Le Lettere di Ciro – Il Cristo morto di Holbein il Giovane

18 Giu 2017   •     •   16

Mai Cristo sulla pietra sepolcrale ha avuto tanta fattezza d’uomo

Scheda tecniica: olio su tela dipinto da Hans Holbein il Giovane (Augusta, 1497 o 1498 – Londra, 7 ottobre 1543 pittore e incisore tedesco) di 0,35 x 2,0 mt conservato nel Kunstmuseum di Basilea. 

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Ma questa…questa è una copia di Hans Holbein” – disse il principe, che intanto aveva osservato meglio in quadro – ” Dimmi un po’, Lev Nikolàevic, era già un pezzo che volevo chiedertelo: tu credi in Dio o no?” –  riprese a dire improvvisamente Rogozin, dopo aver fatto qualche passo –.”Questo quadro! può far perdere la fede!”. “Infatti, la si può perdere” confermò inaspettatamente e all’improvviso Rogòzin

Ne L’idiota di Dostoevskij, Rogožin, amico e rivale del principe Myškin, ha in casa una copia eccellente del Cristo morto di Holbein il Giovane. L’iniziale stato di putrefazione del volto, delle mani e dei piedi del Cristo rendono il figlio di Dio così umano, da portare l’osservatore a credere che in lui non ci sia proprio nulla di divino e, addirittura, che l’esistenza di ogni fede sia impossibile. Se persino il corpo di Cristo è soggetto allo sfacelo post-mortem, come è possibile avere ancora fede? Qualunque certezza crolla, va in frantumi, dinanzi la brutale, e proprio per questo motivo grandiosa, rappresentazione del pittore tedesco. Normalmente, gli artisti che affrontano questo soggetto fanno in modo di dare a Cristo un viso bellissimo: un viso che gli orrendi supplizi non sono riusciti a deformare. Invece, nel quadro di Holbein, si vede il cadavere di un uomo che è stato straziato prima di essere crocifisso, un uomo percosso dalle guardie e dalla folla, che è stramazzato sotto il peso della croce e che ha sofferto per ore prima di morire. Il viso dipinto in quel quadro è di un realismo spietato; gonfio e sanguinolento ha gli occhi dilatati e vitrei. Ma, nel contemplarlo, si pensa: «Se gli Apostoli, le donne che stavano presso la croce, i fedeli, gli adoratori e tutti gli altri videro il corpo di Cristo in quello stato, come potevano credere all’imminente resurrezione? Se le leggi della natura sono così potenti, come farebbe l’uomo a dominarle quando la loro prima vittima è stato proprio Colui che, da vivo, impartiva i suoi ordini alla stessa natura, Colui che disse: “Talitha cumi!”, e la bambina morta resuscitò; Colui che esclamò: “Alzati e cammina!”, e Lazzaro, che era già morto, uscì fuori dal suo sepolcro?». Il quadro dà proprio l’impressione di una forza cieca e crudele alla quale tutto è fatalmente soggetto. Non ci sono altre figure, nemmeno quella della Madonna. Gesù è solo come solo è l’uomo sul  proprio letto di morte o sull’algido marmo di un obitorio.

Holbein nella realizzazione del dipinto ha proceduto con assoluto rigore, quasi con scrupolo scientifico, visitando qualche camera mortuaria e guardando gli effetti della morte sul corpo. Alcuni aspetti del cadavere, certamente impressionanti, dimostrano come il pittore si sia interessato a studiare la dislocazione delle macchie ipostatiche e la loro colorazione nerastra dopo una decina di giorni dalla morte. Guardiamo le macchie sui piedi anneriti e sulla mano; esse fanno più impressione della ferita sul costato e del foro slabbrato del chiodo sul dorso della mano. Allo stesso modo fa molta impressione il rigor delle dita rattrappite, annerite e scheletriche della mano. Holbein fa economia dei colori: il bianco dei lenzuoli, l’incarnato, le sfumature di grigio e di nero, le linee di seppia e bruno, un accenno di rossastro. Niente altro. I colori della morte sono pochi, freddi, impressionanti. Guardiamo lo sconvolgente volto del Cristo morto. Il naso affilato e annerito con le narici aperte, la bocca con le labbra secche, aperta anch’essa a segnare l’ultimo estremo atto dell’agonia, come a voler inghiottire tutta l’aria possibile prima di spirare. E guardiamo questi impressionanti occhi senza vita; se ne vede uno solo che esprime tutto lo strazio dell’attimo finale.

