Blog | 29 Dicembre 2025

Blog – La fantascienza come lente morale: il caso Pluribus

La fantascienza non è mai stata soltanto evasione. Anzi, nei suoi momenti migliori è uno dei luoghi narrativi più efficaci per mettere a fuoco i grandi nodi morali dell’umano. Proprio perché sposta l’azione “altrove” – nel futuro, nello spazio, in mondi alternativi – la fantascienza permette di guardare con maggiore nitidezza ciò che nel presente resta confuso o anestetizzato dall’abitudine. È una distanza che chiarisce, non che allontana. I temi morali, nella fantascienza, non vengono quasi mai enunciati in forma teorica. Sono incarnati in scelte, sistemi sociali, promesse seducenti e conseguenze drammatiche. Bene e male non appaiono come concetti astratti, ma come alternative concrete di vita. Per questo la fantascienza è uno strumento potentissimo: non spiega, mostra; non predica, costringe a guardare.

In questo solco si colloca Pluribus, la serie di Apple TV, che sotto l’apparenza di una sorta d’invasione aliena causata da un virus creato in laboratorio sfruttando impulsi provenienti da seicento anni luce di distanza e captati da un osservatorio astronomico, nasconde in realtà un conflitto morale radicale. La serie segue la storia della scrittrice Carol Sturka, che scopre di essere una delle tredici persone del pianeta immuni a un’epidemia che ha infettato l’intera umanità, fondendola in un’unica mente collettiva. Mentre il primo contagio è avvenuto senza alcuna scelta da parte delle vittime, il coinvolgimento degli immuni può avvenire solo dietro eplicito e convinto consenso. Il vero plot della serie, però, non è l’origine cosmica del contagio, ma l’alternativa che esso pone: da una parte il bene, la pace, l’ecologia, una società apparentemente armoniosa; dall’altra la libertà della persona, dell’individuo, il diritto – e il rischio – di essere se stessi.

Il punto decisivo è che Pluribus non oppone il bene al male in modo banale. L’alternativa non è tra violenza e giustizia, tra caos e ordine. L’alternativa è molto più sottile, e proprio per questo inquietante: è tra un bene imposto e una libertà fragile; tra una pace programmata e una identità personale non addomesticabile. Gli “altri” – il sistema, la collettività che si presenta come più evoluta, più giusta, più felice – non si impongono con la forza. Il loro strumento principale non è la repressione, ma la persuasione. Il loro linguaggio non è quello della minaccia, ma quello della felicità. Quando dicono a Carol Sturka quanto siano felici, non stanno semplicemente condividendo uno stato d’animo: stanno tentando di manipolarla. È qui che la serie diventa profondamente morale. La felicità, presentata come dato oggettivo e indiscutibile, diventa un’arma. «Noi siamo felici» non è un invito, è una pressione. È il tentativo di far sentire Carol sbagliata, immatura, egoista se non desidera ciò che tutti desiderano. È la negazione più radicale della libertà personale, perché non passa attraverso il divieto, ma attraverso il consenso forzato.

Il vero problema non è se quel mondo sia efficiente, pacifico o sostenibile. Il vero problema è il prezzo che chiede: la rinuncia all’unicità della persona. In Pluribus l’ecologia, la pace, il benessere collettivo diventano assoluti che giustificano la riduzione dell’individuo a funzione del sistema. È una tentazione antica, ma sempre attuale: sacrificare la libertà in nome di un bene più grande, definito però da altri. Carol Sturka incarna la resistenza a questa logica. Non perché scelga il male, ma perché rifiuta un bene che non lascia spazio alla coscienza, al dissenso, alla possibilità di essere diversi. La sua inquietudine è già una colpa agli occhi degli “altri”, perché mette in crisi l’uniformità felice su cui si regge l’intero impianto. Ed è qui che la fantascienza mostra tutta la sua utilità morale. Pluribus ci obbliga a chiederci se una società possa dirsi davvero buona quando non tollera la libertà interiore; se la felicità possa essere autentica quando non è scelta; se la pace possa essere vera quando nasce dalla cancellazione dell’io. La fantascienza, quando è onesta, non offre risposte comode. Offre domande inevitabili. E Pluribus ci ricorda che il bene, per essere tale, deve sempre passare dalla libertà della persona. Senza di essa, anche la felicità rischia di diventare soltanto una forma elegante di dominio.

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