Blog | 15 Novembre 2011

LA LIBERTA’ E LA VERITA’ NELL’AMICIZIA [data originale 15.11.2011]

Cari don Mauro e amici del blog, 

vi sottopongo un caso che mi coinvolge da vicino e per questo chiederei di mantenere l’anonimato [da adesso chiameremo l’autore della lettera Attilio, ndr]. Mi scuso per lo stile un po’ distaccato e asettico ma le cose da dire sono tante e già così il racconto non sarà breve.? Quando eravamo su facebook avevamo fatto una Discussione dal titolo “L’amicizia, sempre” e io con questa mia lettera vorrei inserirmi un po’ in quel solco. Gabriella [nome di fantasia, ndr], impiegata, ha da poco passato i 30 anni, è una persona a momenti solare e a momenti umbratile, capace di slanci entusiastici e di depressioni cosmiche, animalista convinta, piena di dubbi ma con grandi capacità emotive. Per esempio, ha una nipotina piccola (che lei ama alla follia) con grave handicap psicofisico e pensa che i genitori della bimba – che l’hanno avuta “lo stesso” – hanno fatto un gesto molto coraggioso, ma ogni tanto, vedendo la sua sofferenza inesprimibile, viene presa da mille dubbi. ?Quando era molto giovane si è sposata in chiesa, ma parla del suo matrimonio, da cui non sono nati figli, come di un’esperienza di disillusione durata quattro anni e cominciata proprio il giorno delle nozze. Si separa e, dicendosi inabile a condurre una vita senza amore e, con amici di una vecchia compagnia, s’infila in alcune “storie” che non decollano mai del tutto e che regolarmente naufragano dopo pochi mesi perché “loro” – dice – i maschi, o sono mammoni o sono incapaci di prendere una decisione definitiva con lei.? In ufficio – lavora in una multinazionale manifatturiera – è competente e brillante ma le può capitare di venir sommersa dalle sue depressioni fino al punto di venir richiamata a volte dal suo superiore ad essere un po’ meno negativa. ?Recentemente ri-incontra Giorgio, il suo primo amore giovanile, che nel frattempo è rimasto “libero” e pareva aspettarla al varco.? Il nuovo innamoramento la rende entusiasta e si vede già madre con figli in braccio: una prospettiva che prima, forse anche pensando alla nipotina, le faceva paura. Tutti quelli che la conoscono la vedono bene. Lanciata, più matura e – in un certo senso – finalmente meritevole, dopo tanti fallimenti, di un’esperienza affettiva premiante. Qui viene il mio problema, cioè il punto della mia lettera. Suor Maria, un’amica comune con la quale Gabriella si confida, mi dice che stenta a manifestarle entusiasmo per la nuova prospettiva “perché in una logica di comunione cristiana stride il totale dimenticarsi del primo matrimonio che, per quanto affrontato con superficialità e inadeguatezza, è comunque valido fino a prova contraria”. Inoltre a Suor Maria sembra evidente che la ferita dell’istituzione sia ancora aperta. ?Cosa posso aggiungere io? Che mi sento un po’ diviso. Gabriella è una persona molto autoreferenziale sulle questioni riguardanti l’affettività e da quanto ho capito parlando con Suor Maria, non mi sembra una di quelle persone scrupolose che consulta l’humanae vitae (mi riferisco alle questioni del sesso pre, post e inter matrimoniale… J). Aggiungo però che ha una sua religiosità molto vera e, anche se sui generis, molto intensa. Accompagna a Lourdes i malati, frequenta l’oratorio e ha buoni rapporti con molta gente del suo paese, anche se è chiaro che a tutte queste manifestazioni di religiosità si aggrega come “indipendente”: ogni cosa sembra restare su uno sfondo remoto, uno sfondo non incide sul primo piano scenico della sua affettività. Suor ??Maria sostiene che per lei quest’amicizia sta diventando qualcosa di molto complesso perché stare vicino ad una persona così cercando di proporle un orientamento che salvaguardi sia forma che sostanza è estremamente difficile. Dice “è come se mi trovassi nella condizione di non poter essere un’amica veramente leale perché mi sembra che facilmente la mia amicizia tracimerebbe in connivenza, in faciloneria complice (ma sì, va dove ti porta il cuore…)”. Che devo fare? Questo è l’argomento della mia lettera. Tacere e confortare? Lasciar correre?

A me viene da pensare alla principessa Carolina di Monaco che prima di attendere il pronunciamento della Sacra Rota sulla nullità del suo primo matrimonio con Philip Junot fece comunque tre figli con il marito di cui poi rimase vedova. Come a dire: “Voi ecclesiastici pensateci pure e fatemi sapere: nel frattempo io, nella libertà che Dio mi concede, ritengo in coscienza di poter avviare una nuova vita matrimoniale perché so che la precedente era solamente una questione di facciata perché in realtà quando abbiamo promesso abbiamo mentito”. Tralasciando i cattivi pensieri che vengono in questi casi quando persone ricche e potenti sono coinvolte con la chiesa  – ma che sono i primi argomenti che di solito escono allo scoperto quando si riflette su queste cose…- io, se solo si vede un margine di manovra verso la nullità del primo matrimonio, sarei dell’idea di spingere in tale direzione perché se è vero che questo nuovo investimento affettivo – più maturo, più adulto, più consapevole della responsabilità che implica – vorrà darsi una definitività, immagino il dolore di non poterlo mettere sotto gli occhi e la protezione di Dio per un errore di gioventù. Ne ho parlato con Suor Maria e lei mi ha detto che forse ho ragione io e ha deciso di pregarci sopra un po’. Ecco, siamo a questo punto, che ne dite? C’è una verità da ritrovare e una opera di misericordia da assolvere (consigliare i dubbiosi, anche se il dubbio qui è nascosto bene…).
Attilio
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Caro Attilio,
il punto è che né tu né Suor Maria (a quanto capisco) siete “il padre spirituale” di Gabriella (il direttore spirituale… non so come chiami l’accompagnamento spirituale). Immagino bene che Gabriella non abbia “direttori spirituali” ma intendo sottolineare che né tu né la “sorella” avete la responsabilità di dare un consiglio così imperativo che, in qualche modo il non seguirlo, porti a una rottura. Se viene da te un tuo amico con un grosso problema di salute tu cosa fai? Lo mandi da un medico, il più bravo che conosci. E se tu sei medico? A maggior ragione lo mandi da un altro medico (a quanto mi risulta in genere un chirurgo cerca di non operare un proprio parente stretto…). Perché? perché tu sei lì come amico non come medico. L’amicizia dà una parità, una simmetria, un’uguaglianza, che ti mette (vi mette) nella libertà assoluta. Se tu e Gabriella siete veramente amici lei non dovrebbe meravigliarsi che il tuo consiglio vada in un certa direzione. Lo accetti, non lo accetti, ne faccia quello che vuole…  la vostra amicizia non cambierà. Nel brano di Come Gesù che copio sotto scrivo: “Dare la vita per gli amici non vuol dire sostituirsi a loro. Vuol dire dare loro la parte più vera di noi. Cioè lasciarci conoscere e amare.” Invece la preoccupazione che vedo in te e Suor Maria mi fa pensare che vi sentiate “responsabili” di fargli conoscere la dottrina della Chiesa in proposito. La dottrina della Chiesa va fatta conoscere ma nei casi difficili – soprattutto nei casi difficili… – bisogna indirizzare a qualche esperto. E magari accompagnare l’amica prima, dopo e durante l’incontro. A Gabriella potresti dire: “Cara Gabriella ti dico quello che farei al tuo posto e spero proprio che per il rapporto di amicizia che c’è tra noi tu ti sentirai libera di fare quello che vuoi. Sai che io sono cattolico quindi per me la questione del tuo precedente matrimonio non è chiusa. Perché non chiedi consiglio a don Aldo (il parroco)? Anzi, visto che il tuo precedente matrimonio è stato a dir poco una cosa molto complicata, ti dico che io andrei a parlare con un avvocato rotale, gli spiegherei bene la mia situazione, e così lui mi direbbe se il mio matrimonio potrebbe o meno essere dichiarato nullo. Non sai cos’è un avvocato rotale? Sono gli avvocati che sanno portare avanti un processo canonico. Non ne conosci nessuno? Te ne presento uno io, anzi ti ci accompagno”.  E così via. Cioè Attilio se tu fossi nella situazione di Gabriella che faresti? La parte più vera di te cosa farebbe?  Gabriella, se è amica tua, ha bisogno della compagnia di quella. E non può rompere l’amicizia se quella parte non va dove vuole andare lei. E se tu andassi da lei perdendo te stesso, in ogni caso avrebbe perso un amico perché non saresti più tu (la parte più vera di te) a stare con lei.
Mauro Leonardi
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“Amicizia e direzione spirituale sono due cose diverse. Non bisogna dimenticare che l’amicizia è una relazione paritaria, di reciprocità, mentre la direzione spirituale non lo è, anche se certamente l’amicizia di un cristiano veramente cristiano e veramente amico presenta molto aspetti di continuità con la direzione spirituale. Perciò se parlo con i miei amici del mio rapporto con Dio non lo faccio per ricevere o dare consigli, perché la confidenza che ho con loro non è dello stesso genere di quella che ho con il mio direttore spirituale. L’amicizia non è dare consigli. (…) L’amicizia è condivisione. (…) Condividere, farsi compagnia con tutti i propri limiti, senza preoccuparsi di mostrarsi migliori o di nascondersi. Ci facciamo solo compagnia vivendo la nostra vita e cercando di essere noi stessi. (…) La vita non è facile per nessuno. Ognuno ha i suoi pesi e le sue battaglie e le più difficili sono quelle che combattiamo dentro di noi e da soli. Non è amicizia caricare i propri pesi sulle spalle dell’amico (ma invece spesso carichiamo sulle spalle del nostro direttore spirituale tanti nostri pesi). E neppure caricarsi sulle proprie i pesi dell’amico (ma se siamo direttori spirituali tanti pesi degli altri dobbiamo caricarceli). Questa seconda cosa poi può essere anche più difficile della prima. Eppure è chiaro che dare la vita per gli amici non vuol dire sostituirsi a loro. Vuol dire dare loro la parte più vera di noi. Cioè lasciarci conoscere e amare. Ed essere disposti a conoscere e ad amare quello che l’altro ci offre di sé. A volte ci sono amici che sembrano voler fare di tutto per farsi del male. E noi siamo lì a raccogliere le loro confidenze: come amici intendo, non come direttori spirituali. Io, quando mi succede, mi sento una cosa sola con l’amico e mi sento in colpa come se fossi io in prima persona a vivere quel male che mi racconta. E mi sento tradito da quel suo farsi del male, non perché credo che l’altro mi debba qualcosa, ma perché mi fa arrabbiare. E mi sento impotente perché nulla posso fare se non lasciargli lo spazio che vuole perché se lo prenda quando vuole ed essere disposto a che questo spazio rimanga vuoto. Succede. E’ bello essere casa per i propri amici. E riposo. E compagnia. Anche se può non piacere rimanere una casa vuota che aspetta e che raccoglie, e che a volte raccoglie solo spazzatura o avanzi. Che poi uno lo sa che magari quegli avanzi sono la cosa più bella che può custodire ed è un privilegio poterli raccogliere. Ecco, tutto questo con la direzione spirituale c’entra ben poco, perché un direttore spirituale i consigli li deve dare. E’ vero che in senso generico nell’amicizia ci si danno dei “consigli” ma appunto per questo bisogna aver presente che il consiglio di un amico non è come il consiglio del direttore spirituale (…). Il consiglio di un amico è il suo punto di vista, che può servirmi da spunto, oppure non servirmi a niente. Parlare con lui è una cosa bella in sé stessa, perché è bello avere qualcuno che mi ascolta e che mi dona il suo punto di vista, ma il senso del confidarsi dell’amicizia non sta nel consiglio che ricevo dall’amico, ma nell’ affidargli qualcosa di mio e nel suo custodire la mia confidenza. E che questo avvenga vicendevolmente. (…) Nell’ amico non cerco né una guida né una luce. Cerco compagnia. Poi magari a volte mi si accende anche una luce. Ma non vado dall’amico per farmi dire cosa fare o farmi confermare nelle mie scelte. Quello, per le cose del mio rapporto con Dio, per la mia vita interiore, lo faccio con il direttore spirituale. Che per ciò ha una grazia tutta particolare che l’amico non ha. Così come il direttore spirituale non ha la grazia tutta particolare che ha l’amico. La grazia dell’amico è quella di stare sul mio stesso piano, dell’essere immischiato nella mia stessa vita, del condividere.” (Come Gesù, pp. 199-201)