La morte ha detto l’ultima parola? Nel sepolcro angusto e senza aria dipinto da Holbein pare di si! Il cadavere in decomposizione non lascia margini, non induce a riflessioni positive. Dopo non c’è nulla. Il Cristo è morto. Dio è niccianamente morto.

Questo quadro! può far perdere la fede? Si..può! Con la potente esclamazione del principe Myškin, Dostoevskij dimostra di avere colto tutta la grandiosità del dipinto del pittore tedesco.

 

Questo distinto signore dal camice immacolato e dallo sguardo bovino sono io….e qui sono nel mio studio veterinario, sotto casa, dove passo i miei pomeriggi a curar “bruti” e talvolta “bipedi”. Di mattina però vivo tra fascicoli e registri dirigendo l’ufficio veterinario della Asl con competenza sulle isole di Ischia e Procida. Un non so che di romantico mi prende quando, per lavoro, mi reco a Procida attraversando lo stretto canale che la divide da Ischia, a bordo di piccoli gozzi di pescatori irruviditi dal sole. Quattro figli e una moglie…sempre la stessa da 25 anni (oggi è bene precisare). Qualcosina faccio ancora all’Università dove riesco a coltivare interesse per il mio “primo amore”: l’istituto di malattie infettive” dove i bei ragazzi di un tempo che lo frequentavano nelle loro giacche di buona stoffa, oggi sono canuti e signorili professori. Perché articoli sintetici di Arte e Fede? Perché cerco Dio anche nella creatività dell’uomo di ogni tempo; perché credo che ogni opera d’arte serbi il bel volto di Cristo.

  • Ciro

    Mi scuso per il refuso del sottotitolo. L’ablazione dell’aggettivo cambia il senso della frase che corretta, è: “mai Cristo sulla pietra sepolcrale ha avuto “tanta” fattezza d’uomo”. Buona domenica

    Staff del blog – Abbiamo corretto

  • renato pierri

    “…e del foro slabbrato del chiodo sul dorso della mano”.

    Non c’entra col contenuto dell’articolo, però vorrei ricordare che i chiodi venivano conficcati nel polso e non nel palmo della mano. Di conseguenza le stigmate dovrebbero venire nei polsi e non nelle mani. Il Signore asseconderebbe un errore storico.

  • Ciro

    Caro Renato, ti riferisci, sotto il profilo anatomico, al cosiddetto “spazio di Destot” cioé ad uno spazio virtuale tra le ossa del carpo (polso) ove, anche a mio parere, furono conficcati i chiodi. Tieni conto che a controprova di quanto tu dici, ed io sono d’accordo, il Codice Pray, cioé un codice miniato del XV secolo, raffigura Gesù disteso e con le mani giunte sul pube (esattamente come è sulla Sindone). Le mani hanno 4 dita e non cinque, manca cioé il pollice, che non è stato disegnato. Ora se configgiamo i chiodi nello spazio di Destot, si trancia un ramo del nervo mediano che innerva il pollice sicché, il pollice “rientra a scatto” all’interno del palmo. Il Codice Pray non riporta i pollici, così come la Sindone, prove queste che, insieme ad altre che non cito, attestano una tradizione che voleva Gesù monco dei pollici ( ma ciò è solo una conseguenza del danno anatomico ai polsi). Infine, ultima considerazione, se Gesù fosse stato inchiodato nei palmi delle mani, questi si sarebbero lacerati entro 2 o 3 secondi per effetto del peso del corpo gravante. Lo hanno dimostrato intorno agli anni 50 del secolo scorso appendendo cadaveri inchiodati per i palmi delle mani (studio di una equipe medica francese). Comunque ottimo riscontro caro Renato.

