Don Andrea Mardegan – Lo Spirito che soffia dove vuole

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi”. Nel giorno di Pentecoste scopriamo meglio questo spirito di verità, libertà e amore in questa riflessione di don Andrea Mardegan.

Dopo l’Ascensione di Gesù gli apostoli vissero in raccoglimento di preghiera, riuniti nel cenacolo insieme a Maria, in attesa di ricevere “la forza dallo Spirito Santo” (At 1,8) che Gesù aveva promesso loro. La Chiesa segue lo stesso cammino, e anche noi speriamo di essere ancora un volta “rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24, 49), nella Pentecoste, secondo la promessa del Padre. Dopo che Gesù scomparve ai loro occhi, gli apostoli “ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi…

Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.” (At 1, 12). Forse è lo stesso luogo dove Gesù celebrò l’ultima cena, dove svelò in modo più esplicito lo Spirito Santo e la promessa del suo invio. In ogni caso era una stanza, una casa. Nel libro degli Atti si legge che “mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano”. (At 2, 1-2). Lo Spirito Santo riempie tutta la casa. Lo Spirito che soffia dove vuole, come il vento, e che negli Atti degli apostoli vediamo agire in luoghi molto diversi e presso le persone più varie, con sorpresa degli stessi apostoli, ha voluto avere una casa dove manifestarsi all’inizio della sua missione.

Prima, nella casa dell’ultima cena, attraverso le parole di Gesù che parlano esplicitamente di Lui, poi nei due invii: quello della sera del giorno di Pasqua, a porte chiuse, quando appare Gesù e soffia sugli apostoli:”ricevete lo Spirito Santo” e poi nel giorno della Pentecoste. Questa scelta di Dio, la scelta della casa, ci ricorda che la volontà dell’Incarnazione non viene meno. Il Verbo del Padre venne ad abitare in mezzo a noi. Anche lo Spirito, che non vediamo, vuole avere, almeno all’inizio del suo essere inviato dal Padre e dal Figlio, una casa. Un luogo dove essere ricevuto. Forse per dire alla Chiesa nei suoi primi passi: ricordati che tu sei famiglia, tu sei la casa dei figli di Dio. Per dirci che la famiglia è chiesa domestica. Che ogni casa, ogni famiglia, può essere luogo di abitazione dello Spirito, luogo della Pentecoste. Glielo possiamo chiedere: vieni Santo Spirito, riempi la nostra casa! E per far comprendere a ciascun membro della Chiesa che lo Spirito Santo sceglie ciascuno di noi come sua casa.

Lo rivelava Gesù: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre“, “voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Il verbo “rimanere” nell’originale greco significa anche “dimorare”: Gesù sta dicendo ai suoi discepoli che il Padre manderà lo Spirito Santo perché abiti in loro, che lo Spirito Santo abita e abiterà in loro.Paolo lo dice così: “non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi?”(1 Cor 3, 16). E’ suggestivo considerare che lo Spirito Santo abita in noi. Non siamo soli. Ci fa assomigliare a Cristo, ci ispira azioni sante. “Il Paraclito è nel centro della tua anima: ascoltalo.” (Josemaría Escrivá, Cammino, n. 57). Ma vorremmo sapere meglio chi è lo Spirito Santo e come agisce. Come conoscere meglio questo ospite della nostra casa, della nostra persona, del nostro cuore? Nei sette giorni che ci separano dalla celebrazione liturgica dell’Ascensione alla Pentecoste possiamo chiedergli di ricordarci ciò che Gesù ha detto di Lui, ciò che la Scrittura svela di Lui, ciò che la vita stessa della Chiesa manifesta di Lui.

Possiamo andare a rileggere le parole del vangelo di Giovanni. Mettiamo in evidenza solo un aspetto: nell’ultima cena, dopo aver lavato i piedi ai suoi, il Maestro lo chiama per tre volte “lo Spirito della verità”. Leggiamo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.” (Gv 14,15).

Più avanti: “ Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.” (Gv 15, 26-27). Al capitolo 16, versetto 12 e seguenti, leggiamo ancora: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.”Lo Spirito della verità! Come piace a Gesù la parola verità! Nel vangelo di Giovanni parla spesso di verità. Anche in quella casa dell’ultima cena e in quegli ultimi discorsi gli è piaciuto usare spesso questa parola.La usa per introdurre rivelazioni sublimi che riempiono il cuore di gioia, per svelare nuove beatitudini, come dopo la lavanda dei piedi: “In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica”. (Gv 13, 16-17), o per dire che chi accoglie noi come suoi discepoli inviati da lui, accoglie lui e quindi accoglie il Padre (cfr Gv 13, 20).

