Blog / Lezioni e Riflessioni | 08 Aprile 2019

Mauro Leonardi – La Via Crucis vista da alcuni personaggi del vangelo

Signore mio e Dio mio,
sotto lo sguardo amoroso di nostra Madre,
ci disponiamo ad accompagnarti per la via di dolore
che è stata il prezzo del nostro riscatto.
Vogliamo soffrire tutto ciò che Tu hai sofferto,
offrirti il nostro povero cuore, contrito,
perché sei innocente e stai per morire per noi,
che siamo i soli colpevoli.
Madre mia, Vergine dolorosa,
aiutami a rivivere quelle ore amare
che tuo Figlio ha voluto trascorrere sulla terra,
affinché noi, fatti con una manciata di fango,
vivessimo finalmente in libertatem gloriae filiorum Dei,
nella libertà e gloria dei figli di Dio.

I stazione 

GESÙ È CONDANNATO A MORTE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo 27,11-12.14.24.26
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

Vista con gli occhi di Maria Maddalena

La cosa più terribile, quando chi ami soffre, non è la sofferenza in sé ma il non stare con lui.

Il non stargli accanto.
Dove sei?
Che ti stanno facendo?

Ti ho visto un attimo fuori dal sinedrio mentre ti portavano da Pilato.
Poi Erode.
Poi di nuovo Pilato.
Ormai ti trascinano.
Non ti reggi in piedi.
Eri legato mi sembra.
C’è folla.
Rumore.
Urla.
Ho capito che eri tu. Che stavi uscendo.
Perché ho visto Maria alzarsi.

Sono ore che siamo qui.
Sì, era seduta un attimo.
Basta seguire il suo sguardo per sapere dove sei.

E così ho fatto.
E così ti ho visto.
Eccoti.

Il mio uomo amatissimo.
Il mio Gesù.
La corona, il mantello rosso.
Porpora e sangue.
Amore mio. Amore di tua madre.

Sei in piedi perché lei ti fissa.
Il suo sguardo regge te e me.
Il mio re.
Il re della mia vita.
Vorrei essere quel manto.
E invece, a volte, sono stata quella corona, quelle spine.
Perdonami.
Ti vogliono morto amore mio.
Giudei come me e te. Ma non li riconosco.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

II stazione

GESÙ È CARICATO CON LA CROCE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni 19,12-16
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei urlarono dicendo: “Se liberi costui non sei amico di Cesare. Chi si fa re è contro Cesare”. Udite queste parole Pilato fece condurre fuori Gesù e lo fece sedere sullo scanno nel luogo chiamato Litostroto, in ebraico Gabbata. Era la preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re”. Ma quelli gridarono: “Via, via! Crocifiggilo”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i capi dei sacerdoti: “Non abbiamo altro re che Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Vista con gli occhi di Marta

Prenderò io la tua porpora.
Come presi il tuo mantello quel giorno a Betania.
La riporrò come riposi allora quel mantello.
Eri nella mia casa e mi agitavo per tante cose.
Avevi ragione.
Ora sto ferma. Vedi?
Ora sono qui. Immobile.
Le tue vesti sono così sporche.
Vorrei potermi occupare di te ora. Sempre.
E invece non posso nulla.
Dicevi che mi perdevo la parte migliore.
Sei tu, amore mio, la parte migliore della mia vita.
Sei la mia vita.
E ora sei lì, lontano.
Trascinato. Vinto.
Ti ho portato cibo e vino quella sera.
Vorrei portare anche questa croce che ti hanno messa addosso oggi.
Vorrei proteggere le tue spalle sanguinanti.
Tu ti sei caricato sul cuore le gioie della mia casa, della mia mensa.
Ti sei caricato sul cuore le mie lacrime per Lazzaro
E le hai asciugate.
E hai aumentato, riempito, fatto traboccare, ogni mia gioia.
E ora io non posso fare altro che stare qui.
Con la tua porpora in mano.