86 risposte a “LA LIBERTA’ E LA VERITA’ NELL’AMICIZIA [data originale 15.11.2011]”

  1. Anonymous ha detto:

    Caspita che argomento difficile!!perchè le persone come Gabriella sono le più “diffuse” e le più difficili da seguire,anche come amici,…perchè in fondo…non ne sentono il bisogno!!!(non mi addentro nel tema del direttore spirituale perchè ovviamente non lo sono!!e presumo che Gabriella lo possa considerare un retaggio di epoche oscure di non autosufficienza e sviluppo culturale dei singoli…tipo il medioevo..!!)In una vera amicizia è necessaria una certa apertura,un cercar insieme un qualcosa… non già avere tutto risolto e in tasca!!anni fa mi toccò svolgere come compito in classe,una riflessione di questo tenore,proprio sul senso dell’amicizia..(quando ancora esisteva il defunto tema di riflessione!!!)”la tua verità?tienitela!!la verita’?…vieni con me a cercarla!”(Machado)
    Voglio insomma dire che non è possibile vera amicizia(e purtroppo neanche vera fede,dato che poi anche essa è rapporto di amicizia con Dio!!!)se la persona è troppo autoreferenziale e autosufficiente…certo non si cambia a furia di discussioni,ma è la vita stessa che con le varie esperienze,si incarica di farlo(o meglio è Dio che non si stanca di starti dietro)…
    Suor Maria può dire la sua,anzi DEVE dirla..ma poi…si tratterà di aspettare in silenzio(magari pregando) una eventuale maturazione di Gabriella e presa di coscienza della precarietà o superficialità di certe scelte…
    “ci sono difficoltà che puoi risolvere e altre che..ti risolvono,nel senso che ti aiutano a maturare” e( in certi casi non c’è purtroppo nessun altro modo per farlo…)Non voglio dire che Gabriella si troverà malissimo,magari raggiungerà un certo equilibrio per anni,ma succederà che senta insoddisfazione,una certa tristezza…insomma…che diventi più “recettiva”..
    Ci sono momenti in cui uno si sente a posto,perfettamente in grado di dirigere la sua vita e superbamente sicuro delle sue scelte e in quei momenti…niente riesce a raggiungerlo e a scalfirlo!talvolta è anche una difesa,un non voler ascoltare cose che potrebbero far soffrire o metter in crisi…ma arriva ANCHE il momento in cui,si “matura”..
    c’è un tempo per ogni cosa e all’amico tocca aspettarlo e coglierlo…vorrei chiarire quello che ho detto,riportando delle parole che mi hanno aiutato a riflettere tempo fa,proprio sul tema dell’amore coniugale che spesso fa soffrire,ci mette davanti a tanti limiti e ci mostra tutta la nostra e altrui fragilità….
    “Dio ci ha creati più fragili di ogni altro essere vivente,ma capaci di ricevere più di tutti.Ci ha fatti bene!Ci dice:ti creo con una potenzialità meravigliosa,ma non te la dò in un colpo solo.Ti creo in modo tale, che ti sorprenderò mano a mano.La tua vita sarà piena di sorprese,e in queste capirai sempre più profondamente che sei fatto per qualcosa di molto grande.Ti lascerò vulnerabile di fronte all’amore,perchè tu possa reagire e ogni volta reagendo,tu possa capire qualcosa in più della grandezza cui sei chiamato…” don Noriega(vicepresidente Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di studi sulla famiglia)

  2. stefania perna ha detto:

    Sarei l’anonimo precedente…che ha finalmente capito… come uscire dall’anonimato!!!!

  3. Monica ha detto:

    La questione posta da “Attilio” è davvero interessante. Ed io fondamentalmente sono d’accordo con te, don Mauro, quando dici che gli amici non sono “direttori spirituali”. Però. Io in questa tua affermazione, don Mauro, vedo soprattutto salvaguardata la libertà assoluta di ciascuno: noi porgiamo quel che a noi sembra il meglio da dare a un altro, e l’altro (mio figlio, i miei studenti, il collega di lavoro, …) è davvero libero di accettare quel consiglio, di meditarlo ed entrare in dialogo con noi a questo livello, quando vorrà e quando capirà. E questo, fin da subito: si capisce già dallo sguardo se l’altro sta prendendo seriamente in considerazione quello che stiamo dicendo, oppure no; e allora gli vien voglia di porre domande, o giuste obiezioni, tese però non a “giustificarsi”, ma a voler capire veramente insieme.
    D’altra parte, un’amicizia penso che possa nascere da tanti spunti diversi, ed è vero che una dote fondamentale dell’amico è quello di “farci sentire a casa”. Ma, comunque parta l’amicizia, se non si nutre di questo dialogo su ciò che conta, che amicizia sarebbe? Per me l’amicizia è tutta materiata di questo indicarsi reciprocamente il meglio (una volta io, una volta l’amico, e così via…). L’amicizia è libertà “di” aiutarsi al meglio, mantenendo ininterrotto il dialogo con il “meglio” di noi (non solo le nostre risposte, ma spesso proprio le nostre domande!) . O almeno: io gli amici più cari li cerco per questo… Mi sento libera con loro di mettere a tema gli argomenti che mi bruciano di più, proprio perché con loro non mi sfogo e basta, ma so che mi stimano nel cammino che desidero percorrere, e insieme cerchiamo di capire come poter camminare di più…

  4. eli galli ha detto:

    Scusate,pensavo alle mie amiche “Gabrielle”, con più di 30 anni.”Gabrielle” che hanno già sofferto abbastanza. Gabrielle che ora incontrano”Giorgio, il suo primo amore giovanile, che nel frattempo è rimasto “libero” e pareva aspettarla al varco.
”. La prima cosa che voglio per la mia amica è che sia felice, anche poco,anche non ex Humanae vitae. Ma vederle fare progetti,sognare, essere le solite squinternate-generose-indipendenti. Io vedo la loro felicità. E vedo che me la raccontano, vogliono che io sia felice con loro, a modo loro, come loro sanno essere felici. Lo sanno che Ok non è una felicità ex Humanae vitae, ma è felicità, è quella per loro possibile in quel momento e mi chiedono di coglierla con loro come se volessero che io facessi loro una foto di quel momento di vita. Non lo so ma a volte (per amore, certo Attilio,per amore, penso che tu e Suor Maria vogliate bene a Gabriella)ci facciamo prendere da un’ansia da competenza, da risolutori di problemi che è propria più dell’esperto e del Direttore Spirituale (la competenza e la soluzione, non l’ansia). Un’ultima cosa , la felicità non è solo piacevole ma anche foriera di serenità e quando si è sereni si è più capaci di vedere e di vedersi ed allora una Gabriella felice ti verrà a cercare e troverà Attilio e anche i suoi buoni consigli (se li vorrà), se no troverà solo Attilio-felice per lei. Credimi non è poco. Chi trova un amico trova un tesoro, non un’enciclopedia-enciclica. Don Mauro, glielo dico un’altra volta: che bello il libro e grazie per le occasioni che ci dà di conoscere storie-persone tanto ricche.

  5. Mauro Leonardi ha detto:

    Nella sezione “01.Nelle nostre discussioni vorrei parlare di…” Eli Galli propone per il futuro di approfondire l’annullamento del matrimonio. Forse è bene che dica due parole qui dal momento che Attilio nella sua lettera ne parla. Dico le cose più essenziali.

    1) Significativamente Eli Galli dice “annullamento”. E’ quello che dicono tutti. In realtà “l’annullamento” del matrimonio per la Chiesa Cattolica non esiste. Esiste la “dichiarazione di nullità” e non è un gioco di parole. Per il vangelo e per la genesi (e quindi per la legge naturale) il matrimonio è indissolubile, cioè dura finché la morte non separa i due coniugi. Può avvenire che per fondati motivi si ricorra al tribunale ecclesiastico per verificare che un certo matrimonio – che è avvenuto – si sia compiuto con tutti i requisiti di validità. Per esempio che i coniugi fossero liberi, che sapessero quello che facevano, ecc. ecc. In questo caso ci può essere una “dichiarazione di nullità”, cioè la Chiesa non “annulla” un matrimonio ma dichiara (prende atto…) che quel matrimonio che sembrava esserci, in realtà non c’era.
    2) E’ importante avere chiaro che gli uomini non possono sciogliere quello che Dio ha unito. Cioè, se il matrimonio esiste nessun potere umano lo può rompere. Non avviene come nei processi umani. Le parti non si possono “mettere d’accordo”. Possono solo studiare quanto è avvenuto.
    3) Per questo bisogna essere molto cauti nel dire a qualcuno “stai tranquillo: certamente, per quello che mi dici, il tuo matrimonio è nullo” . In realtà, in genere, è proprio vero il contrario. Basti pensare che in genere si giunge al matrimonio con un corso di preparazione alle spalle che dovrebbe garantire che certe cose sono state spiegate…so benissimo che questo non è sufficiente, ma è imprudente pensare che la cosa “più normale” è che quando due persone si sposano in realtà non si siano sposate. In genere, quando due persone si sposano, “si sposano” (scusate il gioco di parole).
    4) Questo non significa che se il mio amico o la mia amica mi dice “io sono convinto che il mio matrimonio non sia mai esistito (cioè è nullo)” io debba dire “sicuramente ti sbagli”. Ciascuno ha la propria coscienza e io non posso stare a sindacare. Quello che posso, è consigliare – come farei per qualsiasi altra cosa importante della vita – di rivolgersi a un esperto.

    Grazie!

