Blog / Lettere | 09 Novembre 2013

Le Lettere di Paolo Pugni – La mia vita & i miei libri

I libri dicono molto nella mia vita. Talmente tanto che sono specchio della mia vanità: ne ho sul comodino tanti quanti non basterebbe un anno a leggerli, e dentro l’iPad ancora di più Sparsi per la casa siamo vicini al 10.000, credo, e mi rimbalzano addosso ogni volta la doppia menzogna: di poterli leggere tutti o che il solo loro possesso sia mezzo per possederne anche il contenuto. E riga per riga.
I libri orientano la mia vita e si fanno trovare.
Cercavo un testo che non trovavo, cosa che capita di frequente, quando m’è finito un mano un saggio che non sapevo di avere e che avrei desiderato comperare. Mezz’ora d’orazione si intitola ed è firmato dal fondatore di questo blog. Doppio toh! Dioincidenza direbbe un altro amico.
Sì perché leggo le prime cinque pagine, quelle che fanno occhiolino sotto il titolo “introduzione” che di solito si salta per leggerla alla fine, e precipito in un cunicolo fatto di fango e sogni.
Un’altra volta?
Eh sì, evidentemente questo è il tempo delle rivoluzioni, dell’esser preso per il cuore e rigirato come un calzino, per strappare quel cuore di pietra –magari facciamo di legno ch’è ugualmente duro ma meno pesante- per rimettercene dentro uno di carne.
E se poco tempo fa era il concetto d’amore ad essere rivisitato, come quella scultura AmoromaR che ti invita se non altro a ritornarlo l’affetto che ricevi, adesso è quello di preghiera e di tempo a trapassarmi come un raggio di luce.
E fa un pochino male, perché capire che fino ad ora non hai pregato, hai giocato col tuo ego insomma è una bella delusione, oltre che uno sgarro, per uno che il minimo sulla presunzione ce l’ha bello alto.
Ma tant’è, è come quel messaggio buttato lì a Marta, che tanto s’affanna ma si perde il meglio. Che pregare è ascoltare Dio stando con Lui così come andresti a trovare un amico malato, la nonna che è sola. E mica le tieni compagnia intanto che vedi il derby o navighi su Facebook!
Certo che sentirsi rigirare tra le mani di Dio come una pallina di pane, come un bastoncino di legno, fa male, ma alla fine rassicura. Perché quelli che ormai sono persi, se ne esistono, Dio non li tratta neanche più.

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