Se “mi” racconto mi conosci – La lettera di una madre: “Mio figlio mi ha detto «Sono gay» prima di morire”

Comincia oggi la rubrica di Alessandra Bialetti «Se “mi” racconto mi conosci». Chiunque desidera può contribuire inviando la propria testimonianza a [email protected]

Apriamo questa stanza calda ed accogliente dove ognuno possa esprimere, raccontare e condividere liberamente il proprio vissuto. Al di là di teorie, concetti e contrapposizioni che alzano muri. Noi vogliamo costruire ponti. Ognuno è benvenuto a raccontarsi e arricchire il nostro percorso insieme perché solo la “contaminazione” con la vita dell’altro ci può salvare dal giudizio.

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Mio figlio non c’è più. È partito a ottobre, dopo mesi di lotta contro il nemico del secolo. È stato forte, dignitoso e sorridente nell’affrontare la sua lotta, la chemioterapia, le sue speranze che si affievolivano visita dopo visita. È partito che non aveva ancora 25 anni: e per tutti quegli anni non l’ho conosciuto 

Solo il giorno prima di andarsene ci ha parlato, ha aperto il suo cuore, e come un’eruzione di un vulcano ci ha detto di essere gay, ci ha guardato negli occhi e nell’anima e voleva una risposta, il nostro giudizio. Il nostro affetto, già grande, è cresciuto e il nostro sguardo l’ha coperto di amore. Nulla era cambiato per noi, anzi, il regalo di essere parte della sua vita più intima non lo cancelleremo mai. Lui ci ha detto che in casa poteva essere facile, ma là fuori, nel mondo, la sua vita sarebbe stata difficile, di vergogna, una corsa ad ostacoli. Ci ha detto di volerci bene, teneva forte la mia mano. Il giorno dopo è partito con il cuore più leggero. Il suo segreto era con noi.  

Scrivo in questo momento di acceso dibattito per tenere nella nostra vita mio figlio e per dire a tutti i genitori che ora urlano contro questa legge che forse anche loro, come noi, non conoscono veramente il loro figlio e un giorno potrebbero pentirsi di non aver contribuito a rendergli la vita più semplice. Mio figlio era un ragazzo «normale», come tutti… Mi manca. 

Tratto da LaStampa

 

Vivo e lavoro a Roma dove sono nata nel 1963. Laureata in Pedagogia sociale e consulente familiare, mi dedico al sostegno e alla formazione alla relazione di aiuto di educatori, insegnanti, animatori. Svolgo attività di consulenza a singoli, coppie, famiglie e particolarmente a persone omosessuali e loro genitori e familiari offrendo il mio servizio presso diverse associazioni (Nuova Proposta, Rete Genitori Rainbow, Agedo). Credo fortemente nelle relazioni interpersonali, nell’ascolto attivo e profondo dell’essere umano animata dalla certezza che in ognuno vi siano tutte le risorse per arrivare alla propria realizzazione e che l’accoglienza della persona e del suo percorso di vita, sia la strada per costruire relazioni significative, inclusive e non giudicanti.