Le Lettere di Renato Pierri – Il piccolo Charlie direbbe: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”

8 Lug 2017   •   Blog  •  Le Lettere di Renato Pierri

Non so come andrà a finire l’angosciosa vicenda del piccolo Charlie Gard.  Io credo che se quel bimbetto gravemente malato e sofferente potesse parlare, direbbe ai genitori e a tutti coloro che vogliono protrarre i giorni dei suoi patimenti, le stesse parole che ebbe a dire un uomo vecchio, gravemente malato e sofferente: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”. Per lo più, a non volere si interrompano le cure al piccolo malato, sono persone cattoliche e persone con idee politiche di destra. nell’Antico Testamento si legge: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39); “Il Signore dà la morte e dà la vita, fa scendere agli inferi e ne fa risalire” (1Sm 2,6). La Chiesa si appella a versetti come questi per affermare: “La vita e la morte dell’uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere”; “Morire per il Signore significa vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza al Padre, accettando di incontrarla nell’«ora» voluta e scelta da lui, che solo può dire quando il cammino terreno è compiuto (cf Evangelium vitae, 67). Ora, se c’è un Dio creatore ed una creazione, è ovvio che questa dipenda da Dio, ma non è altrettanto ovvio che sia Dio a “decidere” di dare la vita e la morte ad ogni individuo. Il concetto non solo non trova seria rispondenza nelle Scritture, ma è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. Si pensi ad un concepimento a seguito di stupro, agli aborti spontanei, alle morti premature, accidentali, ecc. Non possiamo pensare che sia  Dio a prendere simili “decisioni”. Che idea dovremmo farci del Creatore?Un signora, sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi,  racconta la storia della sua bimba che morì dopo 18 giorni dalla nascita a causa di “una cardiopatia congenita, che nella sua specificità fu definita rarissima (quattro casi al mondo)”. E, in perfetta buona fede ovviamente, senza rendersene conto, fa un’affermazione che alle mie orecchie suona come un’offesa a Dio. Scrive: “Stare per 18 giorni di fronte a quella croce è stata per me un’esperienza radicale, di Amore. Ho capito che quella bimba non era mia, che non era dei medici, che era lì solo perché il buon Dio l’aveva messa lì e chiedeva a tutti di starle accanto accompagnandola al suo destino. Un pezzo di Cielo nella infinita miseria delle nostre vite. E chi ha fatto quella esperienza con noi ha visto quanta potenza di Amore possa emanare un bimbo morente”. Belle parole, ma l’errore gravissimo è attribuire a Dio la malattia e la morte della piccola. Perlomeno questo si capisce.Per fortuna la signora non ritiene che il piccolo Charlie debba essere tenuto in vita a tutti i costi, però la tentazione di molti cristiani a mio parere poco cristiani, è di protrarre il più possibile la loro “esperienza di Amore”, mettendo in secondo piano le sofferenze del malato senza speranza, che sicuramente vorrebbe essere lasciato in pace.

IlPasquino

Politicamentecorretto

millocca.wordpress

  • Renato Pierri

    La lettera è anche su Italians – Corriere della Sera, col titolo: “Charlie Gard, la vita, la morte e la volontà del Signore”

  • Massimiliano Fiorin

    Come si fa. Santo cielo, come si fa a dire queste cose e spacciarsi per cristiani. Ormai penso che l’obiettivo sia solo quello di scandalizzare.

  • Renato Pierri

    Consiglio una lettura più attenta sia della mia lettera sia del vangelo.

  • Massimiliano Fiorin

    Certo certo, sono sempre gli altri a non capire o addirittura a non conoscere il Vangelo. Che supponenza.

  • Renato Pierri

    Supponente e offensivo è il suo commento: “Come si fa. Santo cielo, come si fa a dire queste cose e spacciarsi per cristiani. Ormai penso che l’obiettivo sia solo quello di scandalizzare”.
    Posso scusarla giacché mi rendo conto che non se ne rende conto.
    La prossima volta, se vuole commentare, impari ad entrare nel merito.
    Ed ovviamente con lei ho già chiuso il discorso.

  • Massimiliano Fiorin

    Ok, vorrà dire che pregherò per lei, affinché nel caso che un giorno dovesse accorgersi di stare per essere chiamato al Padre, nessuno dei suoi cari si metta in mezzo per trattenerla. Non è escluso che allora potrà avere la tentazione di riaprire il discorso, ma preghiamo perché non le capiti.

  • Betulla

    Non condivido, questo suo ammonimento. Se lei la pensa in maniera diversa, argomenti le sue ragioni senza augurare di passare le stesse pene per capire.

  • Staff del blog

    Buongiorno e benvenuto sul blog Come Gesù, le chiediamo di prendere visione del regolamento: https://mauroleonardi.it/regolamento/
    All’interno dei commenti manteniamo l’attenzione sui toni piuttosto che sui contenuti: può scrivere ciò che vuole nel pieno rispetto del prossimo. Un saluto

  • Betulla

    Staff, non volevo prendere il vostro posto, ma volevo che il signor Massimiliano capisse che la preghiera ha un valore alto e che è sempre per raggiungere un bene e diffondere bene, anche e soprattutto verso chi non la pensa come noi.

