Né santi né demoni

 

 

Titolo: Né santi né demoni

Sottotitolo: Interviste “eretiche” sul bene e sul male

Autore: Mauro Leonardi

Editore: Reality Book

ISBN: 9788895284637

Pagine: 187

Prezzo Kindle: € 7,99

Acquistabile online su Amazon (Kindle), Ibs (EPub), Mondadori (Kobo), Feltrinelli (EPub)

 

 


Descrizione

Tra novembre 2017 e giugno 2018 don Mauro Leonardi realizza per Novella 2000 tredici interviste a personaggi famosi. In questo modo Gianluigi Nuzzi, Vittorio Sgarbi, Nina Moric, Rocco Siffredi, Serena Grandi, Marco Predolin, Alba Parietti, Vladimir Luxuria, Cristiano Malgioglio, Giuseppe Cruciani, Franco Trentalance, Justine Mattera e Lory Del Santo raccontano a questo prete un po’ atipico, volontario a Rebibbia, autore di saggi e romanzi (l’ultimo, Una Giornata di Susanna, edito da Cooper, è andato esaurito in pochi mesi), quale è il loro “peccato più grande” e quale errore non tornerebbero a fare, se potessero. Alcune interviste hanno avuto grande risonanza mediatica e sui social. Usando queste interviste riportate nella loro versione “extended” come materiale di base, il volume – con la Prefazione del Cardinale Paolo Lojudice, noto come “vescovo degli zingari” e attualmente arcivescovo di Siena, e l’Introduzione alla Lettura di Roberto Alessi, direttore di Novella 2000 – racconta in maniera leggera e pop come è cambiato negli ultimi anni il senso del bene e del male degli italiani, rivelando il lato intimo di alcuni personaggi amati o comunque seguiti.
In un libro in cui si parla di Dio, di Allah, di sesso, famiglia, amore, lavoro, sincerità, fedeltà, alimentazione, adolescenza, educazione sessuale, e anche di Papa Francesco, scopriamo la straordinaria sfida assolutamente urgente al giorno d’oggi: saper costruire ponti, sempre, con chiunque.

 

Prefazione del Card. Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena

Quando don Mauro mi ha chiesto di scrivere la prefazione a questo suo lavoro, basato su interviste pubblicate su un noto settimanale, ho avuto una certa perplessità, soprattutto quando ho letto i nomi di alcuni intervistati. Mi sono chiesto: perché un libro così? In risposta a questa domanda mi è venuta in mente, quasi istintivamente, una nota espressione di San Paolo: «Guai a me se non evangelizzo!» (1Cor 9,16), una frase che noi preti conosciamo bene e che facciamo spesso risuonare nelle nostre orecchie rispetto all’assoluta necessità che il Vangelo sia annunciato a tutti. Sì, perché a prima vista il testo può dare la sensazione di fare, come accade in tanti luoghi e ambienti cartacei, televisivi o virtuali, una sorta di gossip su un tema, quello religioso, che spesso in maniera un po’ superficiale occupa gli spazi della comunicazione (quanti preti in tv!); se però viene letto con attenzione questo testo testimonia un grande e significativo tentativo di “ascolto” e di annuncio. A quel punto la perplessità è diventata prima curiosità, poi interesse.

Chi leggerà questo libro non lo farà solo per curiosità: lo farà perché avrà compreso che il “discorso su Dio”, sulla fede, sull’universo e sul senso della vita e della morte non si può rinchiudere in schemi standard o precostituiti, ma deve andare “oltre”.

Non so: forse per qualcuno dei protagonisti l’intervista di don Mauro è stata una delle tante, magari un po’ particolare per i temi trattati. Mi sia consentito di augurare che possa essere stata una intervista sì particolare, ma in qualche modo unica, perché ha indotto ciascuno a raccontarsi su particolari anche molto sensibili e delicati. Le interviste, almeno in alcuni passaggi, pur non volendolo, sono delle vere e proprie “confessioni” (le domande: «Di quali peccati ti penti?», «Cosa non rifaresti nella vita?»).

