Blog / Libri recensiti dal blog | 14 Gennaio 2016

Kizito Sesana – Accogliere gli stranieri

Voglio commentare questo libro iniziando dalle ultime parole: “…così facendo saremo figli dell’altissimo, figli che abitano la stessa casa”.
Inizio dalla fine per dire che accogliere gli stranieri, alloggiare i pellegrini, è -forse – l’opera di carità corporale più giusta e quindi più necessaria. Perché? Perché se siamo tutti figli dello stesso Padre, quindi siamo fratelli e i fratelli devono tutti abitare nella stessa casa. E chi, per motivi di vita, di fede, di malattia, di guerra o qualsiasi altro motivo, è fuori casa, ha diritto che per lui io riapra la casa, gli faccia spazio, uno spazio che, ancor prima che tra le mie mura, dovrei aver pronto nel mio cuore.
Breve e conciso come gli altri, questo libro arriva al centro della questione accoglienza mettendo in chiaro che non è solo politica, sociale e assistenziale.
Il sottotitolo dice “non siamo padroni a casa nostra”. È un modo di dire diversissimo da quello che ci insegna la saggezza popolare: ognuno è padrone a casa sua.
Qui è diverso perché la casa è il mondo è il creato non è mio ma “per noi”. “Noi” vuol dire “tutti”.
In questo libro non c’è riga, non c’è testimonianza personale, che non dica che sempre e comunque, tutti, tutti, hanno diritto ad essere accolti, nutriti, puliti, amati.
Il vangelo vissuto è quello che la politica chiama ingerenza della chiesa. È il grido di Giovanni Paolo II “Aprite le porte a Cristo” che Papa Francesco ha declinato il 6 settembre 2015, all’Angelus, in un “accogliete una famiglia di profughi”.
Questa è l’epoca figlia del trovare la propria identità, del conosci te stesso, dell’uomo al centro e l’autore ci ricorda che “accettare che gli altri entrino nella nostra vita è parte integrante della nostra crescita umana…”.
È un discorso profondamente umano e per questo, assolutamente divino.
L’altro, il diverso, il lontano, è necessario per conoscermi, per trovarmi. Non c’è nulla che io faccia al prossimo che non arricchisca anche me. “Davvero crediamo a quanti vogliono farci percepire lo straniero come una minaccia, come colui che vuole derubarci della nostra roba e della nostra identità, invece che come colui senza il quale il vivere non è più vivere?”: si chiede Kizito Sesana.
Testimoni delle sue parole sono Papa Francesco e il piccolo Aylan, il bimbo il cui cadavere sulla spiaggia, ha fatto fermare il mondo. Essi ci ricordano che “la pratica della vita cristiana, la tradizione della Chiesa ma anche la tradizione popolare, sono sempre un richiamo alla concretezza, all’attenzione immediata al prossimo che ti sta vicino”.
Le encicliche sociali sono venute molto dopo: l’attenzione ai poveri viene prima, da sempre, perché è il cristianesimo stesso.
L’autore ci ricorda che siamo chiamati a grandi cose, ancora più grandi di quelle del buon samaritano della parabola, che pure è il paradigma della bontà. Lui non si porta a casa il malcapitato ma lo lascia all’oste e paga per lui. Qui ci si chiede di aprire casa. La nostra casa. “Ecco. Sto alla porta e busso…..” (Ap 3,20)
Poi ci sono tante testimonianze dirette, toccanti, dell’autore nelle comunità da lui create, Koinonia. Lui dice di aver visto con i suoi occhi come il male fatto e subito, controlli tante vite e come anche una sola un’opera di misericordia possa spezzare questo male e liberare, liberarci.
Come si fa? Si fa come fa una suora, Suor Lucia. Viene citata tra le varie testimonianze. “Questa donna sembra sempre affannata a cercare cose materiali, ma vive in donazione. Cercando le cose per le persone che ospita mette in luce la verità ultima, che le cose per lei esistono solo per il servizio degli altri”.
Usare le cose per servire gli altri. In un’altra testimonianza si capisce perché le nostre case non devono avere le porte per chi ha bisogno: acogliere non è aprire la porta ma non avere porte perché arriva Cristo.
C’è poi una testimonianza di accoglienza speciale. È quella che ha “subito” lo stesso autore del libro. È lui l’oggetto della misericordia di altri, che erano anche più poveri di lui, che non avevano proprio nulla ma il cuore si e quello hanno dato.
Un bel libro, insomma. Pieno più di storie che di parole. Storie di uomini di ogni religione che accolgono un uomo solo perché è un uomo.
“Abbiamo riscoperto di essere umani”: dicono due signori italiani che si sono persi in Zambia negli anni settanta.
Ma questa storia non ve la racconto. Non è possibile raccontare tutta la misericordia possibile perché è tanta, veramente tanta.

Kizito Sesana, Emi 2015

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