Blog / Lettere | 11 Maggio 2014

Le Lettere di Paolo Pugni – Due son le cose che mi diverte di più fare

…una è leggere nella quotidianità i fili che connetto ai fatti, che li riportano ad una origine, trovare il nesso che li disponga in fila per dare senso. Chiedetemi la parola che squadri l’animo della strada e ne tracci una traiettoria invece che sassi confusi buttati a manciate sui solchi del cammino.
M’è sempre piaciuto farlo, sarà per questo che anni fa –tanti- mi sono pure intrippato per la Theory of Constraints che proprio alla caccia delle cause mette in gioco i suoi strumenti.
Ma parliamo d’altro, che tre sono i fatti che vorrei connettere qui oggi e ributtarli sul forum che in qualche modo anche qui si riverberano queste ombre, o debolezze o come le vogliate chiamare.

Enunciamo i fatti, come è giusto fare se logica vogliamo che guidi:

1) E se il premio per tutti fosse la radice dei nostri mali? Esce in settimana questa riflessione sul più politically correct blog di tutto il CorSera, quel 27esimaora che combatte battaglie d’avanguardia. Tesi: ma aver scelto di accarezzare la personalità dei bambini lasciandoli fare, negando loro il potere della frustrazione e della sofferenza, sarà mica che sta provocando disastri? (commento sarcastico: ma va?)

2) La scuola in Italia va male perché i genitori delegittimano i docenti. Sempre il CorSera commenta uno studio internazionale e si interroga (sempre domande eh) sulla relazione tra scuola e famiglia. Scoprendo buchi neri. (aridaìe: ma va?)

3) il fattaccio Bacchiddu: la portavoce della lista Tsipras cerca di sparigliare le carte pubblicando sue foto in bikini. E scoppia l’inferno.

Che c’entrano queste tre cose insieme? Come faccio a trovarci un nesso?
Non è difficile. Una distorta pedagogia, scaturita dall’attribuzione fasulla della priorità ai sentimenti –emozioni, istinti, passioni, tensioni dell’animo- suggerisce di blandire, esaltare, evitare l’attrito, la raspa della carta vetrata dell’insuccesso, dell’errore. Tutto è per me e quindi io sono al centro. Se sono al centro deduco che ho sempre ragione per definizione, perché son io a fare la vita. Chi non la pensa come me sbaglia, e soprattutto mi attacca, mi si mette di traverso sulla strada. E quindi devo spazzarlo via. E se sono genitore devo spazzarlo via dalla strada di mio figlio. L’insegnante non lo capisce? (perché non è che non studia, non ha voglia di fare, pensa ad altro. No. Non è capita la creatura mia!) allora va asfaltato. Perché io sono al centro e non posso fallire.

E qui entra gioco la Bacchiddu, che di questa cultura è figlia. Della superiorità antropologia è figlia. Dell’io faccio tutto giusto è figlia. Gli altri no, ma io sì. Per cui se Belen sfoggia la farfallina è volgare e contro le donne, se la Minetti si mette in costume è quella volgarità unta e presuntuosa, arrogante e berlusconiana, del posso tutto e faccio quello che voglio. È insulto alla donna, merita una reazione di disgusto boldriniano, merita la censura. Ma se io, donna di sinistra, intellettuale, brillante, geniale, se io mi metto in bikini beh allora è arte, provocazione politica, satira, cultura, genialità. Non è un corpo che espongo, è un messaggio, è come Fontana che taglia la tela, Manzoni che inscatola escrementi. È gesto d’artista.

È presumere la realtà partendo da sé: è affermare che la realtà la determino io, la capisco io, ti spiego io chi sei e come sei sbagliato.

Che è un po’ quello che talvolta succede qui sul forum, quando ci parte l’embolo, quando fatichiamo ad ascoltare e accettare. Allora da due righe, cinque battute e tre post, capiamo tutto: giudichiamo, e non ce ne rendiamo conto perché non abbiamo la consapevolezza di stare giudicando o condannando. No. Partendo dall’assunto che noi forgiamo la realtà, pretendiamo che quella comprensione –infinitamente parziale- delle vite altrui ci autorizzi, anzi ci imponga, di affermare la nostra, di tagliare i panni, per aiutare il malcapitato che sta sprecando la sua vita, la sua esperienza, la sua cultura (se ce l’ha, cosa peraltro molto rara) e aspetta che adesso ti dico io chi sei e cosa devi fare.

Racconta Stephen Covey di un signore che in metropolitana vede attonito tre bambini che corrono e saltellano e si spingono in mezzo al vagone, e il padre, seduto, distratto, non se ne occupa. Certa di sopportare ma proprio no, non ce la fa. Questi monelli sono troppo invasivi, troppo irruenti. Fanno casino. Si avvicina al padre e lo apostrofa: “allora, non vede come si comportano i suoi figli!? Vuole fare qualche cosa?!”
Il padre alza la testa, sorride “mi scusi, ha ragione. Stiamo tornando dall’ospedale. È appena morta la loro madre e mia moglie di cancro. Credevo di poter permettere loro di non pensarci. Ma ha ragione. Li richiamo subito”.
Quante volte anche noi siamo così presi da questa egoreferenzialiprovare neanche a chinarci verso l’altro e chiede? O rispondere alle sue domande? Ci feriamo a colpi di punti esclamativi quando potremmo accoglierci con quelli interrogativi.

http://www.corriere.it/scuola/14_maggio_07/pearson-rapporto-learning-curvecorriere-web-nazionale-7386b306-d681-11e3-b1c6-d3130b63f531.shtml

http://www.oggi.it/attualita/politica/2014/05/07/paola-bacchiddu-tutte-le-foto-della-portavoce-sexy-della-lista-tsipras/

Paolo Pugni

Paolo Pugni

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