Con il tuo dolore nel cuore.

Con la tua croce e le tue spalle piagate negli occhi.
Sei sempre tu.

Il mio Gesù.

Che mi porta la gioia.

Che mi riempie il cuore.

Avevi ragione.

È bello stare immobile davanti a te.

A riempirmi gli occhi di te.

Sei tu la mia parte migliore.

Ora ho capito amore mio.

Possono ucciderti ma non mi verrai mai tolto.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

III stazione

GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal libro del profeta Isaia 53,4-8
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.

Vista con gli occhi di Pietro

Amico mio.
Come ho potuto non capire?
Come ho potuto non vedere?
Eppure ora capisco.
Eppure ora vedo.
Ti seguo da sempre.
Sono Simone. Il tuo Pietro.
Non puoi vedermi ora.
Sei a terra.
Sotto la croce.
Sangue e terra ti accecano.
Amico mio.
Ti ho visto splendente sul Tabor.
E non ho capito.
Ti ho visto ridare la vista ai ciechi.
E non ho capito.
Ti ho rinnegato.
E ora che sei sporco, sanguinante, pesto e abbattuto.
Ora capisco.
Ora vedo.
Eccolo l’amore cos’è.
Eccolo l’amore chi è.
Amico mio.
Amore mio.
Non mi sei mai sembrato più splendente di ora nella polvere.
Ho paura.
Perdonami.
Cosa significa tutto questo?
Ora capisco che sei re.
Strano re.
Ma re.
Il mio re.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

IV stazione

GESÙ INCONTRA SUA MADRE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca 2,34-35.51
Simeone parlò a Maria, sua Madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

Vista con gli occhi di Maria la Madre

Amore mio.
Vita mia.
Dove ti fa più male?
Cosa posso farti amore mio?
Poggiami il viso addosso.
Ce la fai a bere un po’?
Pulisciti gli occhi con il mio velo, amore mio.
Sei cieco.
Continuerai ad inciampare e a cadere se non ti pulisci un po’ gli occhi.
Questa corona ti è entrata nella carne, amore mio.
Ho paura a toccarla.
Ho paura a toccarti.
Non voglio farti ancora più male inavvertitamente.
Appoggiati amore mio.
Riposa un po’.
Amore mio.
Come sei bello.
Il mio re. Il re di casa.
Il mio piccolo.
Cosa posso farti?
Cosa posso fare?
Non mi faranno stare a lungo.
Non ti permetteranno di riposarti.
Io sarò qui, amore mio.
Vengo avanti con te.
Non ti lascio.
Ci sono.
Sempre.

Un passo alla volta, amore mio.
Ce la faremo un passo alla volta, amore mio.
Pensa a Nazareth.
Pensa a papà.
Pensa al legno che lavoravi con papà.
È come il legno di questa croce.
Lo stesso legno.
Non sei solo.
Amore mio.
Se potessi portare questo peso con te.
Sei tu, amore mio, la spada che mi avrebbe trafitto.
Mi passi da parte a parte.
Sei dentro di me.
Lo sei stato sempre.
Lo sei sempre.
Vai.
Vai avanti o ti frustreranno ancora.
Un passo alla volta.
Sono qui.
Sempre.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

V stazione

IL CIRENEO AIUTA GESÙ A PORTARE LA CROCE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco 15,21-22
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio.

Vista con gli occhi di Salome

Mi conosci, Gesù mio.
Sono una che chiede.
Sono una che vuole vincere.
Che vuole stare alla destra e alla sinistra con i miei figli.
Sono una che per un figlio chiederebbe la luna.
Farebbe l’impossibile.
Ti ricordi?
Volevo che i miei figli regnassero con te.
Mi parlasti di un calice da bere.
Di un servizio da fare.
Della vita da donare.
Non capii.
E ora sono qui.
Di nuovo di fronte a te.
E non posso parlarti.
Posso solo tacere.
Non ti chiedo nulla.
Voglio solo ascoltarti.
Ascoltarti con lo sguardo.
Vorrei che fossi tu, ora, a sederti accanto a me.
Vorrei essere io, ora, a porgerti da bere.
Vorrei essere io, ora, quell’uomo di Cirene che porta la tua croce.

