FarodiRoma – Catechismo: permettiamo ai bambini di chiamare per nome la pedofilia

Il sacerdote scrittore e blogger don Mauro Leonardi ha lanciato la proposta di una raccolta di firme per chiedere al Papa di inserire la condanna alla pedofilia e pedopornografia nel Catechismo della Chiesa Cattolica. FarodiRoma lo ha intervistato

Ieri, giorno della Divina Misericordia, lei, Don Mauro si è fatto promotore di una raccolta firme per introdurre il termine “pedofilia” nel Catechismo: non c’è qualcosa di stonato – almeno nei tempi – per questa iniziativa?
Da parecchio tempo scrivo e parlo della necessità di colmare questa lacuna del Catechismo: l’ultima volta è stato tre settimane fa a “Quarto Grado”, la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi su Rete4. Mi sono deciso a lanciare questa petizione l’8 aprile scorso perché il giorno prima c’era stato l’ennesimo scandalo di un sacerdote trovato in possesso di una ingente quantità di materiale pedopornografico (monsignor Capella, ndr). Chiamare un delitto – un orribile peccato – col suo nome proprio è un requisito assolutamente necessario per sconfiggerlo e questo atteggiamento non solo non è in contrasto con la Misericordia ma ne è un presupposto. Una misericordia senza giustizia sarebbe ipocrisia, cioè non direbbe la verità. È un concetto espresso da monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, nella Quaresima del 2015 che a propria volta citava Benedetto XVI: “Non c’è giustizia senza perdono ma nello stesso tempo il perdono non sostituisce la giustizia e non significa negazione del male.”

Però nei punti del CCC che lei cita – 2356, 2388, 2389 – si fa riferimento alla pedofilia anche se non la si nomina esplicitamente: il lettore, quando ha davanti queste righe, pensa subito a quel peccato. Evidentemente gli estensori del Catechismo hanno ritenuto superfluo usarla, perché invece lei pensa sia necessario introdurre proprio la parola “pedofilia”?
Dal 1992 ad oggi la sensibilità della Chiesa, e soprattutto della gente cui la Chiesa vuole arrivare, è cambiata molto. Penso che Giovanni Paolo II avesse verso questa tragedia una sensibilità diversa da quella manifestata da Benedetto XVI e Papa Francesco. Non mi vergogno di dire che per me venticinque anni fa la pedofilia era solo una depravazione astratta. La pedofilia a quell’epoca c’era, e ce n’era tantissima, ma non se ne parlava mai e in nessun luogo, per cui, se avevi la fortuna di non incrociarla mai, potevi non renderti conto di quale terribile mostruosità fosse.

Il n. 2389 del Catechismo dice “Si possono collegare all’incesto gli abusi sessuali commessi da adulti su fanciulli o adolescenti affidati alla loro custodia. In tal caso la colpa è, al tempo stesso, uno scandaloso attentato all’integrità fisica e morale dei ragazzi, i quali ne resteranno segnati per tutta la loro vita, ed è altresì una violazione della responsabilità educativa”.
Perché, secondo lei basta? In alcuni casi di pedofilia le parole che abbiamo letto servono a descrivere parzialmente l’atto di pedofilia ma mi dice cosa c’entra l’incesto con un monsignore che detiene sul suo computer un’ingente quantità di materiale pedo-pornografico? Ma poi il punto non è nemmeno questo: il fatto è che se la gente usa la parola “pedofilia”, perché la Chiesa non la deve usare? Nelle famiglie i drammi peggiori sono sempre causati dai “non detti” e la tragedia della pedofilia è per antonomasia figlia dei non detti: i bambini che subiscono abusi, letteralmente non sanno le parole per descrivere la loro tragedia. E non sanno le parole perché esse non vengono date dai grandi, che in questo modo danno il terribile segnale di non volerle ascoltare.

Mi spiega meglio?
Io ho fatto il catechismo della prima comunione a sei anni. Eravamo nel 1965: allora non c’era internet e in Italia non c’era la pornografia. Non capitava mai di vedere un nudo e nell’intera società italiana il sesso era tabù. Sono gli anni in cui ci fu lo scandalo della calzamaglia per le gemelle Kessler. In quel contesto a noi bambini si parlava “di non fornicare”. Nessuno capiva nulla ma siccome quella del sesso era una realtà inesistente, a noi non arrivava il messaggio che ci fosse qualcosa di cui non si voleva parlare. Ora, siamo in una situazione radicalmente diversa. Si parla ovunque di sesso e di pedofilia. Se la Chiesa, con il suo Catechismo, non ne parla, dice solo che non ne vuole parlare. È bene invece che negli oratori, nei campi scuola, ovunque, quando si fa catechismo, si usi anche questa parola: allora magari un bambino o una bambina può capire cosa le è successo poche ore prima, a casa o magari col prete, e può parlarne con qualche adulto che andrà a denunciare. Parlare fa bene. Sempre. Provi a leggere il testo del 2389 a un bambino e mi dica cosa capisce. Usi poi invece la parola pedofilia, che il bambino sente continuamente, e faccia spiegare a un prete che cosa è durante il catechismo . E vedrà che risultati ottiene.

Pensa davvero che la petizione possa arrivare al Papa?
Spero proprio di sì. Ci vorrà tempo perché si crei un movimento di opinione. Sa quanti sono, tra i laici, quelli che non credono alle loro orecchie quando scoprono che nel Catechismo i termini pedofilo e pedofilia non esistono? E sa quanti cattolici hanno paura che si usi la parola pedofilia negli oratori? Ma il Papa c’insegna un altro comportamento.

Qui per firmare

Tratto da FarodiRoma

https://youtu.be/8VXBKndWzKI