  • Ciro

    @Renato Pierri. P.S. La questione delle stimmate alle mani e non ai polsi, fa parte dei miei pensieri da anni. Anch’io credo che i santi che le hanno ricevute avrebbero dovuto patirle ai polsi ma ciò è un’altra storia rispetto al quadro di Holbein che mi fa pensare:” Risorgerò ?

  • Un Cireneo

    Grazie Ciro per la tua riflessione.

    L’arte è la rappresentazione di ciò che l’autore porta nel cuore, delle sue credenze, delle sue finalità.

    Gesù fu avvolto in un lenzuolo e quindi, a maggior ragione, anche se qualcuno fosse potuto entrare nel sepolcro non poteva vedere ciò che accadeva al Suo corpo mortale. Però proprio sul sudario è rimasta impressa una misteriosa traccia del suo corpo che non sembra mostrare segno di putrefazione.

    D’altra parte, abbiamo tanti corpi dei santi, che possiamo vedere anche oggi, che si sono mantenuti intatti a distanza di secoli e sembrano dormire. Ora, se il corpo di un servitore è intatto, può il corpo del suo Padrone conoscere l’aggressione della morte?

    Il rigore scientifico, applicato alla persona di Cristo, almeno nei tempi del mistero, non produce buoni frutti ma è fuorviante. Come Egli è nato in modo “non scientifico”, così anche nella Sua morte è necessario sospendere il giudizio della scienza e aprirsi al mistero: rappresentazioni troppo scientifiche non le ritento rispondenti al vero.

    Buona e santa Domenica a tutti.

  • Ciro

    @ Un Cinereo. Grazie per il tuo riscontro. In effetti l’immagine sindonica non solo non reca traccie putrefattive; essa è il frutto di una alterazione delle fibre di lino quasi che una energia radiante le avesse invecchiate precocemente. Un fisico russo parla di effetto foto-radiante e non chiude la porta, da fisico, alla resurrezione del corpo di Gesù. Se volete un esempio di “effetto foto-radiante” nell’ arte, guardate alla “Trasfigurazione sul Tabor” del Beato Angelico……(che sarà oggetto di un altro articolo).

  • Che bei discorsi!concordo con Renato e con te Ciro,anch io mi chiedo perche le stigmate non vengono ai polsi,ma riguardo alla Sacra Sindone,credo Gesu sia trapassato attraverso il telo,proprio come un energia per questo è rimasta la sua immagine,giusto effetto radiante.Poi io sempre mi chiedo era senza peccato originale quindi non poteva andare in decomposizione, già che sia morto è un eccezione perche Dio lo ha fatto vero uomo

  • Ciro

    @Un Cinereo. Nessuno vide il corpo di Cristo nel sepolcro. Credo però che Holbein abbia dipinto Cristo nell’uomo di ogni tempo orribilmente ucciso sui campi di battaglia, nei vicoli malfamati di ogni città, nei postriboli. Un Cristo, un uomo…. dinnanzi al cui corpo in sfacelo ci domandiamo: “Risorgerò”??
    In tema di Sindone, mi piace ricordare Gv.20,3-6,7 :” Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte” Se ci riflettiamo, queste parole sono quanto di più anti-apolegetico sia possibile immaginare riguardo la resurrezione. Sembra quasi che qualcuno sia entrato bel sepolcro e abbia fatto ordine. Don Antonio Persili, parroco di Tivoli, ha scritto un libro su questi versetti dimostrando, da fine grecista quale egli è, che la traduzione esatta è: ” Chinatosi vide le fasce distese…..e il sudario, che era sul capo di lui, non disteso come le fasce, ma al contrario avvolto in una posizione unica”. In altre parole, Pietro credette perché mentre il lenzuolo era era per terra, floscio (il corpo di Cristo lo aveva trapassato), il sudario, cioé il fazzoletto che si poneva sulla testa del morto già avvolta nel lenzuolo (rito funerario attestato in Palestina), il sudario, dicevo, stava su rigido, perché indurito dagli olii ed essenze che si versavano sul capo in abbondanza. In altri termini, Pietro vide l’involucro pressoché intatto ma privo del corpo che non poteva non essere uscito da lì se non per miracolo . Ecco perché credette !!!