Signore mio.
È questo il calice preparato per i miei figli?
È questo il tuo regno, il tuo calice, il tuo ultimo posto, il tuo dare la vita?
Che strano re che sei.
Ecco cos’è.
Ecco cos’è servire.
È amare.
Amare fino alla fine del calice.
Amare fino alla fine della vita.
Come vorrei ora servirti.
Ora dissetarti.
Ora sostenerti.
Vorrei darti la mia vita come la diedi per i miei figli.
Voglio che regni nella mia vita.
Chiederò al Padre come mi hai detto tu.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

VI stazione

LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal libro del profeta Isaia 53,2-3
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per provare in lui diletto.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Vista da Veronica, la vedova di Naim

Non importa quanto spingete.
Non mi muoverò.
Non importa quanto urlate.
Non mi spaventerò.
Non importa quanto siete armati.
Non potete farmi nulla.
Voglio aspettarlo qua.
Voglio andare da lui.
Voglio dargli ristoro.
E quando una donna vuole qualcosa.
Spingere.
Urlare.
Minacciare.
Non serve.
Perché non si farà fermare.

Eccolo.
Arriva.
Come è ridotto! Dio mio…
Spostatevi.
Non spingete.
Fatelo passare.
Tacete.
Non urlate.
Lo stordite.
Abbassate le armi. Non vedete?
Non vedete come è ridotto?Eccomi Gesù mio.

Lasciati asciugare la fronte. Tu, un giorno, hai rischiarato la mia fronte.

Lasciati pulire gli occhi e la bocca. Tu, un giorno, hai asciugato le mie lacrime.

Tu hai tramutato il mio pianto in un sorriso.
Ti tolgo terra, sporco, sangue. Tu, un giorno, mi hai pulito la vita.
Sono io.
A Naim mi hai ridato la vita.

La vita di mio figlio.
Qui a Gerusalemme io ti do tutto quello che ho.
Un panno per il tuo viso.
Ecco.
Così.
Lascia che ti pulisca.

Fatto.
Ora potete spingermi, urlarmi, contro, colpirmi.
L’importante è che lui abbia avuto un po’ di pace.
Gli devo tutto.
Ma solo questo posso dargli: un panno.
C’è rimasto, ora, sopra il tuo odore.
Lo darò a mio figlio perché ricordi sempre che l’amore, la vita, profumano.
Profumano sempre.
Anche se sanno di terra e sangue e sembrano come morti.
Grazie Gesù Nazareno.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

VII stazione

GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal libro del profeta Isaia 53,4-7
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.

Vista con gli occhi della donna Siro Fenicia

Sono qui.
Sono in prima fila davanti a te.
Se ci sei tu, io arrivo.
Se ci sei tu, non c’è folla che possa fermarmi.
Se ci sei tu, io sono ai tuoi piedi.

Come allora in quella casa a Tiro.
Tu hai ascoltato le mie suppliche.
E, ora, qui io ascolto il tuo lamento.

Come allora in quella casa a Tiro.
Io ero a terra.
E, ora, qui, lo siamo tutti e due.

Come allora in quella casa a Tiro.
Io ero gravata dal dolore di mia figlia indemoniata.
E, ora, qui, tu sei schiacciato dal peso, dal dolore di questa immensa croce.

Come allora in quella casa a Tiro.
Tu mi parlasti di pane.
Io ti parlai di briciole. Ed ora eccomi qui sfamata da quelle briciole. Accanto a te di nuovo.

Come in quella casa a Tiro avvenne un miracolo grande.
Qui, ora, io e te ne faremo un altro.
Non so come.
Non so quando.
Sembra tutto ridotto in polvere.
Ridotto in briciole.
Ma ci sazieremo.
Ci sazieremo ancora io e te.