Lo stesso don Mauro, in modo sottile, soffuso, ma in alcuni punti chiaro, fa la sua confessione:

Ma c’è anche una lezione di umiltà da apprendere, lezione che rivolgo prima di tutto a me stesso. Dopo trent’anni e passa di sacerdozio, dopo quasi quaranta di appartenenza al cammino dell’Opus Dei, che è un cammino di santificazione nella Chiesa attraverso il lavoro e le vicende ordinarie della vita, anni dedicati allo studio, alla fede, alla preghiera, all’apostolato, al lavoro, il rischio di sentirmi un “tipo a posto”, c’era. Ho corso il rischio di essere una sorta di difensore “dei valori”. Il rischio di sentirmi un privilegiato che non deve aspettarsi nulla da nessuno perché ha già trovato tutto è stato forte, ed è forte.

È una grande apertura, non facile per uno che è sacerdote da tanti anni. 

Dobbiamo accettare lo scandalo che anche l’ateo, lo jihadista, la prostituta, l’ergastolano, abbiano dentro di sé un po’ di verità, magari a brandelli, perché anch’essi sono figli di Dio Padre. Sono convinto che si debba essere dei veri credenti in Dio per tentare di farsi provocare in positivo dalla vita di persone anche molto lontane da noi e scoprire che anche lì, anche dove non pensavamo potesse mai accadere, c’è un desiderio di bene, un barlume di verità e di amore che dà ragione, innanzitutto, alla Verità e all’Amore che come cristiano, come sacerdote, come scrittore, sono chiamato a vivere, a predicare, a raccontare.

 Voglio formulare un augurio all’autore, agli intervistati e, in qualche modo, anche ai lettori: che tutto non finisca qui, con queste interviste, ma sia solo l’inizio di una vera ricerca su Dio, attraverso il Vangelo di Gesù, attraverso Papa Francesco, apprezzato e stimato da quasi tutti gli intervistati.

Per chi è cristiano e sente di esserlo è un’ennesima occasione per accorgerci che chi è vicino a noi, anche se diverso da noi, può darci grosse lezioni; per ricordarci che il giudizio non appartiene al Vangelo. Tutto ciò, come chiaramente detto dall’autore, non è relativismo, non “tutto è lecito”, non significa che ognuno è arbitro assoluto delle proprie scelte: no! C’è un discrimine evangelico che non è derogabile per nessun motivo: il primato dell’amore nella verità. 

Credo che ognuno abbia una piccola verità nel proprio cuore. Voglio dire che in nessun cuore c’è tutta la verità e solo la verità e, allo stesso tempo, non vi è nessun cuore che non possieda alcuna verità.

Credo che in questo momento storico Papa Francesco sia la persona più capace di far crescere dentro le persone che incontra il bene che alberga nel cuore degli interlocutori.

Cardinale Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena

Introduzione – Roberto Alessi, direttore di Novella2000

L’unico santo della storia canonizzato direttamente da Gesù era un ladrone

Ho incontrato don Mauro Leonardi in una trasmissione televisiva, credo Storie italiane, condotto da Eleonora Daniele, ottima giornalista, su Rai uno. Mi ha colpito l’integrità di questo sacerdote, quasi mi commuoveva il suo rigore, la sua audacia di fronte l’attualità senza abbandonare la Fede, il suo credo. Perfino ingenuo, e forse intravvedevo in questo una sua forza. Un’anima pulita, lui, così cattolico, in un mondo dove essere cattolico a volte sembra essere considerato una limitazione, un peso. E quasi con uno spirito provocatorio gli ho chiesto di intervistare persone opposte lui, o forse vicinissime. Come col Diavolo e l’acquasanta l’ho voluto mettere alla prova confrontandolo attraverso una serie di interviste per il mio giornale, Novella 2000, con personaggi, dal carattere forte, gente famosissima, simbolo di un’Italia laica, senza croci, senza senso del peccato, ma forse meno peccatori di altri campioni nel predicare bene razzolando malissimo.

Pensavo che potesse nascere un cocktail più che interessante non solo da un punto di vista giornalistico quando da un punto di vista umano. E così è stato. Gli ho proposto incontri di fronte ai quali altri sacerdoti avrebbe preferito fuggire per puro opportunismo, una vera e propria provocazione culturale: quasi con sfida a Don Mauro ho proposto di incontrare pornostar come Rocco Siffredi e Franco Trentalance, due peccatori che non sentono il peccato perché sono convinti che il sesso non lo sia. Ç

Li conosco bene e li sento più vicini a Dio di certi banchieri finanziatori delle chiese, e che magari ci vanno regolarmente, ma che mettono il profitto prima dell’anima, e non fanno una piega pignorando la casa e buttando su un marciapiede una famiglia per bene rea di non aver avuto successo nel quattrino. Gli ho proposto di incontrare Vladimir Luxuria, una trans che nella vita ha provato tutto, ma che ha più anima di certe signore bene poco tacco poco trucco, timorate di Dio che girano la testa dall’altra parte se incontrano un ultimo, un invisibile.