  6. Anonymous ha detto:

    Bisogna ricordarsi, quando si assiste ad un matrimonio, che subito dopo lo scambio degli anelli la formula dice “Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce”. Quante volte anche tanti anni fa quando facevo il chierichetto, mi sono trovato a rispondere da solo “Amen”, come sarebbe previsto dalla liturgia, e come quasi tutti si dimenticano di dire… Sembra quasi che ci si voglia tenere una porta aperta…
    Perchè Amen vuol dire Sì, è così, e così sia! ovvero una specie di conferma personale di tutti i presenti.
    Sono rimasto molto colpito una volta dalla celebrazione di un matrimonio in Tirolo, a cui ho partecipato per caso (cercavamo una messa feriale e l’abbiamo trovata =)) dove ero in viaggio di nozze. Lì tradizionalmente c’è l’usanza che tutti gli uomini presenti alla cerimonia ad un certo punto si alzano e dicono ad alta voce e con il braccio alzato come ad un giuramento, una preghiera di benedizione e di protezione del matrimonio, o qualcosa di simile (era tedesco e non ho capito bene…). A me è parsa una bellissima immagine del fatto che la nuova coppia viene “presa in carico” dalla comunità, dagli amici, come a dire: la vostra felicità non è solo roba vostra… noi ci siamo.
    Mi commuovo ancora solo ricordandolo…

  7. Anonymous ha detto:

    Caro don Mauro e cari lettori del blog,
    ho letto questa discussione,il tema è ampio,profondo,bello e al contempo carico di riflessioni…e proprio il fulcro del suo pensiero,Don Mauro :
    ” La grazia dell’amico è quella di stare sul mio stesso piano, dell’essere immischiato nella mia stessa vita, del condividere.” si accompagna a numerosi dubbi su come tradurre in pratica questa condivisione,senza lasciarsi vincere dalla tentazione di scuotere e “salvare” l’altro, in particolare quando l’altro non è solo un amico ma un parente,una persona prossima,sorella o fratello che si è visti crescere e le cui debolezze ci sono quasi più evidenti delle nostre. “Perché tu sei lì come amico non come medico. L’amicizia dà una parità, una simmetria, un’uguaglianza, che ti mette (vi mette) nella libertà assoluta.” Si dice che anche tra fratelli e sorelle deve esserci amicizia ma è la stessa che qui si intende? Perché il sentirsi responsabile soprattutto quando sono più piccoli è una cosa naturale. Come anche il tono imperativo. O come non riuscire a dare il consiglio e rimanere distaccati e dire io sono qui. È difficile con i veri amici che appunto, diventano i fratelli che scegliamo, ma come si fa quando si tratta di un fratello di sangue piu piccolo? Si deve avere lo stesso atteggiamento?
    Poniamo il caso che una sorella piu piccola all’incirca di 20 anni un bel giorno comunica di essere fidanzata con un uomo di 40 anni, come si fa a manifestare solo lo sconforto o il disaccordo e rimanere fermi? E se anche si provasse a consigliare di andare da un sacerdote ma ciò non venisse seguito come bisognerebbe comportarsi? Quella parità tra amici come va affrontata? La rabbia nel vedere chi ami farsi del male è tanta da non far rimanere distaccati. Si può acconsentire al discorso “ma si l’amore non ha età?”
    Chiedo scusa anticipatamente se dovessi tardare nel leggere e commentare eventuali risposte ma non ho sempre internet a disposizione,grazie comunque per l’attenzione e per la possibilità di discuterne.

  8. fefral ha detto:

    la parte più difficile dell’amicizia è proprio amare l’altro con la sua libertà anche quando questa libertà lo porta a scelte che noi non condividiamo o di cui vediamo chiaramente (spesso con molta più lucidità di lui) le conseguenze negative.
    Trovare l’equilibrio tra il dovere che abbiamo di mettere in guardia l’amico quando lo vediamo sbagliare e il non poterci sostituire a lui nelle sue scelte è difficilissimo, e logorante. Soffriamo per lui e non possiamo far altro che ascoltarlo e dirgli il nostro pensiero senza pretendere che però ci ascolti e faccia quello che gli consigliamo.
    Mi è capitato di trovarmi dall’altra parte, di essere io quella che doveva prendere delle decisioni difficili e avere di fronte amici che si prodigavano nel consigliarmi per il mio bene. In quei momenti le uniche persone da cui mi lasciavo consigliare erano quelle, pochissime, che sapevo mi volevano bene per me stessa e non per quello che facevo, e me ne avrebbero voluto anche se avessi fatto il contrario di ciò che mi dicevano. Anzi da questi pochi cercavo consiglio prima ancora che me lo fornissero loro.
    Mi è servito questo per quelle volte in cui mi sono trovata dall’altra parte. Nell’amicizia quello che conta davvero è la condivisione della “parte più vera di noi”. Aprire la porta del nostro cuore, essere disponibili a che l’altro entri ma anche che decida di non farlo. Ed entrare nel cuore dell’altro solo se lui ci apre la porta, senza forzarla. Solo se c’è davvero un rapporto così (ed è un rapporto raro e prezioso) allora siamo legittimati a dare consigli. Perchè non di consigli si tratterà ma di condivisione delle cose più vere. E l’amico deve sentirsi, ed essere davvero, libero di prendere da noi ciò che di noi vuole. Altrimenti non di amicizia stiamo parlando ma di qualcos’altro.
    A volte, spesso, ci tocca aspettare con la porta del cuore aperta senza che l’amico l’attraversi. E’ difficile e fa male. Ma l’amicizia non è caricarsi sulle spalle i pesi dell’altro. Non è risolvere i suoi problemi. Non è sostituirsi a lui nel portare la sua croce. Ma essere disposti a fargli compagnia. E lasciare che ci faccia compagnia.
    Se questo c’è davvero allora si potrà dire all’amico “guarda che secondo me stai facendo una cazzata” perchè lui sa che non giudichiamo lui per la cazzata che secondo noi sta facendo. E saprà che il giorno che guardandosi indietro si pentirà della scelta che ha fatto non troverà qualcuno a dirgli “te l’avevo detto io” ma la stessa compagnia che c’era prima

  9. Caterina Banagni ha detto:

    Carissimo Anonimo, io credo che sia ad amici che a fratelli il consiglio migliore che posso dare è quello di dire come mi comporterei io in quella situazione, accettando poi comunque la scelta che verrà fatta e rispettandola, senza giudicare né mostrare disappunto se non verrà seguita, perché il rispetto per la vita degl’altri non deve mai venire meno, anche se a volte fa soffrire veder fare scelte sbagliate (secondo noi) a persone che ci stanno a cuore. La vita è sua e non posso pretendere che la viva con le scelte mie, però devo essere vera nel dare quel consiglio, ed esserci sempre nel momento del bisogno.

  10. Mauro Leonardi ha detto:

    Posto qui una mail che gli amici di facebook avevano già visto. Mi sembra un commento meraviglioso a quanto Fefral ha scritto sullo stare vicini. Questa suora non fa quello che non può (ammettere all’eucarestia) ma fa tutto quello che può, suonare (e probabilmente anche molto di più!).
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    Visto che Attilio parla di Suor Maria (nome di fantasia) racconto la mia storia, una storia vera in cui c’è una suora vera che mi ha insegnato cos’è l’amicizia. E’ la mia storia e per questo chiedo a don Mauro che sia lui a pubblicarla. Venti anni fa ho conosciuto un uomo, separato da 5 anni. Era stata la moglie a lasciarlo, dopo 10 anni di matrimonio e dopo averlo tradito. Ci siamo innamorati e dopo 5 anni di fidanzamento, ci siamo sposati civilmente. Ed è questo il mio grande dolore. Io ero al primo matrimonio. Ho sempre avuto molta fede, grazie a Dio. Appartengo ad una famiglia cattolica, gente onesta. Eppure la mia Chiesa mi impedisce il matrimonio religioso e non mi ammette all’eucarestia….. le sembra giusto? Quante contraddizioni nella mia Chiesa…..che apre le sue porte ad alcuni “personaggi”, con tutti gli onori e rifiuta me e mio marito…perchè?

    Non so se sono chiara… scrivo di getto, avvertendo una profonda emozione….credimi don Mauro il dolore è veramente lacerante. Ti racconto un’ultima cosa: quando ci siamo sposati, dopo il rito civile in municipio, siamo andati subito dalla mia insegnante di pianoforte, una suora meravigliosa, per avere la sua benedizione….ci aspettava nella cappella dell’istituto e appena si accorse che stavamo arrivando, cominciò a suonare all’organo la marcia nuziale…..è stato il regalo più bello…. è stata lei la nostra Chiesa,quel giorno!

    Tano per chiarire quella suora era una suora all’antica, che ha continuato a portare la veste lunga alla caviglia e non capiva le giovani sorelle che l’accorciavano. Non una contestatrice …. ma piena d’amor di Dio. Tutto quello che faceva era in Suo Nome!

  11. Cecilia Pia ha detto:

    E’ bello, molto significativo ciò che ha fatto la suora all’antica (suonare la marcia nuziale)..ma mi domando: a parte che non mi pare che una suora abbia la facoltà di ammettere all’eucarestia (magari un prete)come dice lei fra parentesi; e poi mi chiedo, con tutto il rispetto e l’affetto per chi racconta la sua storia (è per chiarirmi): una suora non dovrebbe, a parole e con il comportamento, custodire e ribadire la Verità, che non è solo della “nostra Chiesa”..ma è di Gesù, che per primo parla di indissolubilità del matrimonio. Quindi in fondo suonare la marcia nuziale equivarrebbe a dire “la Chiesa non è d’accordo, ma io sì, sono dalla tua parte”.. cosa che da una suora non mi aspetterei, nel senso che se fossi suora, pur facendo sentire tutta la mia comprensione e vicinanza, non scenderei a compromessi con un gesto che convalida una scelta sbagliata che ti impedisce di accostarti ai sacramenti. Non so se si è capita la mia perplessità..se uno è in stato di peccato, glielo DEVO dire, rimanendogli vicino per aiutarlo a capire e accettare..ma non posso permettere che un mio comportamento allontani da quella che è la verità sulle cose. Grazie a tutti!

  12. Cecilia Pia ha detto:

    scusate, quando dico “come dice lei”, alla 3° riga, leggete “come dice don Mauro”.

  13. Daisy ha detto:

    Mah… io sono profondamente d’accordo con Cecilia Pia…Cercare la benedizione di una suora (amica… ma va perchè è amica o perchè è suora?)mi sembra già un po’ sopra le righe… benedizione vuol dire… dire bene di… non riesco a capire che benedizione si cerca in una situazione non solo non benedetta da Dio, ma addirittura condannata.Oppure il Vangelo non conta più? Gesù su questo argomento è stato chiarissimo… Io non cerco benedizioni da nessuno dentro i miei errori,non la voglio questa benedizione…è moneta falsa!!! Ma che voler bene è benedire l’errore… perchè questo la suora ha fatto!!!!nell’errore non c’è benedizione finche non è causa di una conversione… di una inversione di marcia nella mia vita. E’ nella consapevolezza dell’errore che trovo benedizione. Ma insomma… non possiamo adulterare la parola di Dio solo perchè il tipo o la tipa è nostra amica/o…
    Fefral nel suo commento scrive :Se questo c’è davvero allora si potrà dire all’amico “guarda che secondo me stai facendo una cazzata”… ma mica si benedice la cazzata… Oppure, se c’è amicizia sì? …E se invece di un matrimonio civile fosse stato un aborto, questa suora avrebbe ugualmente festeggiato o quantomeno accompagnato, appoggiato solo perchè era la sua amichetta a farlo…?! io non ci capisco più niente… ma come?… qui ognuno se la canta e se la suona.
    La cosa che a me arriva autentica, nel senso di coerente a questa situazione, è il dolore che questa donna prova per non poter ricevere l’Eucarestia e secondo me è dentro quel dolore che deve lavorare, restarci aggrappata perchè è lì che incontra Gesù, dentro quella nostalgia, dentro quella fame… Il resto… scusatemi… ma è solo buonismo

  14. Anonymous ha detto:

    quella donna che ha sposato un divorziato,che non si sente in peccato,che sente sempre accanto Dio e il suo Angelo Custode in qualunque cosa faccia, che non può fare a meno dell’Eucarestia e non ha mai avuto paura di avvicinarsi all’ostia consacrata che le dà una gioia infinita e un’immensa serenità,che riesce ad affrontare tutti i momenti difficili con l’aiuto di Dio…..e Lui c’è sempre…..chiede scusa a chi la condanna….e ringrazia Dio x aver messo sulla sua strada quella suora meravigliosa che adorava Cristo e tutti i suoi alunni,belli o brutti che fossero,buoni o cattivi che fossero,e aveva una parola buona x tutti, ed era pronta a capire ed aver compassione di tutti ,anche di quelli che erano rei del peggior peccato,chiedendo solo che amassero Dio. Chiedo scusa se con queste parole ho suscitato l’indignazione di qualcuno, ma io so che la mia insegnante suona l’organo per Dio ora che è Lassù,così come ha fatto quel famoso giorno serena domenica a tutti!

