Alessandra Bialetti / Blog | 10 Settembre 2018

Le Lettere di Alessandra Bialetti – Amare: parola da cioccolatino?

Nei famosi cioccolatini tante frasi si affastellano per sciogliersi tra le dita di chi cerca in quelle parole delle intuizioni sull’amore. Frasi rubate qui e là da autori famosi o da semplici sconosciuti. Il problema è quando si passa alla realtà e di quelle frasi, dolci come il cioccolato che avvolgono, rimane solo la rabbia, l’incapacità, l’impotenza. Come mai è cosi difficile amare, molto di più che scartare un cioccolatino e gustarsi il contenuto? E perché la Parola è così ostica, difficile da mettere in pratica, lontana dall’esperienza dell’uomo che fatica sia ad amare se stesso che a rivolgere, non un semplice sentimento, ma atti concreti verso l’altro? Oggi arrivo a messa carica di senso di ingiustizia, di non comprensione del perché sia così difficile difendere ciò che si ama, di fatica di dover continuare a gettare il ponte sempre e comunque anche quando sembra solo un cumulo di macerie che vengono giù in un secondo. E penso al ponte di Genova per la caduta del quale si sono spese tante parole cercando il capro espiatorio di turno. Cosa mi dice oggi quel ponte? Mi dice, e da molto tempo, che ogni ponte che crolla è una sconfitta di tutti, un fallimento di ognuno, la perdita di un’occasione per costruire strade di condivisione e dialoghi nuovi. Si però…. Però Gesù quante ne vuoi. E sempre costruire, perdonare, comprendere più che essere compreso, tenere aperta la porta, accogliere. E a me chi ci pensa? E quando davanti a me quella porta non si apre, e quando l’invitato della festa non sono io perché vesto un abito diverso, e quando il mio modo di essere dà fastidio perché cerca coerenza di vita e compagni di vita con cui condividerla? Mi verrebbe da dire che sarei anche stanca di rilanciare sempre e che quel ponte a volte è bene che crolli se tanti tentativi di tenerlo in piedi sembrano falliti. E varco la porta della chiesa con un fardello pesante per andare a trovare Chi ha fatto della sconfitta e del fallimento il terreno privilegiato per edificare quel ponte sebbene non ci fosse alcuna condizione favorevole, sebbene tutti i progetti su carta fossero avversi, sebbene sia andato incontro a insulti e sputi, sebbene… sebbene…sebbene.

Mi siedo, affaticata. Perché cerco di lottare ogni giorno contro pregiudizi e discriminazioni e poi mi accorgo che magari sono più vicini di quanto io pensi, che vai bene solo se rimani nell’ombra invisibile e preferibilmente in silenzio perché le parole di denuncia infastidiscono le orecchie e smuovono le coscienze che vorrebbero dormire serene e tranquille.

Inizia la messa e in breve si arriva alla proclamazione della Parola. Isaia. “Dite ai smarriti di cuore, coraggio non temete… ecco il vostro Dio… scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa”. Rimango inchiodata. Una Parola che risponde alla mia fatica, alla mia volontà di lasciar perdere, al mio scoraggiamento. Sono io quella smarrita che attende di veder il torrente che scorre rigoglioso nella steppa rendendola un giardino, di veder ancora un ponte gettato sull’indifferenza, sul pregiudizio, sulla discriminazione, sul non amore delle persone più care accanto. Quella parola è per me. E il Salmo incalza: “Il Signore rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, libera i prigionieri”. Che promessa. Altro che ponte. Un’autostrada, una via sicura, un architetto e un ingegnere che non sbaglia un colpo. Il coro intona il canto che mi accompagna fin dalla giovinezza: “il deserto fiorirà, coraggio non temete Egli viene a salvarvi”. Un crescendo, una mano che si posa forte sulla mia spalla e risponde al mio sconforto. Certo manca quello delle persone da cui ti aspetteresti giustizia e riconoscimento ma c’è una promessa che non fallisce e va oltre, una giustizia che rimetterà al posto giusto ogni cosa magari in un modo che io stessa non mi aspetto e per questo ancora più straordinario. La seconda lettura: il povero col vestito logoro che si deve mettere ai margini, quel povero agli occhi del mondo che diventa il prescelto. Senti caro Gesù, che logica adotti nelle tue scelte? Lo sai che sei il primo perdente agli occhi del mondo? Lo sai che faresti meglio a rimettere i mattoni del ponte a posto e dedicarti un pochino ai tuoi interessi? Lo vedi che anche tu hai avuto quel vestito logoro e discriminato niente affatto adatto per la festa? E ora vieni a dire che quel povero sarà il primo a festeggiare. Mah… Eppure io ci credo. Oggi più che mai. Oggi che certi comportamenti e non amore mi feriscono, oggi che mi aspettavo una mano tesa e ho ricevuto un pugno. Io credo che quella promessa sia per me, che tu verrai ad irrigare il campo che mi sembra un deserto e che renderai giustizia al mio grido. Ma non la giustizia che sa di vendetta. Quella invece che apre il cuore nel profondo e ti cambia la vita. Quella che non cancella la fatica ma le dona un senso. E in un attimo penso al rovescio della medaglia: a quante volte io non ho teso la mano, ho discriminato, ho allontanato, ho giudicato, non ho edificato il ponte ma l’ho reso più vulnerabile al crollo, a quante volte non ho compreso il limite dell’altro e la sua povertà che poi è anche la mia. Mi riesce difficile oggi guardare tutto questo ma la Parola con cui mi hai inchiodato sulla panca della chiesa domenicale è una Parola di vita per me, di coraggio nello sconforto, di una pacca sulla spalla per continuare il cammino, di una mano che si tende per alleggerire il giogo e proseguire insieme il percorso anche accidentato. Certo che sei un Dio proprio imprevedibile e fantasioso. Arrivi sempre al momento giusto e mai con una parola fuori posto. Per caso mi avevi visto fiaccata dalla fatica e dalla delusione? Sicuramente sì. Sei un Dio strano: esigente ma straordinariamente tenero. Incredibilmente presente. Un Dio da scoprire e gustare piano piano. Ma non come la frase del cioccolatino.

 

Vivo e lavoro a Roma dove sono nata nel 1963. Laureata in Pedagogia sociale e consulente familiare, mi dedico al sostegno e alla formazione alla relazione di aiuto di educatori, insegnanti, animatori. Svolgo attività di consulenza a singoli, coppie, famiglie e particolarmente a persone omosessuali e loro genitori e familiari offrendo il mio servizio presso diverse associazioni (Nuova Proposta, Rete Genitori Rainbow, Agedo). Credo fortemente nelle relazioni interpersonali, nell’ascolto attivo e profondo dell’essere umano animata dalla certezza che in ognuno vi siano tutte le risorse per arrivare alla propria realizzazione e che l’accoglienza della persona e del suo percorso di vita, sia la strada per costruire relazioni significative, inclusive e non giudicanti.