Blog / Renato Pierri | 18 dicembre 2017

Le Lettere di Renato Pierri – Maria, una donna semplice che non faceva miracoli e non chiedeva miracoli

In un breve articolo pubblicato su diversi siti internet qualche giorno fa, sostenevo che in base al Vangelo non è possibile affermare che la madre di Gesù fosse una donna diversa da tutte le altre donne, “da tutti gli altri”, come affermava il prete e scrittore Mauro Leonardi in un pezzo su il “FarodiRoma“; così come non è possibile, basandosi sui vangeli, affermare che Maria sia rimasta vergine dopo aver messo alla luce Gesù, e che in seguito non abbia potuto avere rapporti con lo sposo. Così come non è possibile affermare, sempre basandosi sui vangeli, il dogma dell’Assunzione. Questo sostenevo e nient’altro. Affermavo che la normalità di Maria non era apparente, come sosteneva don Mauro Leonardi nel suo articolo, ma reale.

In proposito,  una gentile signora mi ha scritto:

«Signor Pierri, parliamone. Gesù morente con Giovanni e la Madonna ai piedi della croce, dice a Giovanni: “figlio ecco tua madre”. Benedetto XVI così commenta queste parole in un’intervista per A sua immagine del 2011: “Queste parole di Gesù sono soprattutto un atto molto umano. Vediamo Gesù come vero uomo che fa un atto di uomo, un atto di amore per la madre e affida la madre al giovane Giovanni perché sia sicura. (…) Affida la mamma a questo giovane e al giovane dà la mamma, quindi Gesù realmente agisce da uomo con un sentimento profondamente umano. Questo mi sembra molto bello, molto importante, che prima di ogni teologia vediamo in questo la vera umanità, il vero umanesimo di Gesù. Ma naturalmente questo attua diverse dimensioni, non riguarda solo questo momento, ma concerne tutta la storia. In Giovanni Gesù affida tutti noi, tutta la Chiesa, tutti i discepoli futuri, alla madre e la madre a noi. E questo si è realizzato nel corso della storia: sempre più l’umanità e i cristiani hanno capito che la madre di Gesù è la loro madre”. Maria sembra così essere paradossalmente normale quanto speciale. Che la dimensione del paradosso trovo che sia quanto di più confacente a una fede il cui Dio si fa uomo. Credo dunque che non si possa bollare Maria né speciale né normale ma questa è la dimensione paradossale di tutto il Cristianesimo. Può essere?».

Il fatto è, gentile signora, che io non ho mai affermato che i cristiani non possano considerare Maria la loro madre, basandosi su quelle parole pronunciate da Gesù sulla croce. Io stavo parlando della ragazza, e poi donna, descritta dai vangeli.

Ricordo sempre un bravissimo professore, bravissimo sacerdote, che sembrava cantasse quando spiegava, che era un piacere ascoltare, il quale, commentando l’episodio delle Nozze di Cana, ebbe a dire che con tutta probabilità la madre di Gesù sfaccendava in cucina con le altre donne. Una donna normalissima che sfaccenda in cucina. Una bella immagine della madre di Gesù. Una donna semplice che non faceva miracoli e non chiedeva miracoli: “Secondo D.M. Derret (Water into wine, BZ (1963), 89ss), esperto in diritto orientale, anche gli invitati portavano in dono del vino, data la quantità richiesta. In questo caso Maria chiede indirettamente a Gesù di compiere un suo preciso dovere. La madre non chiede a Gesù un miracolo; gli presenta semplicemente la situazione di necessità. E’ chiaro però che questo suo intervento è l’occasione che provoca il compimento del segno da parte di Gesù” (Giuseppe Segalla, Giovanni – Nuovissima versione della Bibbia, Edizioni Paoline, pag. 161).  

E non è una donna normale, una normalissima mamma, la mamma che cerca disperatamente il figlio dodicenne scomparso? Sembrano aver dimenticato, lei e Giuseppe, genitori normali, che il figlio non era un figlio normale, nel senso che, lui sì, era diverso da tutti gli altri uomini. Genitori così normali da non comprendere la domanda di Gesù: “Non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il Padre mio?”. Sono i vangeli a descrivere Maria come persona normale. E’ Matteo a dire che Giuseppe “non si accostò a lei, fino alla nascita del figlio”. Il discorso è chiarissimo, però ci si arrampica sugli specchi così: “Nel linguaggio biblico la congiunzione temporale «finché» non implica necessariamente un cambiamento di situazione per il tempo successivo”. D’accordo, non lo implica, ma neppure lo esclude, e quindi da quale altro versetto del Vangelo si può arguire che Maria non si fosse comportata dopo la nascita di Gesù, come tutte le spose “normali”?

Chiarito meglio il mio pensiero, devo riconoscere che non è neppure giusto definire, come ho fatto nell’articolo, “grave errore” l’affermazione che Maria (la ragazza poi donna descritta dai vangeli) fosse una donna diversa da tutte le donne del mondo. Questa diversità non si può desumere dai vangeli

Renato Pierri  

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