Perché sono briciole del tuo pane.
Briciole di te.
E tu, Gesù mio, basti sempre.
Alzati piano, Gesù mio, ma alzati.
Ti prego ora come allora: alzati.
O ti percuoteranno ancora.
Io vado avanti.
Come feci allora.
Ti aspetto allora.
Aspetto la vita che tu mi hai dato, liberata, come allora.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

VIII stazione

GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca 23,27-28.31
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

Vista con gli occhi di Nicodemo

Eccole lì.
Tante.
Lo amano.
Lo cercano tra la folla.
Lo proteggono.
Non hanno paura.
Vanno da lui.
In pieno giorno.
Sotto gli occhi di tutti.
Io non sono riuscito a farlo.
Ho aspettato la notte per venire da te.
Avevo troppo da perdere.
Sono uno dei capi.
Eppure ho avuto paura.
Anzi, proprio perché sono un capo ho avuto paura.
Avevo troppo da perdere.
Loro non sono nulla.
Non sanno nulla.
Non hanno nulla da perdere.
Hanno paura solo di perdere te, Gesù di Nazareth. Il loro Gesù.
Non si vergognano.
Non hanno paura.
Che amore grande.
Che forza grande.

Rabbì, dottore, signore.
Cosa hanno queste donne che io, maestro di Israele,
non ho?
È lo spirito la forza che le anima?

È quel vento di cui mi parlavi che muove i loro capelli, agita le loro vesti, e da forza ai loro cuori?

Io vedo polvere e sangue, croce e dolore.
E ho paura.
Loro cosa vedono che io non vedo? e che non gli fa avere paura?
Io vedo te che stai per morire.
Aiutami Rabbi a vedere e credere le cose celesti di cui mi parlavi.
Voglio andare da quelle donne.
Voglio lo stesso spirito che le anima.
Voglio nascere dal loro grembo per avere la forza del loro amore.
Voglio stare vicino a te come lo sono loro.
Perché voglio fare come loro che dove è la tua carne, trovano il tuo spirito.
Perché voglio scendere a terra con te per salire in cielo con te.
Fammi nascere Gesù. Nascere dall’alto come dicevi tu.
Donne bellissime e amatissime portatemi dal vostro Gesù.
Donatemi Gesù.
Donatemi il vostro cuore per accoglierlo e rinascere con lui.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

IX stazione

GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal libro del profeta Isaia 53,8-10
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

Vista con gli occhi di Giovanni

Gesù.
Forse pensano che un ragazzo non dovrebbe vedere tutta questa violenza.
Forse pensano che, visto quanto ci amiamo io e te, non dovrei vedere tutto questo.
Forse pensano che ora mi passerà la voglia di seguirti, il desiderio di essere come te.

Ma io non voglio essere come te.
Io voglio essere con te.
E se, allora, tu sei nella polvere, io sono con te. Nella polvere.

Sto con te come posso.
Sto vicino a tua madre.
Faccio in modo che la folla non la schiacci.
Che il dolore non la faccia cadere.
Che la violenza e le urla non la sconvolgano.

E poi, ogni tanto, cedo io ed è lei che tiene me.

Sei di nuovo a terra.
La terza volta.
Ho imparato così tanto da te.
Che non mi basterebbero tutti i libri del mondo per raccontarlo.
Eppure vederti cadere e vederti rialzare e poi ricadere e poi rialzare e fermarti e poi riandare.
Mi ha insegnato più di ogni miracolo, più di ogni parabola.

Sono solo un ragazzo che sa solo tacere o fare domande.

Eppure mi hai tenuto con te, con gli altri uomini.