Gli incontri di Don Mauro sono continuati con peccatori impenitenti come Vittorio Sgarbi, e una madre di famiglia che ama il nudo come Justine Mattera, o un artista narcisista come Cristiano Malgioglio, o un uomo che non conosce compromessi come Giuseppe Cruciani, volgare quanto onesto nelle sue sboccate affermazioni.

E sono nate le interviste che Don Mauro ha voluto ora raccogliere in questo volume.

Quando mi ha scritto la sua lettera per chiedermi se poteva pubblicarle e se volevo scrivere questa prefazione ha aggiunto questa frase: “Mi auguro che l’uscita di questo volume possa rimuovere quegli ostacoli al dialogo che ho trovato nel mondo cattolico, e di cui le ho parlato al telefono, e di poter così riprendere la collaborazione interrotta”. Già perché don Mauro dopo qualche mese ha dovuto interrompere la sue interviste e la sua collaborazione con me. Qualcuno, gente che non conosco e non so chi sia, ha sollevato il caso: un prete non doveva avvicinare certe persone, forse considerate indegne di incontrare e parlare con un sacerdote.

Come se il Cristo non avesse dovuto parlare con i peccatori che ha redento, da Maria Maddalena al ladrone sulla croce. Ma se Gesù è venuto in questo mondo e si è fatto uomo è stato proprio per aiutarci a trovare la via a noi peccatori.

Ci può essere qualcuno indegno di parlare con un sacerdote? Non viene negato nemmeno ai condannati a morte per reati spaventosi.

Per quando mi riguarda sono onorato di aver avuto la collaborazione di Don Mauro, così come sono onorato di avere l’amicizia di chi ha intervistato, persone che amo e che rispetto.

Un’ultima cosa, al ladrone cui si rivolse sulla croce Gesù disse: «Oggi sarai con me in Paradiso». Quel ladrone fu l’unico santo della storia canonizzato direttamente da Gesù. Vi rendete conto? L’unico santo nominato da Gesù era un malfattore.

Quelli che hanno costretto Don Mauro a rinunciare alla sua libertà di uomo e di prete che voleva incontrare quei “peccatori” forse non ricordavano questo passo del Vangelo.

Miei cari, rileggetelo, ma con attenzione questa volta. Prendetevi questo consiglio, non vi farà certo male rileggere il Vangelo che non avete capito prima, mentre a Don Mauro rivolgo di nuovo l’invito a fottersene di chi, non so come, lo ha intimorito e di andare avanti nel suo percorso di verità. E questo libro forse dimostra che ha accolto il mio invito. I miei giornali sono sempre aperti ai suoi incontri.  

Roberto Alessi, Direttore di Novella 2000

 

Postfazione di Giancarlo Polenghi, giornalista

Mauro Leonardi è un prete e uno scrittore insieme. In quanto prete è interessato alle anime, alle persone, alla loro salvezza e felicità, nella loro unicità di singoli. Come scrittore è un artigiano della parola, uno che con le parole lavora per trarne bellezza e verità. I due ruoli non sono in opposizione, anzi si potrebbe dire che si alimentano a vicenda. Dove finisce il prete e dove comincia lo scrittore è difficile dirlo perché le due fisionomie si intrecciano e si inseguono senza mai stancarsi.

Conosco Mauro da quando eravamo entrambi ragazzi, prima alle scuole superiori e dopo all’università. Lui ha studiato economia e commercio e lì per lì io, che studiavo lettere, non avevo intuito la sua vena artistica. Poi è arrivato il suo sacerdozio e i primi libri, assieme ad una sua per me sconosciuta e dirompente sensibilità artistica, fatta di intuizione e di sensibilità. Il modo di pensare e scrivere di Mauro Leonardi è rapido e diretto, tutto sostanza. Senza spazio per pizzi e merletti, alla ricerca sempre delle forme più scarne ed essenziali. Ho sempre ammirato la sua coerenza personale e il suo coraggio di essere radicale, di andare fino alle estreme conseguenze. Una persona curiosa, positiva, con un animo semplice e diretto, che cerca di spingersi oltre le apparenze. Tutto questo gli è utile sia come prete sia come scrittore.

