Blog / Libri recensiti dal blog | 26 Dicembre 2015

Guy Gilbert – Perdonare le offese

Questo libro non si intitola “Perdono” ma “Perdonare le offese”, perché l’autore sostiene che per poter perdonare ci vogliono una vittima e un carnefice, un offeso e un aggressore. Per perdonare devo permettere a me stesso di definirmi vittima e devo avere la forza di chiamare l’altro aggressore.
Forse, l’unica recensione, l’unico commento da fare a questo libro è: leggetelo tutto.
È come entrare nell’acqua dell mare. All’inizio sembra troppo, troppo fredda, poi non si vorrebbe più uscirne. Bisogna immergersi nelle pagine piano, lasciando scorrere sotto gli occhi, insieme alle parole, i nostri dolori, per scoprire che il perdono è il pane quotidiano che sfama la nostra sete di amore: pane e perdono sono indispensabili per vivere.
In questo libro non c’è nulla del buonismo della pace a buon mercato, non si perde in disquisizioni sul dolore e sul perdono, ma chiarisce che noi, spesso, vogliamo la pace ma non il perdono, perché il perdono risveglia il passato: invece, per perdonare è necessario “definire le responsabilità”, chiamare le cose col proprio nome, parlare di carnefici e di vittime per poi scoprire che ogni uomo è sempre più grande delle proprie colpe. Come per placare la fame ci vuole il pane e non una convention sulla fame nel mondo, così per parlare di perdono ci vuole un colpevole a cui donare il proprio perdono.
E l’autore entra lì dove vivono i colpevoli che hanno la loro colpa scritta su una sentenza: carceri, centri di recupero, riformatori. Non parla di offese generiche da perdonare ma crimini precisi e orribili: stupri e assassini. Non racconta di perdoni facili come quando ci dicevamo “scusa” tra fratelli perché mamma ci stava guardando, no, lui racconta del perdono sulla bocca di un genitore la cui figlia è stata stuprata e uccisa.
Parlare di perdono è parlare d’amore e l’amore è senza prezzo perché si paga solo donando la propria vita. Belle le pagine in cui rivela la necessità di epurare la giustizia da derive da giustiziere, vendicative, evitando così di rimanere prigionieri della nostra sete di giustizia. Solo il perdono disseta, solo il perdono libera. Libera tutti. Il perdono non è un atto di giustizia, è un cammino di amore che nobilita l’uomo. È un cammino che non può essere fatto da soli. Ci vuole Dio accanto.
Anche Gesù non ha perdonato. Non ha mai detto ai suoi aguzzini: Io vi perdono. Ma ha detto: “Padre perdona loro”. Perché, come il pane che sfama la nostra fame, il perdono va richiesto in dono a Dio. Solo l’uomo, solo l’uomo tramite Dio, può perdonare, perché l’uomo è una creatura nobile. Un uomo è sempre più grande delle proprie colpe.
Ci sono tante testimonianze che ci aiuteranno a credere che perdonare è possibile sempre perché sempre si può e si deve amare. Dobbiamo “accanirci” a pregare per quelli che non amiamo.
E concludo come ho iniziato: c’è un rischio ad estrapolare frasi da questo libro. Il rischio di offendere chi soffre, vittima innocente.
Questo libro va letto tutto. Tutto intero.

Guy Gilbert, Perdonare le offese, EMI 2015