  • Mauro Leonardi

    Io Renato prego perché i genitori del bimbo si sentano in coscienza liberi di non subire l’enorme pressione mediatica che li schiaccia e che li spinge verso l’accanimento terapeutico (che, non dimentichiamolo, per la Chiesa è peccato). Ho forti dubbi che ciò non sia già avvenuto: spero tuttavia non sia così e non accada. Ripeto il grido di allarme che ho già lanciato: non facciamolo diventare un’emblema. È un bambino, non una bandiera

  • Mauro Leonardi

    Bravissima

  • Renato Pierri

    Queste vicende, Mauro, mi mettono profonda tristezza. E questo mi spinge a scrivere una lettera dopo l’altra. Cinque in pochi giorni…

    Corriere Nazionale; Politicamentecorretto; Il Pasquino 8 luglio 2017

    Povero bimbo, buon Dio, è diventato una cavia?

    Si leggono cose da brividi, tanto che viene il pensiero che qualcuno stia uscendo di senno. Ma non voglio fare commenti. Riporto due brani della notizia così come li ho letti, senza neppure citare il noto quotidiano, tanto suppergiù la notizia sarà stata riportata anche altrove, e per chi non lo sapesse, mi limito a dire che i “modelli murini” sono i topi da laboratorio. Ecco la prima parte: «L’ospedale britannico, in una nota, chiarisce: “La condizione di Charlie è eccezionalmente rara, con danni cerebrali catastrofici e irreversibili. I nostri medici hanno esplorato ogni trattamento medico, comprese le terapie nucleosidiche sperimentali. Esperti esterni hanno convenuto con il nostro team che il trattamento sarebbe ingiustificato. Hanno detto che sarebbe inutile e prolungherebbe la sofferenza di Charlie. Non si tratta di una questione di denaro o di risorse, ma soltanto di ciò che è giusto per Charlie».

    Ed ecco la seconda, quella da brividi: «L’equipe internazionale di esperti che, guidata dall’ospedale pediatrico della Santa Sede, ha redatto il documento, propone una terapia a base di deossinucleosidi, delle molecole simili ai “mattoni” del Dna. “Esistono evidenze scientifiche – scrivono i ricercatori – a sostegno del fatto che i deossinucleotidi esogeni applicati a cellule umane con mutazione RRM2B in coltura, accrescono la replicazione e favoriscono il miglioramento della sindrome da deplezione del Dna”, la mutazione di cui è affetto il piccolo. “Siamo consapevoli – concludono gli esperti – del fatto che la terapia sia sperimentale e, in teoria, dovrebbe essere testata su modelli murini. Tuttavia, non c’è tempo sufficiente per svolgere questi studi e giustificare il trattamento per Charlie Gard. Alla luce di questi importanti nuovi risultati, chiediamo rispettosamente che questa terapia possa essere somministrata a Charlie Gard”.

    Renato Pierri

  • Massimiliano Fiorin

    Proprio questo è il punto. Avete sempre la presunzione che se gli altri vi criticano sia perché non capiscano qualcosa. Proprio questa è la supponenza più irritante.

  • Onda

    Io al di la del sia giusto o meno far soffrire o no questo bambino,credo che i genitori erano quelli che dovevano veramente decidere per la sorte del loro bambino,la podesta non ę stata rispettata,un genitore spera sempre, la pressione mediatica si sa l hanno voluta loro proprio per essere sostenuti in questa lotta per tenere in vita il figlio.Magari non servirà a nulla questa nuova terapia,pero perche togliere un ultima possibilita a loro?È un essere umano ,un figlio anche se in quelle condizioni,forse poi si rassegneranno…

  • gabriella

    Condivido il tuo pensiero, don Mauro e temo pero’ che i genitori siano ormai travolti e stravolti dai media……Che il Signore li assista e li consigli nella decisione che riterranno migliore per il loro figlioletto…..

  • Nome

    Io penso veramente che quando si parla di inizio vita, fine vita…sì dovrebbe pensare non ad un istante. Ma a tutta la vita. E non solo alla propria. Ma a quella degli altri. Qui c’è un bambino. I suoi genitori. I medici. I giudici. Tutte persone. Io sono convinta che tutti cerchino di capire cosa sia meglio fare per Charlie. In una situazione drammatica. Terribile. Da non augurare al peggior nemico. C’è chi dice…non ci può essere sicurezza che Charlie soffra. Ma scusate. A me basta il dubbio, il dubbio che quel bambino soffra a stare così….per farmi accapponare la pelle. E prego veramente col cuore che non si faccia accanimento terapeutico su questo povero bambino che già ha trascorso 7 mesi attaccato alle macchine….

  • Nome

    Sono Dory….

  • mariella

    se è per quello, Dory, c’è tanta gente che soffre, che ne facciamo ?
    non siamo più capaci di stare davanti alla sofferenza, togliamo un sostegno vitale e ci togliamo pure un peso, si chiama eutanasia, non accanimento terapeutico. mi spiace, ma un adulto che non è capace di stare davanti alla sofferenza di un malato, ma che vuole eliminare il malato insieme alla malattia, mi fa una certa impressione, mi ricorda qualcosa di molto brutto,ma molto attuale.