  15. Pina ha detto:

    forse ho un po’ esagerato…..certo non perdonava o giustificava il peccatore,ma lo accoglieva nella sua preghiera.

  16. Mauro Leonardi ha detto:

    Gli interventi di Cecilia Pia e di Daisy (a proposito, grazie a entrambe!) mi obbligano a qualche puntualizzazione.
    In primo luogo ricordiamoci l’argomento della Discussione: come vivere la relazione quando il nostro amico prende una decisione che non condividiamo assolutamente (per il suo bene). Questa non condivisione può nascere da un motivo morale, ma non solo. Per esempio può riguardare un importante aspetto di lavoro, o di salute. O quant’altro.
    Il caso che stiamo esaminando quindi ha la prospettiva del come vivere l’amicizia. Detto questo preciso alcuni aspetti delicati che riguardano la fede.

    Ammettere alla comunione le persone ri-sposate

    Per persone “risposate” intendo tutte quelle che si trovano in situazioni irregolari. “Irregolari” è una brutta espressione (e statisticamente è anche non vera) ma è quella che usa il Vicariato di Roma (che è la mia Diocesi) per indicare la situazione di persone che non sono canonicamente sposate: separati, conviventi, divorziati risposati, ecc. ecc.
    Nessuno può dare l’eucarestia a persone in questa situazione. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II ci fu un periodo di tensione tra il Papa e la Conferenza Episcopale Tedesca proprio a questo proposito. I tedeschi volevano che in certi casi i ri-sposati venissero riammessi ma il Papa disse che non si poteva, e che nessuno poteva farlo. Fu proprio l’allora cardinale Ratzinger a ribadirlo. Il motivo è che il matrimonio è quel “mistero grande” di cui parla san Paolo (Ef 5) cioè è simbolo (sacramento) del rapporto che Cristo ha con la chiesa. In questo senso rompere l’indissolubilità rompe oggettivamente tale senso, per cui a chi si trova in questa situazione non è possibile l’accesso all’eucarestia. Non può farlo il Papa (quindi neanche una suora o una prete).

    Ma se uno è in stato di peccato glielo devo dire

    Mi sembra che si evinca perfettamente dalla lettera che l’autrice conosce benissimo la dottrina della Chiesa in proposito. Ma nessuno di noi, cioè nessuno esterno a lei, può dire che è in peccato. La Chiesa non dice che è in peccato, dice che nella situazione in cui si trova (per i motivi che ho appena menzionato) non la può ammettere all’eucarestia. Chi dice se una persona è o no in peccato non è mai la Chiesa ma la coscienza della persona interessata, e Dio. Questo non è un gioco di prestigio ma una cosa molto importante. Ricordiamoci che perché ci sia peccato esiste la necessità di tre elementi concomitanti: l’azione oggettiva, la piena consapevolezza e la piena libertà (volontà). Il secondo e il terzo elemento possono essere giudicati solo dall’interessato. Una persona esterna può vedere solo ciò che vede dell’azione esterna: tu vivi coniugalmente con una persona sposata che è sposata con un’altra. Vabbé direbbero forse Cecilia Pia e Daisy, che differenza c’è? La differenza c’è eccome perché le persone interessate possono ritenere che il matrimonio precedente sia nullo (cfr. post di qualche giorno fa sulla questione). La Chiesa per accettare pubblicamente questa posizione soggettiva ha bisogno di un processo canonico ma un’amica non è chiamata a questa giudizio. Benedetto XVI ama citare spesso una famosa frase del Beato John Henry Newman che nella Lettera al Duca di Norfolk scrive “Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo — cosa che non è molto indicato fare — allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa”. Un’amica deve rispettare la coscienza di tutti come chiede a tutti di rispettare la propria. Un’amica non può dire “fai la comunione lo stesso”, ma un’amica non può neppure dire “tu sei in peccato”. Al limite, se si accorge che l’interessata non conosce la dottrina della Chiesa in proposito, e che ha voglia di ascoltarla, gliela può spiegare. Ma non può dirle – soprattutto in questa situazione – fai peccato.
    (continua)

  17. Mauro Leonardi ha detto:

    (continua)
    Se uno è in stato di peccato glielo devo dire

    Sono già arrivato al terzo punto della questione. Se un amico mi chiede cosa sia peccato ecc. ecc. io glielo posso spiegare e magari, parlando, lui mi racconta quali sono i suoi pensieri intimi, le sue volontà intime, e possiamo scoprire che effettivamente lo è. Ma mai e poi mai posso essere io a dire che lo è. Questo è il motivo per esempio per cui da molti anni la chiesa fa i funerali religiosi ai suicidi (cosa che un tempo non avveniva). Il suicidio è un’azione che contraddice oggettivamente il 5° comandamento ma nessuno può conoscere la coscienza del suicida.

    Suonare la marcia nuziale vuol dire “la Chiesa non è d’accordo ma io sì”

    Quest’interpretazione mi sembra arbitraria. Oltretutto dal contesto mi sembra chiaro che la nostra suora suona per loro due, in privato, non dinnanzi a una chiesa gremita dove i due entrano. “Ci aspettava nella cappella dell’istituto e appena si accorse che stavamo arrivando, cominciò a suonare all’organo” mi dà proprio l’impressione di un gesto di amicizia privato. Concordo (in parte) con Cecilia Pia se il gesto della suora fosse pubblico ma invece mi sembra proprio qualcosa di molto personale, intimo, amicale. Mettiamoci ben in testa che l’affiancamento delle coppie “irregolari” è qualcosa che sfida profondamente la Chiesa d’oggi, e io vedo l’amicizia vera come una strada importantissima di prossimità. Siamo amici e magari preghiamo assieme. E’ vero, non puoi fare la comunione, non puoi confessarti, ma c’è anche altro. Gesù a noi chiede di dare il bicchiere d’acqua a chi è assetato, non di risolvere il problema della siccità nel mondo (anche se chiede di usare l’intelligenza per costruire gli acquedotti).

    Mi sembra chiaro quindi che, sempre più spesso, vivere l’amicizia significa saper fare dei distinguo non proprio banali (e che richiedono dei post un po’ lunghetti…)

  18. PINA ha detto:

    POST BREVISSIMO E BANALE,MA SINCERO E ISTINTIVO: :D

  19. Daisy ha detto:

    Ma pensa te… ed io che mi sto facendo tanti problemi se iniziare o no una relazione con un divorziato..Perchè anche io mica mi sento di fare qualcosa di sbagliato, però sì forse ascolto più quello che dice la Chiesa invece che quello che ho dentro al cuore. Pina da come ho capito prende pure la comunione. Forse è possibile allora… Grazie!!!!

  20. Anonymous ha detto:

    Scherzi vero, Daisy?
    Se sì, rido con te =)
    Se no, rileggi, perchè potresti aver frainteso don Mauro (e immodestamente, anche me)…
    L’argomento è delicato

  21. eli galli ha detto:

    Volevo raccontare una cosa: sono catechista per i battesimi, nel senso che incontro le coppie che vogliono battezzare i figli. Vi racconto questo incontro: arrivo a casa della famiglia, trovo una giovane ragazza, un bel pupone e tre altri figli adolescenti e vari amici della coppia, e altri bambini e ragazzi amici dei figli. Manca il marito. Mi precisa la ragazza che non è il marito, che questo è il loro bambino e che i tre figli sono del marito. Vivono, i ragazzi, con loro. In ritardo, arriva il compagno. Decisamente non gli sono simpatica, soprattutto per il ruolo di Chiesa che rappresento. La compagna, comincia a dialogare con me. Dice che lei si sente amata dalla Chiesa e da Dio. Interrompe lui, mi guarda dritto e mi dice di non dire stupidaggini, la Chiesa “tanto Buona e madre” non gli permette di fare la comunione, lui che non vuole divorziare per motivi dolorosi che non vuole (giustamente!) raccontare a me. E lui, il papà, mi fa questo racconto: il figlio adolescente non vuole fare più la comunione perchè suo papà non può farla e lui risponde: “La devi fare perchè papà non può farla perchè è così che funziona e papà vuole fare come dice la Chiesa, ma tu, quando torni al banco, dopo aver preso Gesù, e ti siedi accanto a me, Lo porti a me, e io ti accarezzo la schiena e così anche io sto con Gesù”. Non è testuale (anche se arbitrariamente l’ho messo tra virgolette) ma credetemi lo ha detto ancora meglio. Ho ringraziato Dio di aver incontrato un Pastore così quel pomeriggio. Siamo tutti un po’ pastori e pecore uno con l’altro. Siamo tutti delle meraviglie, e l’amicizia dovrebbe esaltare quella meraviglia. Altra cosa, Anonimo e io e questo papà e tanti altri che si sono fatti male o a cui hanno fatto male e che sono con Gesù non si sognerebbero mai di augurare il loro dolore a qualcuno (quella è stata la nostra strada), raccontano solo la loro storia intrecciata a quella di Gesù e dei loro e Suoi amici. Daisy…rileggi… rileggiamo…coscienza …Chiesa…amicizia. Lunghetto mi rendo conto (quello che ho scritto e rileggere tutto).Buona domenica

  22. Mauro Leonardi ha detto:

    Per rendere più visibile questo post faccio copia/incolla di questo intervento molto interessante che Anna Maria Marinelli ha lasciato come post sotto “L’invito alla lettura di Pippo Corigliano” (che ha tutto un altro argoemtno)
    ______________
    Da avvocato nello stato italiano ed avvocato nei tribunali ecclesiastici, proverei ad aggiungere alcuni punti per me fondamentali.
    Con il processo di nullità matrimoniale i fedeli cattolici si rivolgono all’autorità giudiziale della Chiesa per ottenere una dichiarazione pubblica che attesti la nullità del matrimonio.
    Tale dichiarazione è l’oggetto principale del processo ma, con l’accertamento del fatto giuridico della nullità, si produce contemporaneamente l’estinzione degli effetti giuridici derivati dal matrimonio che, fino a quel momento, era ritenuto valido.
    Il matrimonio può essere invalido per tre ragioni di cause:
    – innanzitutto l’esistenza di un impedimento al momento della celebrazione;
    – l’esistenza di cause che comportano la nullità del matrimonio per difetto di forma legittima.
    – l’esistenza di cause di nullità del matrimonio in riferimento al consenso; il consenso può essere inesistente se la persona è incapace di emettere il consenso minimo richiesto dalla legge (c. 1095); in altri casi il consenso esiste ma risulta giuridicamente difettoso perché la manifestazione di volontà esterna non corrisponde con la volontà interna della persona (cc. 1906-1103).
    I processi di nullità si possono distinguere in due specie: il processo di nullità matrimoniale ordinario e il processo documentale di nullità matrimoniale.
    Il processo super rato et non consumato è attualmente di competenza della Rota Romana.
    Con il processo circa il matrimonio “rato et non consumato”, invece, le parti chiedono la dispensa al Santo Padre per non consumazione.