Alcuni mesi fa lo incontro ad Urio, un paesino del lago di Como, che è stato cornice di molte chiacchierate anche in passato. Ci raccontiamo reciprocamente i fatti più recenti della nostra vita e apprendo con maggiori dettagli della sua intensa attività di scrittura, il romanzo “Un giorno di Susanna” – che raccomando vivamente –, il blog “Come Gesù”, le interviste su Novella 2000. Un’attività che non lo distoglie dai suoi incarichi pastorali. Una vita insomma di grande impegno, vissuta con generosità. La sua figura di prete-scrittore mi incuriosisce. Soprattutto oggi – ma probabilmente è sempre stato così – in un mondo dove il messaggio cristiano pare inascoltato o incompreso. Il nostro paese, che ha certamente profonde radici cristiane, sta attraversando profondi mutamenti, come avviene anche all’Europa e al mondo intero. Papa Francesco parla di un cambiamento d’epoca più che di un’epoca di cambiamento. Le sfide della globalizzazione, l’enorme accelerazione impressa dalla tecnologia e dalla scienza, la crisi economica e ancor più quella morale rendono il nostro orizzonte pieno di incertezze. I conflitti in ogni ambito crescono. Non solo tra i politici. Il messaggio cristiano deve misurarsi con tutto questo. E il modo con cui Mauro Leonardi cerca la sua strada per testimoniare la sua fede mi convince. Mi pare che sia molto adatta a lui, alla sua personalità, e al contempo mi pare foriera di frutti. Questo, che a me pare un’evidenza, si evince da uno sguardo complessivo alla sua multiforme attività.

 

Il mio primo lavoro di giornalista, era il 1984, l’ho svolto nella redazione di un programma televisivo quotidiano che si chiamava “Pronto, Raffaella?”, condotto da Raffaella Carrà, con la regia di Gianni Boncompagni e la collaborazione di autori come Giancarlo Magalli, Lianella Carell e Sergio Japino. Anche per questo quando Mauro Leonardi mi parlò della sua rubrica su Novella 2000, nata proprio in tv durante uno dei talk show a cui era stato invitato assieme al direttore della rivista, fu come un tuffo nel passato, in un tempo che avevo anch’io dedicato a quel particolare ambiente fatto di chiacchiere, di audience e di persone famose e popolari. Per me quella era stata un’esperienza breve, durata poco più di due anni, eppure un’esperienza che aveva lasciato il segno. Avevo imparato soprattutto, a contatto con il mondo dello spettacolo, ad apprezzare ciò che è popolare. Il mio lavoro consisteva all’epoca nel preparare le schede per le interviste che la Carrà faceva ogni giorno all’interno del programma. Tra gli intervistati c’erano cantanti e attori, personaggi del mondo dello sport o della politica, giornalisti o persone poco note ma che avevano storie interessanti da raccontare e che per questo erano salite agli onori della cronaca. E nel lavoro di redazione assieme ai miei colleghi una fonte privilegiata di consultazione erano proprio alcuni settimanali come Eva Express e Novella 2000, Panorama, Espresso, Famiglia Cristiana, e ovviamente anche i quotidiani. Ecco perché quando ho letto questo libro, con le interviste ai diversi personaggi è stato per me qualcosa di vecchio e di nuovo insieme. Ho ritrovato il ritmo sintetico e franco, la leggerezza e la legge della popolarità, unita però a riflessioni profonde, alla sensibilità di chi cerca nei suoi interlocutori la verità che portano nei loro cuori.