  • Dory2

    Cara Mariella. Mio padre è stato in fin di vita per trattamenti chemioterapici che non sopportava. Io avevo 15anni e fu un incubo. Credimi ho imparato a stare davanti al dolore. Dopo mesi di sofferenze ne è uscito e oggi sta bene. Ma se i medici mi avessero detto che non c’era nulla da fare. Se avessi dovuto vedere mio padre ridotto ad essere attaccato a mille macchine. Se i medici mi avessero anche solo ventilato l’idea che così stava soffrendo….io avrei posto fine a quello che si chiama accanimento terapeutico. E che anche per la Chiesa è peccato. Tanto quanto l’eutanasia. Non credo che mi sarei tolta niente. Perché prendere una decisione in questi casi -in un verso o nell’altro – è un peso che solo si può affidare in silenzio al cuore misericordioso di Cristo. E che nessuno ha il diritto di giudicare o avvicinare a ideologie naziste o similari :avvicinamento che nel mio caso è talmente ridicolo che non mi curo neppure di controbattere.

  • Dory2

    Mariella. I medici dissero nel caso di mio padre che c’erano speranze di salvarlo. Dunque in quel caso è ovvio che si fa il possibile e anche di più. Ho scritto chiaro e tondo che avrei agito diversamente se di speranze non ce ne fossero state e se mio padre si fosse trovato per mesi attaccato a delle macchine. Cosa che grazie a Dio non avvenne. Cara. I nazisti non avevano alcuna pietà. I medici nazisti facevano esperimenti e tenevano in vita persone lobotomizzate o con garze infette ancora in corpo per “vedere l’effetto che fa”. Facevano restare continuamente incinte ragazze tedesche scelte per dare alla luce figli della “perfetta”razza ariana (inesistente naturalmente)ed erano di una rara perversione morale. Di nuovo,signora, io non mi curo di controbattere nemmeno alle sue provocazioni ( “ma davvero è un’insegnante?”) perché se lei si riduce solo a cercare il conflitto con questi attacchi banali e poco educati, significa che i suoi ragionamenti han ben poco fondamento. Invece sottolineo che ho è avrei pieno rispetto per chi, in situazioni drammatiche come quella del piccolo Charlie, si sentisse di decidere per un verso (seguendo i medici)o per l’altro(tentando ancora cure): e che sono situazioni e decisioni che personalmente ritengo possano essere sostenute e messe sotto lo sguardo di Cristo. E che nessuno si può permettere di giudicare.

  • Renato Pierri

    Vedete? Io al posto di Dory, avrei consigliato, come faccio con altri, di rileggere con maggiore attenzione, anche un paio di volte, e magari di cercare di capire quale era il fine dei nazisti quando eliminavano le persone, e quale è il fine della sospensione delle cure, e quale il fine di una buona legge sull’eutanasia. Se uno riflette appena un po’ su queste cose, evita di fare paragoni offensivi e inopportuni.

  • Onda

    Sei troppo aggressiva Dory scusa se te lo faccio notare

  • Betulla

    Vorrei chiedere, a tanti di voi che davanti alla sofferenza dell’altro stacchereste la spina, ma perché ci sono malattie che non fanno soffrire?, ci sono condizioni di stati terminali che non fanno soffrire? malattia è sofferenza, e, a vari stadi. Questo stato di sofferenza ci deve spingere tutti, cristiani e non , cioè noi uomini, a pensare di trovare tutti i mezzi possibili, per lenire le sofferenze ma anche combattere a qualsiasi costo, la malattia. Inoltre, ho imparato e appreso dopo anni di assistenza ai miei cari familiari, che il corpo ha delle risorse che a volte sono dei veri e propri miracoli della scienza umana. Si assiste cioè a delle reazioni a malattie e medicine che nessuno si aspetterebbe mai di vedere, perché fino a quel momento non c’è stato un simile precedente. ecco questa è la speranza che nel cuore di ogni persona che ama, sia padre, sia figlio, sia madre, e medico che crede nel suo lavoro, sperano che avvenga. L’eutanasia , staccare la spina, è togliere anche quest’ultima speranza, cioè sentirsi padrone di dare la morte e avere decretato che quella persona non ha più motivo di vivere . Questo è peggio che dare una condanna a morte, dove almeno c’è una colpa da condannare, mentre qui ciò che si mette a morte è la speranza di un sospiro di vita flebile i cui ultimi istanti sono il momento più sacro e divino allo stesso tempo, perché donati da Dio, l’unico che sa e può attirare a se le sue creature. Noi cristiani in particolare, questo lo dovremmo avere chiaro, e se condizionati dall’andazzo della crisi d’onnipotenza ( come siamo tutti pervasi) dovremmo aumentare i nostri momenti di preghiera personale , per ritrovare quel rapporto che sta alla base del nostro esistere che è la filiazione divina. Solo cosi , rimettendo l’ordine del Padre col figlio sapremmo adoperarci all’ascolto dell’altro e restare al suo servizio , solo per amore.