    Anna Maria Marinelli

  23. Mauro Leonardi ha detto:

    Daisy io non so se scherzi o meno ma in ogni caso mi hai fatto venire in mente un episodio della vita di San Josemaría Escrivá che adesso vi racconto. Ci troviamo negli anni ’60. Va da lui un suo amico e gli racconta che sta decidendo di rivolgersi alla Sacra Rota per ottenere la dichiarazione di nullità del matrimonio. San Josemaría gli dice: “Pensaci bene perché ti giochi l’anima”.

    Non so che impressione faccia quest’affermazione, se più quella della doccia gelata o del bagno caldo con aromi. Forse più la prima. Ma è la pura verità ed è esattamente in linea con l’affermazione della libertà di coscienza di Ratzinger/Newman. Tutti questi signori (Escrivá, Ratzinger, Newman) ci stanno dicendo che in fin dei conti le questioni sono sempre tra noi e Dio. E’ estremamente interesante sapere, infatti, che una dichiarazione di nullità non “annulla”, cioè se il matrimonio c’è, rimane. E’ questa la differenza tra annullare e dichiarare nullo.
    Quell’amico di Escrivá doveva innanzitutto pensare alla sua anima perché il giudizio del tribunale sarebbe anche potuto essere di nullità ma se il matrimonio c’era, rimaneva. E Dio lo sapeva. (E questo con buona pace di tutti quelli che hanno i soldi e si pagano gli avvocati migliori e si ottengono le nullità andando nei posti “giusti”; e con buona pace di quelli che dicono che la Chiesa è ingiusta perché fa andare avanti i ricchi ecc. ecc.) (ragazzi: quel che conta è il giudizio di Dio perché gli affari son otra noi e Dio…).

    Daisy, se “pensaci bene perché ti giochi l’anima” è vero per uno che pensava di rivolgersi a un tribunale ecclesiastico (degli anni ’60) figurati se non è vero per una che si mette con un signore che al tribunale ecclesiastico manco ci pensa…

    Dopo di che Daisy, se tu mi dici che non sei sposata e che in coscienza il matrimonio del tuo amico divorziato non esiste, l’Eucarestia non te la posso dare ma forse una suora che vi suona (privatamente) la marcia nuziale, la posso anche trovare.
    (Io non so suonare).

  24. pina ha detto:

    piccola precisazione: il mio matrimonio civile non si romperà mai,sarà “indissolubile”, con tutti i suoi alti e bassi,naturalmente presenti tra due persone differenti che si parlano, perchè quella benedizione sonora,quella marcia nuziale con me e mio marito e la mia dolce sr. Maria che suona nella cappelletta dell’istituto, mi ha scolpito nel cuore “nella gioia e nel dolore,nella salute e nella malattia” e sull’altare non c’era un sacerdote….ma Qualcun’altro….Spero un giorno di potermi sposare in Chiesa,confido in Dio! Ciao, Daisy. :)

  25. Cecilia Pia ha detto:

    Ringrazio tutti per le delucidazioni e chiedo scusa se qualcuno si è sentito giudicato, di certo non era mio intento! In ogni caso ho capito una cosa fondamentale e cioè che a volte rischiamo di fare dell’amicizia uno strumento per affermare le nostre convinzioni, cioè alla fine è tutto un cercare noi stessi, una ricerca di conferme a idee e credenze che già ci sono dentro di noi ma che hanno bisogno di essere convalidate o addirittura riaffermate a scapito della libertà di coscienza dei nostri amici..voglio dire che sarebbe bellissimo avere amici che magari la pensano in modo diverso da noi, andarceli quasi a cercare, perchè così l’amicizia è vera e arricchente e mutua.. io ti do il mio mondo tu il tuo..e se mi accorgo che stai sbagliando, e che ti stai proprio per fare del male, provo a dirtelo ma sempre facendo come dice don Mauro più sopra “io glielo posso spiegare e magari, parlando, lui mi racconta quali sono i suoi pensieri intimi, le sue volontà intime, e possiamo scoprire che effettivamente lo è. Ma mai e poi mai posso essere io a dire che lo è.” Ecco, ho capito, e parlo per me, che non è da cristiani cercare amicizie solo per fare proseliti..cioè l’amicizia probabilmente mi porterà a parlare dell’Amore più grande della mia vita ma il fine della mia relazione d’amicizia è L’AMICIZIA! Forse c’eravate già arrivati tutti..ma per me è stato importante leggere i vostri commenti e scoprire questa piccola luce :) grazie!

  26. Anonymous ha detto:

    “non è da cristiani cercare amicizie solo per fare proseliti”

    mi piace!

  27. Mauro Leonardi ha detto:

    Credo che la precisazione di Pina di poco sopra sia molto importante. Mi piacerebbe la mettesse nella nostra zona di Discussioni future – sezione 01 – perché è molto importante mettere in luce come l’indissolubilità, prima ancora di essere dovuta ala sacramento, è una caratteristica intrinseca al matrimonio.
    Potremmo dedicarci ad essa quando penseremo di aver esaurito la nostra Discussione su come rimanere vicino agli amici anche quando non condividiamo per nulla il loro comportamento.

  28. Daisy ha detto:

    Chiedo perdono per aver giudicato.
    Eppur resto basita…
    Con curiosità, ma anche con la testa affollata da dubbi che affiorano prepotentemente da un paio di giorni , aspetto la futura discussione.

  29. Mauro Leonardi ha detto:

    Daisy non so se vuoi metterti in contatto con me. Mi trovi sia su facebook che sulla mail:

    [email protected]

    A disposizione.

  30. Mauro Leonardi ha detto:

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  31. Lidia ha detto:

    Oddio che ansia…bellissimi commenti, tutti! Ma che ansia..
    Io ho un’esperienza che a me pare tragica, ma non saprei, magari rispetto ad altre è tranquillissima…
    I miei genitori non vivono più insieme da anni, ma sono solo separati, non divorziati, mia madre prende L’Eucarestia e tutto perché non ha mai avuto altri legami, né peraltro li cerca, ed è felice così, dopo anni di depressione, però. Aesso però sta bene. è anche vero che mia sorella ed io viviamo con lei…Invece mio papà ha convissuto due volte, e adesso vive da solo. Io e mia sorella abbiamo faticato da morire ad accettare questi due legami di nostro papà, e anzi, alla fine una di queste relazioni si è rotta anche per questo. Adesso però a vedere mio papà che vive da solo mi sento davvero male, e mi dispiace di aver contribuito a far sì che il suo legame precedente si rompesse. Dall’altro lato diciamo che così è in una situazione regolare… Insomma tutte queste faccende matrimoniali “irregolari” sono un disastro, ecco, e spesso non si sa davvero che pesci prendere.
    In sitauzioni tranquille nel senso che non ci sono figli di mezzo è più semplice, ma, con tutto il rispetto per le due signore con cui mio papà ha convissuto, non potevo dire di adorarle. Invece mi sarei dovuta sforzare di più, forse, cercare di non ragionare solo con i dogmi “non è giusto, così non si fa”. Purtroppo l’ho capito un po’ tardi. E del resto tanta gente mi ha detto “guarda che non te ne devi fare una colpa per forza, se ti fa male, non devi accettare tutto per forza”.
    Io capisco che l’emergenza primaria nella chiesa sia con le coppie, però penso che uno scopo pastorale sul quale ci deve assolutamente concentrare, nelle parrocchie etc, siano i figli dei divorziati/separati/risposati. Io parlo per me, ma spesso mi sono sentita abbastanza male, in ambienti cattolici, dove tutti danno per scontato che vieni da una famiglia unita. Mi sembra che il trend stia cambiando, e penso sia positivo, cmq è importante non far mancare il sostegno anche ai figli, ecco :)

  32. Mauro Leonardi ha detto:

    Credo che questo commento sia molto importante per questo blog, perché pone un problema vero partendo dalla propria situazione reale. Non è la prima persona che lo fa.
    Chiedo a Lidia, se vuole, di mettere nella sezione 01 una proposta di Discussione che riguarda i figli delle persone separate/divorziate/risposate.
    Grazie!

  33. Anonymous ha detto:

    Cara Lidia,i figli vanno assolutamente sostenuti! E non ti sentire in colpa perchè avresti dovuto “adorare” le due compagne di tuo padre!! Credo che sia assolutamente naturale provare anche repulsione per chi prende il posto di tua madre..perchè, diciamocelo, c’è anche questo! Oltre al peso per l’irregolarità della situazione, perchè così giovane com’eri non avresti potuto NON ragionare con i dogmi, c’era anche il fardello doloroso di vedere i tuoi genitori separati e tuo padre con altre donne.
    Grazie per avere raccontato queste cose.. Pregherò moltissimo per te e tua sorella, e i tuoi genitori!

  34. Monica ha detto:

    Sono d’accordo con voi, Lidia e don Mauro. Le situazioni irregolari stanno crescendo sempre di più; e la tentazione di archiviare le diverse situazioni in “bianche” o “nere” non accontenta nessuno. E neppure dire che tutto è bianco (o nero).
    Per esempio, alcuni miei colleghi di scuola (io lavoro alle superiori) dicono che ormai essere separati è la norma, quindi “mal comune, mezzo gaudio”. Per i miei studenti, invece, non è così, e anche molto drammaticamente. E per fortuna, direi: il cuore che abbiamo non lo possiamo manipolare solo “perché così fan tutti”.
    E d’altra parte c’è davvero bisogno che qualcuno faccia compagnia a questi ragazzi veramente…

  35. Daisy ha detto:

    @Lidia: Io capisco che l’emergenza primaria nella chiesa sia con le coppie, però penso che uno scopo pastorale sul quale ci deve assolutamente concentrare, nelle parrocchie etc, siano i figli dei divorziati/separati/risposati.

    Sono perfettamente d’accordo con te. Penso che sulla carta ci sia una pastorale per le persone separate/divorziate/risposate. Non so per i figli… Don Mauro, tu conosci qualche parrocchia che si è attivata per questa cosa? Io solo una… quella che ho scelto come mia parrocchia… Perchè è così difficile far partire non dico in ogni parrocchia ma almeno in ogni prefettura questo tipo di iniziativa? E se c’è, perchè viene così poco pubblicizzata?

  36. Mauro Leonardi ha detto:

    Poiché il nostro blog ha l’ambizione d rivolgersi anche a chi è esterno al mondo cattolico, chiarisco che con “pastorale” si intende l’attenzione che la Chiesa ha (o vorrebbe avere) verso ciascuno. Per questo io credo che la prima pastorale sia l’amicizia che ciascuno può fare con ciascuno. Poi viene la pastorale che una parrocchia, un movimento, un istituzione, può organizzare. Veramente credo che l’amicizia sia la sostanza di ogni pastorale e che l’amicizia possa scavalcare ogni ostacolo e gettare ponti dove altre “pastorali” non possono arrivare. Amicizia per divorziati, separati, ecc. e loro figli. E’ il tema della nostra Discussione.

    Quando Daisy parla di “prefettura” bisogna sapere che essa, a Roma, indica un gruppo di Parrocchie. E’ l’unità intermedia tra la parrocchia e la diocesi.