La galleria di personaggi che Mauro Leonardi ha intervistato sono un campione abbastanza casuale di persone che, ritenute dalla redazione “pubblici peccatori”, hanno accettato di essere intervistati da un sacerdote-scrittore. In realtà si tratta di persone perlopiù credenti, con una certa popolarità e – soprattutto per alcuni – caratterizzati da scelte professionali o personali che paiono – e sono – in disaccordo con gli insegnamenti morali del cristianesimo. Il meccanismo del contrasto, ossia il mettere vicino “il diavolo e l’acquasanta”, è certamente un espediente che di per sé crea interesse. Se c’è contrasto, ci sono visioni ovviamente differenti, allora nello scontro-incontro può nascere qualcosa di interessante da leggere. Questa è una delle leggi più profonde e radicate del giornalismo (ma anche della narrazione e della fiction). Mauro però invece di giocare le interviste su ciò che divide, cosa scontata e facile, oltre che evidentemente inutile e giornalisticamente banale, gioca le sue interviste soprattutto su ciò che unisce, o che può unire, mettendo così in luce aspetti inediti. In realtà le sue domande, prima di tutto, sono interessate a capire, a capire davvero, senza dare per scontato, senza pregiudizi che potrebbero minacciare un dialogo vero. Le domande sono lì, nude e aperte, pronte a ricevere le risposte, quali che siano. Non ci sono giustamente repliche o commenti, c’è qualche volta una domanda ulteriore per capire ancora meglio, per verificare di aver capito bene. Questo è quello che insegnano nei corsi di giornalismo di tutto il mondo. Saper fare domande aperte, interessanti, magari che spiazzano, curiose, seguite talvolta da domande chiuse di verifica, per evitare il rischio di fraintendimenti, per precisare. Nel giornalismo infatti saper chiedere, saper porre le domande giuste, è tutto.

Ciò che accomuna davvero gli intervistati è una certa notorietà e un’abitudine a frequentare i salotti televisivi e, in virtù di questo, anche i settimanali di gossip. La popolarità non è facile da ottenere per nessuno. Chi l’ha ottenuta ha qualche caratteristica o qualità personale o professionale che gli ha permesso di emergere dalla massa. Gli intervistati sono tutti personaggi anche televisivi, e per le mie esperienze in questo settore so bene che la telecamera è uno strumento che permette al pubblico di vedere molto, molto al di là di ciò che il linguaggio verbale esprime. Essere popolari in tv implica il saper trasmettere il proprio modo di essere attraverso i gesti, le espressioni del viso, anche quando non si parla e si sta solo ascoltando. Tutto è esplicito davanti a una telecamera, dalla scelta di abbigliamento ai gesti più insignificanti, dal tono di voce al modo di stare zitti, di essere presenti o assenti. La popolarità televisiva implica quindi una certa coerenza interna, una capacità comunicativa di essere e di apparire in modo vero o verosimile. E per conoscere più a fondo questo tipo di persone, i personaggi televisivi, a prescindere dalla loro presunta vicinanza o lontananza dalla fede, è molto interessante interrogarle anche su questa importante dimensione della vita. Infatti ciascuna intervista è stata non solo interessante ma anche sorprendente e molto ricca in termini di contenuti, contribuendo non poco a mettere in luce un aspetto fondamentale e spesso trascurato della loro personalità.

 

Vorrei ora spezzare una lancia sull’essere popolari che è a mio avviso un valore. Chesterton scrisse un libro intitolato “Il bello del brutto” in cui difendeva precisamente i gusti popolari rispetto a ciò che potremmo definire alta cultura, per iniziati, per gente con un gusto raffinatissimo e talvolta alquanto complicato. È bene ricordare che l’opera lirica è stata per molti anni uno spettacolo eminentemente popolare, proprio come lo sono i romanzi rosa, le canzoni di Sanremo, le serie televisive. Popolare non significa di cattivo gusto, anzi il popolare che dura nel tempo ha certamente qualcosa da insegnare, perché tocca in profondità le corde e la sensibilità di molte persone diverse, seppur non particolarmente istruite. Quindi se Mauro Leonardi scrive una storia d’amore come “Una giornata di Susanna” (che per altro è molto più di un racconto rosa al femminile) e pubblica su Novella 2000, sta facendo, secondo me, qualcosa di utile e di artisticamente rilevante. Tanto più che lo fa portando in questi generi letterari popolari – il romanzo e l’intervista sulla rivista gossip – la sua sensibilità e profondità umana di prete e di scrittore attento alla dimensione trascendente, attento, in una parola, a Dio. Di nuovo, quello che colpisce qui è il contrasto tra la leggerezza della pubblicazione (con i suoi spazi limitati –la lunghezza di un articolo è fissata in poche battute – e lo stile tipico del gossip) e la profondità dei temi e dei quesiti. Il risultato è un prodotto interessante. Dal punto di vista giornalistico di qualità. Complimenti quindi al direttore di Novella 2000 per l’idea e a Mauro Leonardi per l’esecuzione personale e brillante.

