
La Lettera di LellaDV – Cara Eva
Cara Eva (qui la Lettera di Eva cui risponde Lella),
mi è molto piaciuto quello che hai scritto su come chi si dichiara cattolico viva la propria fede. Purtroppo “devo” (non mi piace usare questa parola di solito) ammettere che molti la INCARNANO deformando il VOLTO e la PERSONA di colui è in teoria il nostro amore che ci attrae, che ci ama e che quando ci identifichiamo con Lui è Lui stesso a diventare fondamento della nostra personalità. Grazie al Cielo, non siamo tutti così…e inoltre va tenuto presente che nessuno è perfetto e che tutti, anche i più santi subiscono incidenti di percorso. Come ho scritto sotto la lettera di Paolo Pugni spesso sono gli STEREOTIPI a dividerci, che ci portano a non ascoltare e a non accogliere l’altro con simpatia (d’altra parte lo stereotipo c’è in tutte le correnti di pensiero: il diverso fa paura. Non credere, fa paura anche il cattolico di un tipo a quello di un altro. Noi uomini, a parte i grandi santi, abbiamo bisogno di riconoscimento, sicurezze, siamo fatti così…).
Altro aspetto che mi piace molto è il tuo aver pensato di sposarti a Notre Dame. Tuttavia pensi che gli altri la prenderebbero male. Perché? Per me è la cosa più bella e naturale del mondo che una donna ARCHITETTO, che quindi è sensibile alla BELLEZZA nell’architettura, desideri questo. Troverei strano il contrario. Ti spingo a ricordare che Dio è anche la BELLEZZA e che chi come te unisce queste cose, dimostra di avere una unità nella propria vita tra fede e lavoro che non tutti hanno. Chi è cattolico laico, innalza tutto ciò che è bello a Dio e porta Dio in tutto ciò che è bello.
Per il resto, ti dico che io ho avuto amici gay e una cara amica lesbica, che poi però si è innamorata di un uomo e voleva amare sia donne che uomini, mettendo un pò in crisi le persone…anche quelle del suo orientamento.
Ci sarebbe parecchio da dire su natura, cultura e altro. Mi farebbe piacere condivedere con te alcuni stralci di un discorso di GPII sulla cultura che sono molto illuminanti: “La cultura è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo, “è” di più, accede di più all'”essere”. (…) “Le culture umane riflettono, non c’è dubbio, i diversi sistemi delle relazioni della produzione; tuttavia non è questo o quel sistema che è all’origine della cultura, ma è l’uomo, L’uomo che vive nel sistema, che l’accetta o che cerca di cambiarlo. Non si può pensare una cultura senza soggettività umana e senza causalità umana; ma nell’ambito culturale, l’uomo è sempre il fatto primario: l’uomo è il fatto primordiale e fondamentale della cultura. E questo l’uomo lo è sempre nella sua totalità: nell’insieme integrale della sua soggettività spirituale e materiale. Se la distinzione fra cultura spirituale e cultura materiale è giusta in funzione del carattere e del contenuto dei prodotti nei quali la cultura si manifesta, bisogna constatare nello stesso tempo che, da una parte, le opere della cultura materiale fanno apparire sempre una «spiritualizzazione» della materia, una sottomissione dell’elemento materiale alle forze spirituali dell’uomo, vale a dire, alla sua intelligenza e alla sua volontà, e che, d’altra parte, le opere della cultura spirituale manifestano, in una maniera specifica, una «materializzazione» dello spirito, una incarnazione di ciò che è spirituale. Nelle opere culturali, questa duplice caratteristica sembra essere ugualmente primordiale ed ugualmente permanente. Ecco dunque, a guisa di conclusione teorica, una base sufficiente per comprendere la cultura attraverso l’uomo integrale, attraverso tutta la realtà della sua soggettività. Ecco anche – nell’ambito dell’agire – la base sufficiente per cercare sempre nella cultura l’uomo integrale, l’uomo tutto intero, in tutta la verità della sua soggettività spirituale e corporale; la base che è sufficiente per non sovrapporre alla cultura – sistema autenticamente umano, sintesi splendida dello spirito e del corpo – delle divisioni e delle opposizioni preconcette”.
Infine io penso che non sia indispensabile voler convincere nessuno, ognuno ha le proprie idee che vanno rispettate. Se Dio che è il “Presidente” corre il rischio della libertà dell’uomo, ognuno la viva con la propria responsabilità, senza ricorrere all’agire, o meglio all’etica della terza persona. Mi spiego, io voglio decidere delle norme sociali e delle leggi pensando e vivendo nel modo che io penso sia giusto per me, senza farmi prendere dal tranello: io non condivido, non farò mai così, ma come posso impedirlo ad un altro? Questo sarebbe agire in modo irresponsabile perchè io devo rispondere davanti a tutti di quello che io vivo, penso, sono e non di quello che vivono, pensano, sono gli altri. Io sono l’attrice della mia vita anche politica e non mi va di fare la spettatrice applaudendo insieme a tutti in modo stereotipato mentre invece sono e agisco come sono! diventerei schizofrenica: penserei in un modo ed agirei in un altro!
Ti auguro di proseguire con le esperienze che ti accadono all’interno di Notre Dame! io faccio il tifo per te!
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