  37. Chiara Ticchi ha detto:

    Cara Lidia, come sai sono anche io figlia di genitori separati. Io credo, avendolo vissuto, che la migliore iniziativa pastorale per i figli dei genitori separati/divorziati siamo proprio noi, i figli(nonostante tutto) “non disillusi” dei genitori separati, che si sono difesi e costruiti giorno per giorno il desiderio di continuare a credere nel matrimonio. La nostra sofferenza ci aiuta ad essere più vicini alle persone che hanno vissuto un’esperienza analoga alla nostra e rende il nostro desiderio di costruire una famiglia più credibile, perchè è un desiderio “sopravvissuto”…
    Ovviamente tutto questo non basta ad identificare “un’iniziativa pastorale” ma credo che possa essere un buon inizio e, ancor più, credo che sia importante la visione di questa esperienza dolorosa come di una “ricchezza d’umanità” che la vita ci ha regalato…

  38. Mauro Leonardi ha detto:

    Al di là dei contenuti molto belli di questi post sono molto contento che Chiara Ticchi e Lidia Mazzitell si siano rincontrate. Sono certo che il post decollerà veramente quando tra coloro che lo frequentano (e in particolare tra quelli che ci scrivono) nasca una “certa” amicizia (in questo caso si riallaccia una vecchia amicizia…) anche se, in qualche modo, virtuale.

  39. Lidia ha detto:

    Grazie dei commenti! e delle preghiere :)
    Purtroppo faccio una dichiarazione in contro-tendenza: io sinceramnete non vorrei parlare più della situazione della mia famiglia, non per me, ma perché sono coinvolte altre persone. E non sarebbero felici vedendo le loro vite su un blog. Ci ho pensato su bene, e ho deciso così. Però per quanto riguarda la mia persona (come direbbe il sen.prof. Mario Monti ;) ) non ho problemi a paralre di esperienze personali in futuro, non si preoccupi Don Mauro ;)
    Penso che il punto si sia capito, comunque.
    Però vorrei fare una precisazione: “questi ragazzi” a volte hanno bisogno di aiuto, ma mai di un aiuto che sembri dire “certo, la famiglia che dovresti avere non ce l’hai, peccato, guarda che belle le famiglie cattoliche unite, poveretto te, dai che ti aiutiamo noi”. Questo approccio -che purtroppo è diffuso – genera solo più solitudine ancora, fa sentire “handicappati” nel senso proprio del termine: quello di chi parte con un “handicap”, con uno svantaggio.La soluzione non è certo dire “bene, la tua famiglia allargata o disunita è ok, è così che dev’essere, tranqui” (come è oggi il trend), ma neanche dire “poveretto, dai che ti aiutiamo”. Mi dispiace, non è una critica al commento di Monica, è la constatazione che nessuno dei due approcci funziona.
    Io credo che Chiara abbia centrato il punto quando dice (esperienza docet :)) che bisogna far sì che esperienze più o meno tragiche come queste diventino una ricchezza spirituale, e non un eterno handicap.
    Oh Chiara, ciaoo!! Figo ritrovarti qui!!

  40. Anonymous ha detto:

    Buonasera a tutti, sono “Attilio”.
    Gabriella sta prendendo, di sua iniziativa (io dopo i consigli di don Mauro non mi sono più permesso di intervenire sulla cosa), la strada della richiesta del riconoscimento di nullità del suo primo matrimonio. Quello che so è che abbiamo pregato molto per lei, e questo sembra il primo risultato. Forse c’è ancora da pregare, perchè la strada da intraprendere ora è piena di insidie, e certe abitudini (come quella della convivenza pre-matrimoniale) uno fa fatica a togliersele, ma mi vien da dire che se vogliamo tracciare un bilancio in corsa le cose pare stiano prendendo una piega positiva.
    Niente, volevo dirvelo ;-)

  41. Mauro Leonardi ha detto:

    Questo post è stato il secondo della storia di questo blog. E’ ieri ma sembra un secolo! Per capire chi sono Attilio e Gabriella bisogna leggersi il post iniziale….

  42. Mauro Leonardi ha detto:

    Grazie Attilio. Sono contento che le nostre preghiere e – forse – anche i nostri consigli abbiano sortito un buon effetto. Riesci a venire sul blog ogni tanto? Proprio adesso c’è una Discussione che potrebbe interessarti tanto. Grazie!

  43. Anonymous ha detto:

    L’argomento mi ha interessato molto,ma mi viene da chiedere:se una persona che non ha alle spalle nessun matrimonio, si innamora di una persona che da anni è separata e vuole riformarsi una vita insieme,e vogliono restare uniti alla chiesa…per loro non c’è futuro???o devono continuare a fare i fidanzati a vita non vivendo insieme???(spero di non aver ingarbugliato troppo il discorso..)grazie

  44. Mauro Leonardi ha detto:

    Caro Anonimo spero che tu non ti offenda si ti rimando alla prima delle nostre Discussioni:
    http://mauroleonardi.blogspot.it/2011/11/normal-0-14-false-false-false.html

    In sostanza saprai probabilmente che per una persona sposata in chiesa la separazione civile non ha – dal punto di vista morale – alcun valore. Se questa persona ritiene in coscienza che il suo precedente matrimonio non sia mai esistito può chiedere ala chiesa che venga istituito un processo per dichiararne la nullità.
    Scusa se sono un po’ sintetico ma, davvero, trovi tutto nelle altre due discussioni.

  45. Vera ha detto:

    argomento di grande dolore per me ma che ho vissuto in tutte le sue sfaccettature… anche quella dell’annullamento che sicuramente avrei ottenuto visto che il tribunale ha visto nella mia storia non una ma mille motivi… ho provato due volte oggi ad inserire il mio commento, ma il blog si arresta sulla pagina errore o impossibile collegamento adesso sto riprovando ma ci sentiremo sull’argomento perchè mi tocca molto.

  46. Dory ha detto:

    Vera e Anonimo…Che dire? Vi sono vicina. Al di là di tante discussioni anche appassionanti e utili, sono testimonianze come le Vostre che “dimostrano” l’esistenza di un Amore grande che, ne sono certa, vi abbraccia ogni giorno con particolare tenerezza, attraverso gli amici e le persone che possono e sanno esservi vicini. E questo non perchè voi lo diciate…Ma perchè ne siete testimonianza viva con le vostre vite piene di Amore ma anche di sofferenza. Grazie. Mi avete commosso!

  47. Vera ha detto:

    @ Dory grazie per la tua amicizia, ho molti amici sulla carta… ma quando fai sul serio non te ne trovi nessuno, il Signore però ha un suo modo tutto suo e splendido di farti sentire che non sei sola.

  48. vincenzo martucci ha detto:

    Non trovo coerente il fatto che, i primi tempi incui mi ero affaciato a questo blog, ad un mio invito ad acordarci su qualche definizione mi sia stata offerta una risposta motivata sull’inattuabilità delle definizioni in questa sede…salvo poi trovare definizioni su cosa “debba” essere (e anche cosa non debba essere!) l’amicizia! Ma arriveremo anche a questo.
    Mi ha sorpreso anche come Attilio sembri quasi scandalizato da Carolina di Monaco che non attende il verdetto della sacra rota (non è un caso se la scrivo in minuscolo!), mentre sembrerebbe rimanere del tutto imperturbabile di fronte al reale scandalo dell’esistenza di una sacra rota! E ancora mi sorprende che in un post successivo (non ricordo di chi) si sottolinei che la sacra rota non annulla quello che Dio non consentirebbe di annullare, ma riconosce solo che il matrimonio che sembrava esserci non c’era!
    Ma di questo se ne accorgeranno i diretti interessati molto prima, molto meglio (e in maniera molto più economica, che non guasta!) di tutti i componenti della sacra rota!
    Molto ho apprezzato, invece, l’intervento di Caterina Bagnani (guarda caso una che si firma con nome e cognome, avvalorando certe teorie di Annibale Viscomi!) che sottolinea come l’amico sia “un’altra persona” a cui amabilmente esporre i propri punti di vista rispettandone poi le scelte.
    Con un amico DEVE esserci un rapporto paritario? Ma un amico non è la mia copia e avrà rispetto a me delle superiorità, delle parità delle inferiorità! Ad un amico si offre la parte più vera di noi?
    Ma perchè, ci sono situazioni in cui sia legittimo ofrirne una “meno vera”? Magari “falsa” forse? E a chi, di grazia?
    E infine Gabriella: Stai scontando l’effetto di una religione che pretende di far accettare regole immutabili a un genere umano per il quale la “mutabilità” è una costante e l’immutabilità un’utopia!
    Saluti

  49. Paola ha detto:

    Vincenzo, la “religione che pretende di far accettare regole immutabili” è una vera tristezza.

    Dai, pensaci bene! Possibile che noi uomini ci accontentiamo solo delle regole? E’ questa la risposta all’ansia di infinito del nostro cuore?
    Sarebbe un orrore. Anzi, farebbe aumentare l’ansia il rincorrere le regole e la loro applicazione (e te lo dice un giurista appassionato di normativa!!).
    La fede in Dio, invece, è una storia d’amore che si scrive ogni giorno. L’amico più intimo del nostro cuore è proprio Gesù; l’unico che davvero ci ama nella nostra libertà di figli. L’unico che è sempre fedele, anche quando non lo capiamo. Ma ne siamo certi. Ma capiamo le inquietudini, che poi sono anche quelle dei santi, vedi il silenzio di Dio di madre Teresa; inquietudini che aumentano quando non ci si ferma ad ascoltare la voce del nostro amico Gesù; ma ci si accontenta, sperando, invece, di sentirla riferire da qualcuno che, per quanto santo e ben formato, religioso o laico, sconta sempre il limite di essere creatura.

    In questo weekend lungo fai come Abramo: guarda le stelle del cielo e i desideri, che vengono dalle stelle, ti parleranno dell’amico fedele!

  50. vincenzo martucci ha detto:

    Paola, sarà una vera tristezza, ma non dirmi che nella religione non ci sono regole! Riguardo l’amicizia se ritieni che l’amico più intimo sia Gesù, questa, come vedi, è un’altra regola che ti stai ponendo! Personalmente un amico da quando o iniziato a classificarlo come tale è un amico e non stilo graduatorie di intimità! Il cielo lo guardo sempr asiemeai prati e a tutta la natura che mi circonda e anche a quello che mi scrivi tu. Ciao

  51. Paola ha detto:

    Mi sembri, Vincenzo, intrappolato da regole e graduatorie. E provo a dialogare (ma solo per questo pezzettino perché poi ho la settimana folle e forse potrò, ma forse no, leggere).

    Dio svela l’uomo all’uomo; non dà regole. Ci aiuta a capire come siamo il dialogo con Lui e l’incontro con la Sua parola e la Sua Chiesa.
    L’unica regola, se poi la vuoi chiamare così, la riassume divinamente S. Agostino (più colte citato nel blog) che poi di regole ne aveva rispettate poche ma alla fine la Verità lo aveva cercato e trovato: “Ama e fa’ ciò che vuoi”.

    Poi, sai, Dio guarda al cuore; a cosa potrà mai servire un uomo che rispetta le regole e poi non ama? E poi Lui ci consola con al Sua parola là dove ci mostra Pietro, che Lo tradisce con dei servi, o la Maddalena o la Samaritana, non proprio, nella tua visione, rispettose delle regole. Poi, ogni volta che noi non siamo noi, come Pietro quando tradisce o le Marie quando conducono una vita allegra, c’è tanta sofferenza. Nel traditore e nei traditi. Davvero tanta sofferenza. Ma da lì, da quel tanto di dolore, Dio può costruire meraviglie.

    Però sono totalmente d’accordo con te su un punto: bisogna guardare al creato ma anche alle creature che, nonostante la goffaggine o la visione narrowminded della vita, ricordano sempre la bellezza del creatore!!!