Usa questa parola con Tommaso che gli chiede qual è la via per andare a Lui, per svelarsi: “Io sono la via, la verità e la vita.” (Gv 14,6). Per promettere un futuro inimmaginabile per colui che lo segue nella fede: ”In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre“ (Gv 14,12). Per rassicurare i suoi sul bene della sua futura dipartita: ”Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.”(Gv 16,7); e sulla certezza del buon esito delle loro preghiere al Padre: “In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.” (Gv 16, 23-24).Cita però la verità anche per svelare realtà dolorose e difficili da accettare.

Il tradimento di Giuda: “Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».” (Gv 13, 12). Il rinnegamento di Pietro: “In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.” (Gv 13, 21). Verità che i suoi discepoli non hanno mai cercato di nascondere o di sminuire. Hanno imparato dal Maestro: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” (Gv 8, 32) anche quando è scomoda. Lo Spirito della verità è lo spirito di Gesù che ci conduce alla verità e quindi alla libertà. È Spirito di libertà. È uno Spirito della verità, che non induce alla chiusura dell’ideologia.Come rispondeva Papa Francesco a un prete nel Duomo di Milano lo scorso 25 marzo: “Non temere le sfide. Ed è bene che ci siano, le sfide. È bene perché ci fanno crescere. Sono segno di una fede viva che cerca il suo Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti. Dobbiamo piuttosto temere una fede senza sfide, una fede che si ritiene completa…come se tutto fosse stato detto e realizzato.

Le sfide ci aiutano a far si che la nostra fede non diventi ideologica.” E ancora diceva: “ La Chiesa è una nelle differenze. È una e quelle differenze si uniscono in quell’unità. Ma chi fa le differenze? Lo Spirito Santo: è il Maestro delle differenze! E chi fa l’unità? Lo Spirito Santo: Lui è anche il Maestro dell’unità! Quel grande artista, quel grande Maestro dell’unità nelle differenze è lo Spirito Santo…Quante volte abbiamo confuso unità con uniformità?” Queste parole mi ricordano quel pensiero di san Josemaría: “La meraviglia della Pentecoste è la consacrazione di tutti i cammini: non la si può mai intendere come monopolio, né come preferenza di uno a detrimento di altri. Pentecoste è indefinita varietà di lingue, di metodi, di modi d’incontro con Dio: non è violenta uniformità.”(Solco, n. 226).La verità del tradimento di Giuda rivelato da Gesù fa scaturire nei discepoli la consapevolezza della propria fragilità e spinge il discepolo amato al gesto d’amore di appoggiarsi sul petto di Gesù, per un dialogo particolarmente intimo. Gesù risponde all’amore del discepolo amato con il suo meraviglioso comandamento nuovo dell’amore: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.Tutta la verità è vissuta nell’amore e porta all’amore. Subito dopo svela a Pietro il suo futuro rinnegamento. Tradimento e rinnegamento fanno da cornice al comandamento dell’amore vissuto e predicato. Lo Spirito di Verità è lo stesso Spirito che viene chiamato Spirito d’Amore. È l’Amore stesso di Dio, l’Amore che spira tra il Padre e il Figlio. Come afferma Paolo: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.” (Rm 5,5). È “lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!»” (Rm 8, 15). Il Prelato dell’Opus Dei nella lettera del 14 febbraio 2017, cita più volte lo Spirito Santo e lo chiama: “Amore infinito” (n.2), “Carità increata” (n. 9), “che parla nella profondità del cuore” (n. 12).Nei giorni di preghiera e di vita in famiglia dei discepoli di Gesù, in attesa della potenza dall’alto, Maria stava con loro, li ascoltava, li consigliava: lei conosceva bene lo Spirito di Verità, lo Spirito di libertà, lo Spirito d’Amore che Dio Padre e Dio Figlio stavano per inviare nei cuori dei suoi figli.

Don Andrea Mardegan

Tratto da opusdei.it 
Qui il link alla meditazione da cui è tratta questa riflessione