, che non va in vacanza, che non programma partenze intelligenti, che non si discosta nemmeno un palmo dalla sua creatura in difficoltà. Due le parole che mi colpiscono: la persona di cui si celebra il funerale non è né dimenticata né allontanata ma accompagnata, attesa, accolta. In agosto non c’è nessun Dio che dimentica né allontana. Non c’è mai un Dio così, anche in agosto quando tutto sembra fermarsi in un pigro e indolente trascinarsi ancora meno il Cristo lascia soli. Non dimentica chi ha creato e custodito fin dal grembo materno, non allontana chi non ha le carte in regola per entrare in una chiesa, chi non è tra i bravi, chi cade di continuo, chi non si comporta bene. Mi vengono in mente tante relazioni sfrangiate che lasciamo cadere, abbracci che non sappiamo dare, allontanamenti che generiamo, solitudini che non riusciamo a colmare, giudizi e pregiudizi che dividono le persone e le condannano a sentirsi dei lontani.

Allora sì che agosto è un mese strano ma anche un’opportunità: per non perderci, per non allontanarci da chi si ama e da chi non si riesce ad amare, per ascoltare chi, durante l’estate, sta ancora più male perché periodo di massima lontananza e forse abbandono. Lo sa bene chi si occupa della relazione d’aiuto: i centri di ascolto vanno in vacanza o sono costretti a chiudere per mancanza di personale, chi accompagna le persone va giustamente in ferie ma la sofferenza purtroppo no e diventa ancor di più un buco nero. Agosto pesa non per il caldo ma per la mancanza di un abbraccio. C’è un Dio da riscoprire e da testimoniare: quel Dio di cui il parroco oggi parlava, un Dio che non dimentica e non allontana. E che chiede a chi resta di farsi abbraccio, ascolto, compagno, pastore. Da solo tutto non può fare questo Gesù anche se lo potrebbe con uno schiocco di dita. Ci chiede collaborazione e di togliere dalla porta del cuore il cartello “chiuso per ferie”. Diamoci magari il cambio ma non lasciamo persone deserte e abbandonate.

 

Vivo e lavoro a Roma dove sono nata nel 1963. Laureata in Pedagogia sociale e consulente familiare, mi dedico al sostegno e alla formazione alla relazione di aiuto di educatori, insegnanti, animatori. Svolgo attività di consulenza a singoli, coppie, famiglie e particolarmente a persone omosessuali e loro genitori e familiari offrendo il mio servizio presso diverse associazioni (Nuova Proposta, Rete Genitori Rainbow, Agedo). Credo fortemente nelle relazioni interpersonali, nell’ascolto attivo e profondo dell’essere umano animata dalla certezza che in ognuno vi siano tutte le risorse per arrivare alla propria realizzazione e che l’accoglienza della persona e del suo percorso di vita, sia la strada per costruire relazioni significative, inclusive e non giudicanti.