 

Nell’incontro che avemmo ad Urio, Mauro mi disse anche che questa sua iniziativa aveva suscitato critiche ripetute da parte di persone che – probabilmente senza conoscerlo, o almeno senza conoscere bene il suo pensiero – lo hanno accusato di alimentare relativismo morale e di attentare all’integrità della dottrina cristiana. Queste critiche credo abbiano, forse indirettamente, provocato la pubblicazione di questo libro. E pertanto sono critiche che hanno stimolato qualcosa di positivo.

Fin dal primo momento dissi a Mauro che, a mio parere, il suo lavoro era utilissimo e anche prezioso, e oggi dopo aver letto il libro ne sono ancora più convinto. Per altro è molto interessante capire anche da che cosa siano motivate le critiche e al di là di possibili personali idiosincrasie comprendere dove siano i nodi, da che cosa siano generate le incomprensioni. Con questo libro abbiamo infatti un contributo di argomentazione, ci vengono forniti elementi di contesto utili per riflettere, al di là delle visioni stereotipate. Perché bisogna uscire da una comunicazione troppo emotiva ed urlata che, soprattutto in rete, contraddistingue le dispute su molti argomenti divisivi, come lo sono alcune presunte posizioni sulla morale cattolica.

Per i meno informati sulle vicende all’interno della chiesa cattolica è utile dire che dopo l’elezione di Papa Francesco e i suoi interventi magisteriali, si sono levate tra alcuni cattolici voci di protesta che dissentono da ciò che il papa sta ripetutamente dicendo su diversi temi. Le critiche, reiterate negli anni, sono arrivate recentemente fino all’estremo di chiedere le dimissioni del papa. Il pontefice non ha dato molta importanza a queste voci e ha invece confermato il suo atteggiamento di apertura e dialogo. In realtà il pontefice non sta proponendo una nuova morale cattolica, sta piuttosto sottolineando l’esigenza di ascoltare i problemi veri della gente, di operare come in un “ospedale da campo” aprendo gli occhi sulle necessità più urgenti, a partire “dalle periferie”. Quindi il suo invito è di “uscire” verso la gente e di testimoniare la fede con rispetto e misericordia. Le critiche a Mauro Leonardi, che mi pare stia facendo proprio ciò che il pontefice invita a fare, provengono proprio dagli stessi ambienti che mostrano una sorta di sospetto verso il pontefice. Qualcuno potrebbe dire che non è la prima volta che l’autorità papale viene criticata, anche duramente (basterebbero gli scismi nella chiesa per convincerci), certo è che in tempi più recenti, negli ultimi 50 anni, non si erano viste critiche così forti. Alcuni vaticanisti, come Luigi Accattoli, sostengono che c’è una vera scissione all’interno della gerarchia ecclesiastica cattolica. La qual cosa si ripercuote anche al di fuori, soprattutto in rete e tra gruppi di persone ristrette ma anche molto motivate e sensibili al tema. È anche noto che la comunicazione on line, con le sue caratteristiche di rapidità e consentendo uno scambio non solo da uno a molti ma anche viceversa – da molti a uno – (diverso rispetto alla comunicazione personale di uno a uno o a quella di massa di uno a molti) favorisce la radicalizzazione, la critica urlata, poco attenta alle persone e anche alle motivazioni. Mauro Leonardi con la sua attività on line, seguitissima da molti, si è trovato al centro di meccanismi di questo tipo. Ecco perché un libro come questo è utile anche per tentare di dipanare la matassa, per avere un approccio più meditato, sempre che si sia interessati a capire fino in fondo e non si cerchi invece la rissa per la rissa. Per altro credo che quelli della “rissa per la rissa” siano probabilmente pochissimi. In molti invece alberga un certo sentire a causa di molte ragioni diverse. Ed è utile farsi carico di questo perché il dialogo è forse ciò di cui abbiamo più bisogno in questo tempo di globalizzazione e di conflitti sempre più forti.