E mi hai fatto vedere tutto di te.
Tutto: gloria, e ora la polvere.
Miracoli, e ora la disfatta.
Guarigioni e risurrezioni, e ora tortura e morte.
Non mi hai nascosto nulla di te.
Ora sei qui schiacciato per la terza volta e io non voglio altro che stare qui nella polvere con te. Accanto a tua madre.
Pietro voleva rimanere sul Tabor.
Io vorrei piantare una tenda qui.
Nella polvere con te.
Perché ho poggiato il capo sul tuo petto e so cosa voglio ora.
Voglio essere un uomo col cuore come il tuo.
Voglio vivere appoggiato al tuo petto.
Nella gloria e nella polvere.
Dove tu sei.
Anche io sono.
Anche se sono solo un ragazzo.
Io l’amore lo riconosco perché ho conosciuto il suono del suo battito.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

X stazione

GESÙ SPOGLIATO DELLE VESTI

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo 27,33-34 e secondo Giovanni 19,23-24
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. 

Vista con gli occhi del Centurione

Eppure prima ti ho frustato.
E non ho avuto nessuno scrupolo.
Eppure prima ti ho calcato in testa quella robaccia fatta di spine.
E non ho avuto nessun problema a farlo.
Eppure prima ti ho preso a calci ogni volta che cadevi a terra.
E non ho avuto nessuna remora a farlo.
Anzi, la strada mi è sembrata corta.
Avrei potuto continuare ancora a picchiarti, a insultarti, a torturarti.
Non sei nulla per me.
Ho degli ordini.
Li eseguo.
Fa anche caldo.
Voglio sbrigarmi a tornare all’accampamento.

Ma ora siamo arrivati.
Non so perché e come, ma sei ancora vivo.
Sei un uomo forte, certo.
Saresti stato un buon soldato romano.
Ma ti abbiamo torturato per bene.
È un miracolo che stai ancora in piedi.
Forse, che sei ancora vivo, è uno di quei miracoli che dicono che fai. L’ultimo miracolo che farai.

E ora sei in piedi.
Davanti a me.
Ridotto un ammasso di sangue, ferite e fango.
Siamo alti uguali.
Si, saresti stato un buon soldato.
E anche un buon compagno d’armi.
C’è onestà nel tuo sguardo pesto.
C’è coraggio nelle tue spalle piagate e dritte.

Non ho avuto nessuno scrupolo, problema o remora a torturarti.
Ma ora qui, davanti a te.
Quello disarmato sembro io.
Non riesco a toccarti.
Devo spogliarti ma non riesco a toccarti.
Mi si piegano le ginocchia.
Chi sei tu?

Nudo sulla croce.
Che cosa mi succede?
Ho usato le mani per frustrarti.
E ora non riesco a toglierti la veste?
Ti ho messo quelle spine in testa.
E ora non riesco a toccarti?
Ho usato i piedi per prenderti a calci.
E ora non riesco a muovere un passo? Non riesco ad avvicinarmi?
Mi si piegano le ginocchia.
E non è la stanchezza, non è il caldo.
È il tuo sguardo.
Hai un occhio pesto e chiuso e l’altro così gonfio che non so come fai a guardarmi.
Eppure non ho mai sentito su di me nulla del genere.
Ho girato tutto il mondo e visto tanti paesaggi, ho conquistato tante terre e tante ricchezze.
Eppure non ho mai provato quello che provo ora.
Non ho mai contemplato quello che contemplo ora, in te.
Chi sei tu?
Vedo bellezza in un uomo che non ha bellezza.
Vedo tanta ricchezza in un uomo che non ha nulla.
Nessuno si avvicini.
Non toccatelo.
Lo faccio io. Gliela tolgo io la veste.
Ecco. Appoggiati.
Cosa ti ho fatto!Come ti ho ridotto!
Appoggiati.
Ecco.
Rimani addosso a me.
Ti copro io.
Ma chi sei tu?

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

XI stazione

GESÙ INCHIODATO ALLA CROCE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco 15,25-27
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.

Vista con gli occhi di Cleofa

Sono già pronto.
Ho la borsa piena.
La veste è già cinta.
Il calzari sono ben allacciati.
Il mantello è sulle spalle.
Il bastone stretto in mano.