  52. Vera ha detto:

    Come dice Paola… se ci mettessimo a vivere la fede secondo le regole, sarebbe uno strazio e avremmo tutti l’angoscia…. ma non sarebbe vera la promessa di Dio di pace e gioia infinita, nè la sua Paternità dolcissima che si china sull’uomo e insomma tutto il resto. La nostra sequela è dettata dall’amore, se io amo non mi pesa nulla neppure la condivisione della sofferenza con l’Amato. Tutto è una scelta d’amore e l’amore non ha regole… Il grande Agostino sintetizza così: AMA E POI FA CIO’ CHE VUOI

  53. vincenzo martucci ha detto:

    Temo Paola che ci sia di fondo un piccolo malinteso: sto solo asserendo che la religione richiede di sottostare a delle regole (vedi i 10 comandamenti, tanto per citarne qualcuna e dimmi anche – e la domanda è rivolta anche a Vera – se trovi che sia uno strazio seguirle e ti senti per questo anche angosciata!) e vedo che non condividi la mia affermazione anche se non hai ancora spiegato il motivo. Riguardo le regole cui sarei “intrappolato” trovo strano che tu le veda ed io no, ma se me ne citassi qualcuna (tempo permettendotelo, ovviamente) il discorso potrebbe divenire più interessante, concreto e per me anche utile visto che mi aiuterebbe a uscire da queste trappole. Se infine nelle creature “goffe” esplicitassi anche se ne avessi identificata qualcuna anche in questo forum, ad esempio, potremmo forse aiutarla a quantomeno a divenire consapevole della sua goffaggine. Saluti

  54. Vera ha detto:

    @ Vincenzo, il Signore ci ha dato da seguire una strada e ci indicato alcune linee e tracce, chiamiamole pure regole, inizialmente i 10 comandamenti ma poi ci chiede anche di più…. ma un padre non fa così con i suoi figli? non cerca il più possibile di educarlo alle buone maniere e farlo crescere una persona con sani principi? o lo lasci allo sbaraglio a vivere la sua ” libertà” che lo distruggerà nel giro di poco tempo? Ovvio che delle indicazioni le darai anche tu se tuo figlio le amerà perchè crederà e avrà fiducia in te e nell’amore che hai per lui, le accetterà anche se dovessero essere dure a volte e contro la sua natura o principio ( chi obbedisce non sbaglia mai). Dio fa con noi la stessa cosa, ci chiama e ci propone, ma soprattutto ci ama, a noi la scelta se seguirlo o no. Se lo seguiamo stiamo alle regole, ma guarda che non sono obblighi, ti innamori di LUI e lo segui per amore aderendo con gioia ad ogni sua disposizione. Le regole spariscono il quel AMA E FAI CIO? CHE VUOI, è detto tutto. Se ami agisci con amore, se parli parli con amore, se correggi correggi per amore…. se la tua vita diventa amore, e ti farai muovere solo dall’amore, le regole non ti servono più, le realizzi senza accorgertene. Spero di averti fatto capire il mio punto.

  55. Anonymous ha detto:

    Salve, io sono un povero curato di campagna, veramente ignorante in teologia come il Santo Curato d’Ars, ed ho come migliore amico un mio coetaneo.

    E’ vero che abbiamo studiato assieme al seminario, è vero che non c’era poi una grande differenza di risultati tra me e lui, ma io l’ho sempre giudicato, fin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati come vicini di banco alla prima lezione, molto più bravo di me. Tanto è vero che spesso è stato lui a darmi un pò di coraggio.

    Ora lui è un teologo famoso, gira il mondo, e lavora anche assieme ad un anziano cardinale siciliano, dai capelli bianchi alla “Einstein”, (il card. Antonio Zacchica, di Ginevra).

    A Gennaio abbiamo cominciato, per gioco, ad discutere un pò di teologia, ma io mi sento molto inadeguato a sostenere il confronto con lui e questo complica la nsotra amicizia. Voi cosa ne pensate ?

    Un cristiano

  56. vincenzo Martucci ha detto:

    Cara Vera,guarda che il discorso delle regole non è stato intrapreso per stabilire se sia giusto o meno adotarle, ma (almeno questo è il motivo per cui sono intervenuto in questo forum) per spiegare il motivo per cui Gabriella si è trovata di fronte a un dilemma che la sta logorando: ho solo considerato che è dovuto al fatto che la religione le ha imposto una regola immutabile che l’ha “intrappolata” (qui sì che è appropriato il termine che Paola intendeva applicare al sottoscritto!).Posso anche accettare che non sia la religione a imporla, bensì Gabriella a recepirla a quel modo…ma qui non saprei quanti religiosi della tua fede sarebbero disposti ad asserire che l’indissolubilità del matrimonio NON sia una regola immutabile! Ciao

  57. Mauro Leonardi ha detto:

    Speriamo proprio che tu ce la faccia…

  58. Mauro Leonardi ha detto:

    Io penso che sono molto contento che tu sia sul blog….Se scegliessi come nickname “un cristiano” non sarebbe male, così ti riconosciamo subito.

  59. Paola ha detto:

    No, Vincenzo, non mi riferivo a te!!! Ma a me, a te, a tutte le creature, anche a quelle che Polifemo chiama belle (by the way, mi sento in colpa, Polifemo, per la tue espulsione!!!) sempre in bilico tra ciò per cui siamo pensate e ciò che riusciamo ad essere. E così, forse, ma non vorrei suonasse un’offesa, un po’ goffe, ma solo agli occhi di Dio.
    Nella mia religione non seguo “regole” ma amo e mi faccio amare da una Persona, Gesù.
    Quanto all’indissolubilità del matrimonio, è un fatto non una regola.
    Ed è un fatto molto umano, prima che divino.
    E’ un fatto della vita di ogni coppia che l’amore tenda all’unicità, all’eternità insieme. Non sarebbe vero amore se fosse condizionato a dei “se” che permettessero ai coniugi di abbandonare l’altro prima della notte di mai.
    Ed è un fatto molto umano perché davvero, a prescindere da una regola, mi sembrerebbe disumano se mio marito mi mollasse per un’altra fanciulla prima che finisca la danza della nostra vita.
    E la prova te la dà la sofferenza di chi subisce, o vive, o assiste alla separazione di una coppia di sposi. Figli, coniugi, parenti, società civile; tutta una sofferenza.

    Insomma, back again, la Parola di Dio non aggiunge né toglie nulla all’umano; non detta regole; ci svela come siamo fatti. E così ci illumina, ci indica la via. Poi a noi la libertà di lasciare la via. O di restare sulla via, anche con le sofferenze che comunque può comportare.

  60. vincenzo martucci ha detto:

    Non mi sembri affatto goffa e non posso esprimermi su come ti vedano gli occhi di Dio che per te è un grande valore e per me solo una parola. Mi sembri troppo “intransigente”, invece quando l’indissolubilità del matrimonio la consideri un fatto addirittura naturale e, comunque, la sofferenza che tu riscontri nei matrimoni falliti per quello, almeno, che ho constatato ad oggi non è una costante: ho anche visto persone (una minoranza, per la verità) vivere la loro separazione addirittura con un senso di liberazione! Certo, però, che se accadesse a me lo vivrei con una sofferenza come quella che immagini tu…ma ciascuno di noi vive il suo amore in modo strettamente personale e, comunque, anche le mie sono solo opinioni strettamente personali. Ciao

  61. Paola ha detto:

    Vincenzo, Dio per me non è “un gran valore”. E’ una Persona, anzi tre.

    Ma il profumo dei fiori di zucca fritti mi distrae e vado a cena!!!

  62. Polifemo ha detto:

    Paole’ che bello che sei tornata pure te. A mé m’è scaduta proprio oggi la scomunica de la sacra rota don Ma’ e stavo addì: mo’ vedi che quelli vedeno che manchiamo sia io che Paoletta e pensano che semo scappati insieme… ah ah… vabbé… Però sei proprio grande. Pure oggi ‘na sorpresa: il profumo dei fiori di zucca fritti… ma io lo sai che te t’immagino come ner castello de cenerella però prima de mezzanotte? Cioè famme capì, tu stavi ar blog, no?, e un certo punto t’arriva er profumo? cioè così tipo nuvoletta bianca nei film? Ma allora ce stava quarcuno de la servitù a fa da magna’? giusto? Brava. Mo’ vado da l’artra parte pecché ciò ‘n paio de cosette da dì a don Ma’ per quel bellimbusto de Annibale.
    Ciao

  63. Dory ha detto:

    Bentornato! E non ti far punire un’altra volta! Fai il bravo che ci sei mancato!

  64. fefral ha detto:

    Fiori di zucca fritti? Buoni!!!
    Polifè io però sto sentendo profumo di polenta fritta e di salsicce, pure quelle niente male, e visto che sto bloccata ferma immobile con il colpo della strega (altro che cenerentola!) in cucina stasera c’è mio marito. Quasi quasi m’ammalo più spesso! Posso fingere di stare nel castello della bella addormentata (niente cenerella, le scarpette di cristallo fanno male alla postura)
    Ragà visto che sono bloccata sto provando pure a recuperare tutto quello che state scrivendo, ma sinceramente non riesco a starvi dietro.
    Mi ha fatto simpatia il curato di campagna… speriamo ci racconti qualcosa in più. Io ho un amico che è un capoccione e studia teologia. Io parlo pane e salamese, lui invece teologhese puro. Però parliamo di teologia e pure di pane e salame. Quando sono un po’ in difficoltà sposto la conversazione sui temi su cui sono forte e facciamo la teologia del pane e salame. D’altra parte Cristo parlava di teologia coi sacerdoti del tempio e coi pescatori. E le cose più interessanti mi risulta che le abbia spiegate proprio a questi ultimi

  65. Tres ha detto:

    Brava Paola!

  66. Anonymous ha detto:

    Fefral, grazie per la simpatia ed auguri di pronta guarigione.

    Ti rispondo brevemente, perchè questa sera ho letto un articolo di teologia, visto che sto preparando una relazione per il mio amico teologo. Mentre scrivo, sto accedendo ad un sito di filosofia, sempre per questa presentazione che mi sta così tanto a cuore.

    Se io riuscirò ad evitare stupidi errori di terminologia, causati da distrazione, ed il mio amico teologo ad arrivare al nocciolo dei suoi tanti “è importante per te che io esisto”, vorremmo fondare assieme una bella scuola di teologia.

    Prego per la tua guarigione.

    Christianus Aquileiensis (un cristiano)

  67. Vera ha detto:

    @ Anonimo (cristiano) mi piace la sua presenza, dietro questo anonimato sento un cuore che batte d’amore….. questo basta a sentirsi in comunione. @ fefral mi unisco alla preghiera per la tua guarigione.

  68. fefral ha detto:

    troppe preghiere raga’… sono già in piedi e non ho più scuse per farmi accudire da marito e figli

  69. Anonymous ha detto:

    Vera, hai visto giusto. Ho scelto molti anni fà di rimanere un Curato di Campagna ed anche se ora mi sento pronto per fare qualcosa di bello e di nuovo, voglio farlo proprio rimanendo nell’anonimato e “nascondendomi” dietro il mio fratello Giacomo (il teologo, mio fratello di seminario).