Questo libro è quindi a mio avviso utile perché oltre a dare una lettura di commento alla galleria di interviste, permette di cogliere e di tentare di risolvere il nodo – lo scandalo –  che alcuni cattolici ravvisano in questo modo di fare giornalismo popolare. La domanda che mi pongo è allora: perché alcuni cattolici non sembrano capire queste interviste di Mauro Leonardi? E perché questi stessi cattolici che lo criticano, criticano anche papa Francesco? Che cosa c’è di così rivoluzionario nelle loro parole e nel loro atteggiamento? Il collegamento tra i critici del papa e i critici di Leonardi è molto palese, anche se qualcuno potrebbe sostenere che si tratta di un’associazione indebita. Chi non condividesse questo fatto, lo prenda come un’ipotesi di lavoro e, se crede, provi a dimostrare il contrario.

Passiamo ora brevemente all’accusa. Ciò che viene riferito dagli accusatori è un reato di ambiguità. I critici dicono insomma, in modo palese o velato, che sia l’uno che l’altro hanno, secondo loro, un piano di riforma dei capisaldi morali delle fede cristiana. E la loro critica è quindi motivata dalla sacrosanta difesa della retta dottrina. Dicono che invece di predicare la dottrina di Cristo si vuole predicare una dottrina addomesticata al mondo. Il comportamento e l’atteggiamento di papa Francesco è sotto gli occhi di tutti, e anche recentemente lui stesso, di fronte ad accuse specifiche ha chiesto agli stessi giornalisti di valutare se ciò che è stato detto di lui abbia fondamento. Il papa è arrivato a dire che di fronte alla menzogna è meglio il silenzio. Per quanto riguarda l’atteggiamento di fondo di Mauro Leonardi su molte questioni morali, questo libro di commento alle interviste su Novella 2000– arricchito da una sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica in appendice – dovrebbe risolvere ogni dubbio. Leonardi ha una fede integra che si rifà al Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo non gli impedisce, anzi lo sprona a portare avanti la sua attività di prete-scrittore.

Ma allora perché alcuni cattolici non lo percepiscono. Mentre su Leonardi gli studi e le analisi sono scarse, sul pontefice, ovviamente, molto di più è stato fatto. Chi non capisce papa Francesco dimostra una difficoltà di cui è giusto farsi carico (sempre che non ci sia malafede), investendo in approfondimento e in riflessione, perché per un cattolico la maggiore o minore unità con il pontefice non è una questione secondaria. Il filosofo Massimo Borghesi nel suo penultimo libro affronta il tema in modo ampio e molto dettagliato. Ricostruendo le letture di Bergoglio, e con una verifica di prima mano con il diretto interessato, egli scopre che il modo di pensare del papa è intellettualmente molto aperto anche perché legato alla lezione di Romano Guardini nel libro “L’opposizione polare”, in cui si descrive la vita proprio come tensione tra due opposti che devono stare insieme. La teoria del teologo italo-austriaco è argomentata in profondità e ampiezza. Papa Francesco che cita Guardini in diversi suoi documenti ovviamente non è contro la chiarezza della dottrina, pensa solo che essa, senza un’attenzione alla realtà della gente, a ciò che la gente può capire, abbia poca utilità. Realtà e idealità insieme, seguendo una logica graduale. Inoltre papa Francesco, per difendere la libertà di opinione in molte questioni ripete spesso che il mondo sempre più globalizzato dovrebbe assomigliare più che a una sfera, in cui tutti i punti hanno la stessa distanza dal centro, ad un poliedro che con la sua irregolarità mantiene l’unione e le differenze. Il libro di Borghesi è dal punto di vista intellettuale molto stimolante e può essere di utilità per chi abbia questo tipo di approccio alla vita. Quel che è certo è che papa Francesco, più che ad altri testi, si riferisce, senza commenti, in modo diretto, al Vangelo. La sua predicazione è diretta e popolare, radicalmente evangelica. Alcuni questo lo percepiscono, altri no. Non per questo bisogna stancarsi di dialogare, di spiegare, insomma, per un cristiano, è opportuno fare tutto ciò che sia possibile per continuare sulla strada del dialogo, perché solo esso porta alla conversione autentica. E a mio parere, questo libro ne è un esempio felice.

 

 

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