  • Un Cireneo

    Ciro, hai dato una rappresentazione molto buona della complessità della parte del Vangelo di Gv che si riferisce alla Resurrezione.
    Concordo con te che, purtroppo, la traduzione è gravemente deficitaria e spesso i credenti non approfondiscono le scritture e perdono almeno parte della complessità della scena descritta da Giovanni. D’altra parte non è l’omelia il momento più adatto per descrivere questi fini ma importanti particolari.

    Qui preciso solo che il verbo greco “entulisso” ha sempre il significato di arrotolare e mai di piegare: per cui il sudario era arrotolato e non piegato, non sgonfio ma sollevato. Le tele erano integre ma si erano afflosciate perchè il corpo non era più dentro ad eccezione del sudario.

    Sulla prima parte ovviamente concordo e mi era chiaro il significato. Io sono sempre molto perplesso nell’eccessiva umanizzazione di Cristo (da qui la mia riflessione) perchè poi, qualcuno, può essere sempre tentato di ridurre Cristo alla sola umanità tralasciando la Sua divinità. Quando Lo si rappresenta, mi piace l’arte che riesce a coniugare la natura umana e la natura divina del Cristo, ciò che Lo contraddistingue ed è parte fondamentale della nostra fede.

  • Ciro

    @Un Cinereo. Tuoi commenti sempre preziosi, quasi infallibili; Quelli di oggi integrano e perfezionano ciò che ho cercato di dire. Su ultima parte ovviamente d’accordo anzi…più che d’accordo. In altre pagine del blog ho sottolineato che non bisogna correre il rischio di aspirare l’umanità di Cristo fino al eresia di chi nel passato, lo ha definito e confuso con un uomo…cioé solo un uomo.

  • @ Ciro

    Conoscevo la traduzione di Persili e la condivido al 100%

  • Francamente questo quadro a me non piace,non mi intendo di arte,ma Cristo nella sua parte cosi solo umana,da un senso di fine,invece amo il Cristo risorto che da un significato al senso della vita.Purtroppo questo passaggio alla morte l ha avuto,un Dio morto visto cosi da uno che non crede,da il senso della fine di tutto,che poi invece è per noi l inizio della vita vera.

  • Ciro

    @ Onda. Obiezione che dà speranza…mercì.
    Ps. Nella stesura de pezzo non ho citate le fonti da cui ho attinto e che in prevalenza, si riferiscono a Storia Universale dell’Arte e a due riferimenti web

    Eccoli:

    http://leggerearte.blogspot.it/2013/01/un-cristo-che-non-risorge.html

    …e da qui: http://freemaninrealworld.altervista.org/dostoevskij-ed-il-cristo-morto-di-holbein/?doing_wp_cron=1497897112.3390920162200927734375

  • Ciro

    In futuro, nella redazione di altri articoli sarò più preciso…me ne scuso con lo Staff del Blog.

  • Betulla

    Guardando questa immagine, colgo la sofferenza dell’artista che immagina l’epilogo di un Cristo, reciso della sua divinità. Umanizzandolo fino a rappresentarlo nelle sua decomposizione fisica, fa toccare a tutti come, senza di Lui , e la sua resurrezione, la vita sarebbe un galleggiare nel nulla di noi stessi. Profetica ,quest’immagine.

  • Grazie Ciro ,ho centrato con la mia impressione il bersaglio.