
Blog – Religione pop: il tempio Marvel e i suoi miliardi
Arriva sulle piattaforme dello streaming online il film che racconta gli inizi dei Fantasici 4. Questo fatto mi dà l’occasione per proporre una piccola riflessione “religiosa” o perlomeno di sociologia religiosa associata alla dimensione economica.
L’universo Marvel, come molte grandi narrazioni moderne (pensiamo anche a Star Wars o Il Signore degli Anelli), ha una mitologia interna: eroi, divinità, origini cosmiche, apocalissi, redenzioni. I personaggi come Thor o Loki attingono addirittura a pantheon veri e propri, rielaborandoli per il pubblico contemporaneo. In modo molto furbo la Marvel rafforza un mercato solidissimo creando una comunità di “credenti” (i fan) che condividono storie, rituali (le anteprime, il cosplay, le convention), simboli (lo scudo di Cap, il martello di Thor) e perfino «testi sacri» (i fumetti originali). I supereroi fungono da modelli di comportamento: l’eroismo di Capitan America, il sacrificio di Iron Man, la responsabilità di Spider-Man — sono “valori” quasi catechetici. La narrazione offre risposte simboliche a domande antiche: il bene contro il male, la giustizia, il destino, la colpa e la redenzione. Certo, manca la dimensione trascendente in senso stretto: non c’è un “Dio” universale (anche se nel Marvel Cosmology ci sono esseri potentissimi come Eternity o il Living Tribunal). E non c’è una liturgia finalizzata alla salvezza ultraterrena. Però dal punto di vista antropologico funziona come una «religione narrativa»: dà significato, identità, comunità.
In questo senso, potremmo dire che l’universo Marvel è una religione secolare che parla un linguaggio mitologico per rispondere a bisogni molto simili a quelli a cui rispondono le religioni tradizionali: speranza, giustizia, redenzione, comunità. In questo modo il colosso americano sfrutta per le sue finalità di bilancio la più profonda dimensione dell’essere umano, quella religiosa. Tanto di cappello (per non dire altro).
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