Sono già pronto.
Pronto ad andarmene.
Me ne torno a casa.

Tu sei pronto per morire.
Anzi, non capisco come fai ad essere ancora vivo.
Ti stanno inchiodando.
Quel rumore.
Quel battere.
Mi paralizza.
Come se inchiodassero a terra anche me. Non riesco a muovermi da qui.
Ma io voglio andarmene via.
Sono già pronto.
È tutto pronto.

Stringo il bastone fino a farmi male.
Anzi voglio spaccare tutto come facesti tu al tempio.
Tu sei il mio profeta.
E ti stanno ammazzando.
Avrei diritto a bastonare tutti.
Ma tu non vuoi.
Hai solo amato.
Hai solo dato la vita.
Ogni singolo giorno della tua vita.

E io invece, ora, provo odio e voglia di ammazzare.
A bastonate.

Tu taci.
E io invece vorrei urlare.

Dicevi che eri venuto a portare la spada.
Dov’è?
Dov’è questa spada?
Ho solo un bastone contro questi soldati.

Dicevi che eri venuto a portare la guerra, a dividere.
Dov’è questa guerra?
Qui c’è solo una vittima.
Tu.
E sei pure innocente.

Dove sono i frutti dell’amore, dei miracoli, della parola di Dio?
Dove sono?
Dov’è la gente che ti osannava?
Dov’è?

Chi sei?
Io lo so chi sei.
Ma non ci capisco più nulla.

Parlavi di vite e di tralcio.
Perché sei stato tagliato via tu?
Perché io mi sento seccare?

Vado via.
Perdonami. Perdonami.
Vado verso Emmaus.
Torno a casa.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

XII stazione

GESÙ MUORE SULLA CROCE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo 27,45-50.54
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Vista con gli occhi di Anna e Caifa

Le urla arrivavano fino a noi.
Ora tutto tace.
Quella plebaglia urlante.
Ora tutti tacciono.
Basta confusione.
Basta questo delirio collettivo.
Ma quanto ci hanno messo a crocifiggerlo?
Ecco. Un po’ di silenzio finalmente.
È morto.
Andava fatto
È la legge.
Bestemmiava.

Strano profeta.
Senza parole.
Senza difese.
Come una pecora al macello.

Strano re.
Senza nessun esercito a difenderlo.

Strano uomo.
Docile e umile come una donna.
E poi, all’improvviso, con parole forti, autorevoli, come nessun uomo sa fare, sa essere.

Strano guaritore.
Faceva miracoli agli altri.
E lui è morto così…senza un intervento divino.

Strano salvatore.
Predicava l’amore.
Diceva di porgere l’altra guancia.
Ed è morto così.
Senza reagire mai.
E dove erano, dove sono, i suoi amici tanto amati?
È solo.
È morto solo.
Un gruppetto di donne lo piange.

Hai parlato poco durante il processo.
Non rispondevi alle domande.
Ma i tuoi segni parlavano per te.
Troppi segni.
Il popolo ti veniva appresso.
Creavi scompiglio.
Sei entrato a Gerusalemme come un re. Osannato.
Troppo pericoloso.
Ci avresti fatto uccidere tutti se avessi continuato.
Dovevamo fermarti.
L’hai voluta tu la tua condanna.
Bestemmiatore.
Non rispettavi il sabato.
Che cosa avremmo dovuto fare?
Turbavi tutti.
Siamo i sommi sacerdoti, i capi.
Dobbiamo vegliare.
Custodire.
Punire.
Ora sei morto.
Interrogheremo i tuoi.
Ma ormai il pericolo è passato.
Tu sei passato.
Andiamo avanti.
Riportiamo l’ordine.
Ristabiliamo il potere.
Finalmente c’è silenzio.
Sei morto.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

XIII stazione

GESÙ VIENE DEPOSTO DALLA CROCE E CONSEGNATO A SUA MADRE

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni 19,38-40
Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei.