    Ti dirò che nella mia attuale parrocchia ho grande stima di Maria Maddalena, anche se tutti la disprezzano alle spalle mentre sono servili in sua presenza (anche perchè sanno che è amica del governatore Ponzio Pilato). Le voglio molto bene. Pubblichiamo un giornalino assieme in dialetto locale. Ma non è questa la mia via. La mia passione vera, autentica e che mi consuma l’anima è la teologia ed è lì che voglio consumarmi d’amore come Cristo nell’Eucarestia. Ho una giovane nipote, Carlina, che sta manifestando anche lei una predisposizione precoce per la teologia. Esattamente come me, poco tempo prima della Prima Comunione.

    Ringrazio Fefral per il consiglio.Questa mattina ho chiesto a Gesù di spiegarmi un pò di teologia ed ho già avuto dei risultati.

    Vi saluto e vi ringrazio. Non arrabbiatevi se non parteciperò al blog, ma non voglio distrarmi dalla teologia.

    un cristiano

  70. Mauro Leonardi ha detto:

    @un cristiano
    Ti dico un po’ della mia esperienza. Ci vuole molta umiltà da parte di Giacomo per saper accogliere consigli di teologia da chi non è teologo di professione (almeno ufficialmente). Per me è stato un cammino non facile – e che non è mai del tutto concluso. Mi riferisco a quando ho cominciato a pubblicare, soprattutto le cose di narrativa. Credevo giusto che chiunque mi dicesse “mi piace, non mi piace” ma mi infastidivo non poco che il medesimo, solo perché ci conoscevamo da anni, mi desse consigli senza aver mai scritto e pubblicato nulla. Poi poco per volta ho imparato che spesso in quei consigli c’era della saggezza. Spesso involontaria e che non era quella esplicitata consapevolmente da chi parlava ma, insomma, qualcosa da dire ce l’aveva.
    Quindi pregherò per Giacomo.

    Per questo non ti consiglio di “abbandonarci”: perché stare sul blog (anche se poco tempo) aiuta molto nell’esercizio che dicevo sopra. In ogni caso grazie di tutto.

  71. vera ha detto:

    Volevo scrivere anche io l’invito a rimanere di @ cristiano le cose possono stare bene insieme, possiamo imparare a camminare donandoci reciprocamente le mani.

  72. Anonymous ha detto:

    Quindi, don Mauro, tu mi diresti di lasciar perdere con la teologia. :-) ?

    un cristiano

  73. Tres ha detto:

    @Fefral mi fai troppo ridere! Ben tornata in piedi ma, cavolo, un po’di riposo te lo meritavi!

  74. Mauro Leonardi ha detto:

    Affatto! E’ solo per metterti in guardia rispetto a un po’ di sofferenze che ci saranno. Io non sono un teologo e ho scritto “Come Gesù”… ma non mi sembra che – finora – i teologi gli abbiano fatto molto caso….

  75. Tres ha detto:

    Ho letto il suo libro Don Mauro più volte. La prima lettura è stata una lettura molto personale,mi ha suscitato commozione.Dalla seconda in poi, ho trovato che sottolineavo cose diverse dalla prima. Leggo molto e molto velocemente ma non credo fosse una questione di metodo. Credo proprio che sia il suo stile che “occupa” uno spazio tanto grande quanto quello del contenuto del libro.. Forse un teologo professionista può essere rimasto impressionato dalla prima lettura. Forse un libro di teologia non in teologhese fa meno studio. Forse la profondità di un testo si misura, in certi ambienti, dalla sua incomprensibilità. Forse un po’ di “gelosia” professionale. Forse a qualcuno non sarà piaciuto. Ma credo che in teologia ci sia posto per pubblicazioni scientifiche tecniche e altre scientifiche con un loro stile. Come dice Un cristiano, anche una bambina di prima comunione può essere una piccola teologa (piccola poi?).Sicuramente ci deve essere posto in teologia per un libro su Gesù.

  76. Anonymous ha detto:

    IO non so scrivere però vorrei dire il mio pensiero sul matrimonio. Ho sempre creduto fermamente al matrimonio e all’unione della famiglia ma il Signore ha voluto togliermi il marito in giovane età lasciandomi con 4 bambini piccoli. li ho allevati e cresciuti cercando di tenere sempre la famiglia unita ma due delle mie figlie dopo il loro matrimonio si sono separate. Il dolore per me è stato grande ma ho accettato la loro decisione una ha divorziato e si è risposata con una persona libera cosa posso dire sono felicissimi hanno formato una famiglia non si sono mai allontanati dalla preghiera. Dopo questa esperienza da mamma sono sicura che Gesù saprà capire e perdonare perché amano e credono in lui. L’altra figlia ha richiesto l’annullamento c’erano tutti i presupposti ma ci sarebbero stati anche per la sorella Ha ottenuto l’annullamento (scusate se lo chiamo così è l’abitudine) e quest’anno si risposa con una brava persona libera. Ora mi chiedo che differenza c’è tutte e due le sorelle hanno vissuto un’esperienza simile ma per la chiesa ben diversa. Da mamma prego per loro sempre ma sento nel mio cuore che il Signore non le abbandonerà mai e le amerà sempre anche in situazioni diverse.

  77. MM. ha detto:

    Scusate sono un po’ di corsa ma volevo lasciare due righe..
    Cara mamma anonima..infatti, quanto è difficile. Neanche io mi capacito che Dio si possa formalizzare così. Se Dio guarda il cuore e le intenzioni..Però le regole ci sono. E come faccio a far capire ad un mio amico che so che è in peccato mortale che non avrebbe dovuto fare la comunione al funerale del padre, anche se ne ha sentito il bisogno e la bellezza? Forse ci poteva pensare prima e confessarsi, forse avrei potuto consigliarglielo io stessa..però è andata così. E Dio come ci sarà rimasto? Forse non si è offeso poi così tanto.. Di certo con il mio amico ci devo parlare e forse spiegargli un po’ di cose. Fa parte dell’amicizia..
    Comunque le regole ci sono c’è poco da fare, come in tutte le circostanze della vita umana.

  78. Dory ha detto:

    Martedì ho avuto la Grazia di poter partecipare ad un incontro di catechesi tenuto da una persona molto umile, buona e preparata. Non importa ora dire il tema dell’incontro. Potrebbe essere uno qualsiasi dei comandamenti, delle famose regole. Ora…Io mi sto riavvicinando ora alla fede e sto comprendendo solo ora il significato e il valore di cose che prima non mi erano state spiegate e che io non avevo compreso. E’ una grande sofferenza sapere quello che Dio aveva pensato da sempre per me, rendermene conto ora e sapere, purtroppo, che su molte cose non posso più riparare. Su molte cose forse sì, ma ci vorrà tempo, molto tempo. E preghiera. Ogni mattina ora mi sveglio e metto alla presenza di Dio proprio questo: tutto quello che so che di me non sta nelle “regole”, tutto ciò che non posso riparare, tutto ciò che forse si sistemerà ma ora va avanticosì…Metto nella Sue mani tutto questo. E Gli dico anche : “Non ho nulla di più, e quanto vorrei poterti dare di più e meglio!!! Tu solo sai quanto.Ma ora non posso e ne soffro! Ti prego, guarda il mio cuore!”…Le regole ci sono sì, ma non per metterci in catene. Ma perchè promettono la Felicità. Poi, però, ne sono certa, Dio guarda il nostro cuore. La purezza del nostro cuore, più che l’obbedienza. E, io davvero lo Spero, per tanti tanti, il “giudizio” sarà: “Gli sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato!” Lo Spero perchè è questo il Dio in cui credo!

  79. Mauro Leonardi ha detto:

    @un cristiano
    Mi torna in mente un bravissimo medico di famiglia, medico generico, che quando ricoverava nella grande città qualcuno dei suoi pazienti non era mai ammesso a colloquio – vero colloquio – con i primari/professori a proposito delle diagnosi e terapie dei suoi clienti perché cosa poteva saperne lui la cui scienza era un granello di sabbia rispetto alla loro montagna?

  80. Ribelle ha detto:

    Invece il guaio di oggi è proprio la frammentazione;è giusto essere specializzati, ma la persona che tiene il quadro di insieme(medico generico!) è fondamentale; altrimenti capita che vada a curarmi un osso e lo specialista non si accorga che sto morendo di polmonite, perchè appunto guarda solo il settore che conosce…ma la persona è un tutto unico!
    E mi sa che questa cosa, è interessante anche riguardo a quel tipo particolare di “medico dell’anima” che sono i sacerdoti! Mi pare che il cerchio si chiuda, ritornando al tema della suora e Padre Aldo…un buon “medico generico dell’anima”,secondo me, dovrebbe cercare se possibile di ottenere un miglioramento pratico della situazione di vita della suora…ma anche parlarle tanto del significato di fede delle sofferenze che sta passando!Perchè uno davanti alle situazioni che non capisce e lo fanno soffrire e sembrano( o sono!)irrisolvibili, ne ha proprio tanto, tanto bisogno!Scusate la citazione, ma questa frase me la ripeto spesso e mi dice sempre tanto”Finchè un essere può andare avanti, finché il limite della sua potenza, del suo amore o della sua libertà indietreggia davanti a lui, egli ignora l’infinito e non sa niente di Dio. Solo urtando contro il suo limite, egli scopre l’infinito. Dio sta sempre dietro la porta che non si può varcare.(Gustave Thibon)Ora chiudo e siccome oggi mi sento Ribelle davvero, speriamo di trovarlo un medico simile…

  81. Anonymous ha detto:

    Ciao don Mauro.

    Proprio così. Dopo un’anno di duro lavoro, durante il quale non ero ammesso alle riunioni diocesane, oggi è passato in visita pastorale alla mia parrocchia siciliana un cardinale tedesco ed è stato molto entusiasta dei mie codici.

    Mi ha rimproverato, perchè mi ha detto che dovrei fare più pubblicità al mio lavoro di pastore. Quindi, alla fine, hanno sempre ragione loro…..

    Non so quanto valga la pena forzare il lavoro teologico con il fratello don Giacomo. Tu cosa ne pensi ?

    Grazie, un cristiano

  82. Anonymous ha detto:

    Bravo Ribelle.

    Un medico generico mi ha detto che uno psichiatra aveva curato per mesi con antipsicotici una persona affetta da cancro al cervello.

    Questa è la pura verità, accaduta a Firenze nel 2009….

  83. Mauro Leonardi ha detto:

    @un cristiano
    Non c’è una risposta che vale per tutte. Prova a far conoscere i tuoi scritti poco per volta n un cerchio di amici con i quali tu possa parlare. Il tuo amico teologo ti snobberà per un po’. Poi magari scatta qualcosa. Questo la direbbe lunga sulla qualità dell’amicizia ma questa è un’altra questione. Per farci conoscere il tuo pensiero puoi anche usare il blog. Abbiamo anche una sezione apposta a disposizione.
    Però se riesci, firmati.
    E scrive qui sotto, non con il rispondi.

  84. Ribelle ha detto:

    @ anonimo,grazie del bravo ribelle!( ma in realtà, sarebbe BRAVA!)
    E poi, se il blog serve anche un minimo a raccontarsi, dirò per la cronaca, che ho trovato un bravo medico generico: anche se , rimanendo nella metafora medica, nei casi di “ribellione diffusa e ricorrente”, ci vuole quello che scriveva in modo bellissimo don Colò un pò di interventi più su ; “l’amicizia e la direzione spirituale possono offrire un grande conforto… Stammi accanto perché io sia forte e sia degno della mia condizione di uomo e di figlio di Dio”. Per me questo tipo di amicizia è importantissima…e per i lettori del blog? Buona giornata a tutti!

  85. mauroleonardi ha detto:

    Sono Mauro Leonardi. Maria questa sezione del blog è ferma. Perché non mi scrivi una mail o non vieni sul forum?