Blog / Valentina Grimaldi | 20 aprile 2018 |

La Dott.ssa Grimaldi risponde – Compiti a casa, un terreno di conflitto

Per inviare un quesito per la Pediatra, scrivere a [email protected]

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Cara Valentina,
sono la mamma di due bambini di 10 e 7 anni che frequentano una scuola elementare parificata di Roma. Ti scrivo per parlare dei compiti a casa: è una mole insopportabile! Confrontandomi con amiche e conoscenti, nella maggior parte delle famiglie c’è il problema di dover gestire la grande quantità di compiti a casa. Se non hai tempo o competenze per aiutare i tuoi figli devi ricorrere a tutor ed insegnanti a domicilio per mantenere tuo figlio al passo con la programmazione scolastica. Cosa è successo secondo te? Perché i compiti che un tempo i bambini e ragazzi facevano tranquillamente da soli senza tante difficoltà e ora sono diventati terreno di conflitto fra genitori e figli oltre che tra docenti e famiglie? (Giovanna, Roma)

Cara Giovanna,
hai veramente sollevato una questione scottante e terribilmente attuale. Credo che per rispondere alla tua domanda bisognerebbe fare un’analisi sociologica della nostra società per capire cosa sta accadendo nel mondo dell’istruzione. Condivido pienamente il tuo sconcerto.
Di fronte ad una famiglia che ha sempre più bisogno di ritrovare momenti di intimità e condivisione la scuola è totalmente in antitesi. Il poco tempo libero a disposizione è occupato dai compiti, sottraendo genitori e figli alla condivisione di tanti altri aspetti altrettanto importanti nella crescita di un ragazzo quali possono essere il gioco, il dialogo in famiglia, le confidenze e coccole, i piccoli lavori domestici e… il dolce far niente!!!

Come pediatra e come psicoterapeuta sono totalmente in disaccordo sul fatto che i genitori il pomeriggio REGOLARMENTE al rientro dal lavoro debbano fare “lo straordinario” studiando storia, geografia, scienze o matematica con i figli o debbano pagare qualcuno che lo faccia al posto loro, perché questo è un modello disfunzionale di istruzione che denuncia l’esistenza di una frattura tra il mondo della scuola e la vita reale.

Tantissimi altri temi si articolano con il problema che hai sollevato come il fatto che siamo diventati una società di narcisisti (o sei al top o non sei nessuno), che facciamo fatica ad accogliere e riconoscere le nostre fragilità e quelle degli altri, proiettati verso un modello di perfezione che non esiste (mito dell’eterna giovinezza, figli idealizzati, famiglie “pubblicità”) dove la capacità di tollerare la frustrazione è bassissima ed il senso del limite (frustrazione, morte, malattia) è ignorato guidati da un pericoloso senso di onnipotenza che manda in pezzi l’individuo quando si scontra con il limite della realtà.

Credo che sarebbe molto interessante aprire una discussione sui temi che hai proposto e provare a vedere se riusciamo insieme a capire cosa sta accadendo. So che questo è un argomento che accende gli animi, ma provando a contenere la legittima rabbia che qualcuno potrebbe avere, penso che potrebbero venir fuori riflessioni importanti e chissà potremmo provare a vedere se possiamo fare qualcosa per cambiare le cose.

Valentina Grimaldi è nata nel 1964, laureata in medicina e chirurgia nel 1989 all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma e specializzata nello stesso Ateneo in Pediatria nel 1993. Autrice di diverse pubblicazioni scientifiche e relatrice in convegni nazionali ed internazionali; ha conseguito un master di II livello in Allergologia pediatrica. Dopo l’esperienza ospedaliera e di ricerca presso il Policlinico Gemelli di Roma, esercita a Roma la professione di pediatra di famiglia dal 1996. Da sempre attenta alle problematiche psicoeducazionali e della genitorialità si è specializzata in Psicoterapia Infantile per meglio soddisfare i bisogni di salute dei bambini e delle loro famiglie. Questa rubrica non vuole sostituirsi al medico curante né alimentare il fai da te, al contrario vuole indurre il lettore a riflettere su alcune tematiche comuni ai bambini ed alle famiglie per poi affrontarle nelle giuste sedi con il pediatra di fiducia o lo psicoterapeuta