Vista con gli occhi di Nicodemo

Sono un uomo ricco.
Un uomo potente.
È comodo esserlo a volte.
Gesù, maestro mio.
Signore mio.

Quando eri vivo, ho usato la notte per nascondermi.
Per nascondere la mia vigliaccheria e venire da te.
Ora che sei morto, userò la notte per svelarmi.
Per svelare la mia fedeltà, il mio amore per te.
Ti lascio qui, ora.

Ho visto la tua morte.
Nello sporco.
Nel sangue.
Nella nudità.
Nel disprezzo.
Ora ti lascio qui.
Corro da Pilato.
Mi darà il permesso.
Ti prendo.
Ti stacco i chiodi.
Ti porto giù.
Ti do a lei.
Ti pulirà.
Laverà via sporco e sangue.
Ti coprirà con panni puliti.
Ti copriremo con un sudario d’amore e dolcezza.
Ecco, vieni giù, addosso a me.

Ora ti passo agli altri uomini.
Aspetta.
Ti lascio scivolare giù dalla croce.
Lo so che sei morto e non mi senti.
Ma so che l’amore che mi hai dato quella notte che ho bussato da te, è tutto qui.
Tra noi.
So che quella verità a cui ero vicino quella notte, è tutta qui.
Nascosta tra le tue ferite e il tuo sangue.
Ecco ora ti do a tua madre.
Ti lascio scivolare dall’alto della croce fino a terra nel suo grembo e nelle sue braccia.
Come fece l’angelo dall’alto del cielo fino al suo grembo, 33 anni fa.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me

XIV stazione

GESÙ VIENE POSTO NEL SEPOLCRO

V. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo
R. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni 19,41-42 e secondo Luca 23,55-56
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Vista con gli occhi di Giovanna moglie di Cusa amministratore di Erode

Ora sei pulito.
Unto.
Profumato.
Fasciato.
Nel sepolcro.
Come un neonato.
Nella culla.
Incremato.
Profumato.
Lavato.
Fasciato.
Che strani pensieri mi vengono.
Un neonato e un morto non possono essere uguali.
Uno è appena nato.
Uno ha appena finito di vivere.
Risorgerò, hai detto.
Il terzo giorno, hai detto.
Questo è solo il primo.
Ed è lunghissimo.
Ed è dolorosissimo.

Quando ero malata.
Quando soffrivo.
Tu mi hai guarita, liberata, salvata.
E ora? Ora chi lo farà?
Sempre tu.
Solo tu.
C’è un solo modo di vivere: non staccarsi mai da te. Mai.

Ho preteso il sudario più bello.
Gli unguenti più preziosi.
Tu sei il mio re.
Ti ho conosciuto tardi.
Ti ho amato da subito.
Tutti i miei beni sono per te.
Tutta la mia forza è per te.

Tutti i miei pensieri sono per te.
Tutta me è per te.
Aspettate.
Non chiudete.
Un’ultima cosa.
Debbo dirgli un’ultima cosa.
Amore mio.
So che mi senti.
Ascolta.
Non hai fatto nessun peccato.
Non hai mai offeso Dio.
Le tue parole mi hanno liberato.
Le tue carezze mi hanno curato.
Le tue labbra, la tua saliva, mi hanno dato vita.
Ho amato con l’amore che mi hai dato tu.
Ho accarezzato con la pelle che mi hai dato tu.
Ho vissuto con la vita che mi hai dato tu.
Mi farei chiudere qui con te.
Ti lascio le mie cose, i miei beni.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto sempre.
Ho sempre risposto “Eccomi” ad ogni tua chiamata.
Ed ora non cambia nulla.
Io ci sono sempre.
Eccomi.
Ora potete chiudere.
Grazie.

Padre Nostro, Ave Maria

V. Signore, ho peccato
R. Abbi pietà e misericordia di me