
Cartolina da Ischia – Omosessualità e mito. “Natura non facit saltus”
La terza parte di Omosessualità e mito
“Natura non facit saltus“ motteggiò Leibniz per dire che la natura procede per continuità, progressivamente, sempre per gradi, mai discreta. Qualcuno di voi mi dirà che queste parole furono pronunciate circa 2 secoli prima che Planck ed Einstein ipotizzassero e dimostrassero, invece, proprio la natura discreta, cioè discontinua (per quanti) della luce, costruendo così le basi della meccanica quantistica, ma quella è un’altra storia. Utilizzo qui il celebre detto del matematico tedesco, per introdurre questa Terza parte su “Omosessualità e mito” avente a oggetto la natura delle cose. Lo scopo, come già accennato nella prima cartolina sull’improponibile parallelo tra omosessualità dell’uomo e degli animali, non è quello di dimostrare che la omosessualità non si dia in natura, ma, piuttosto, di sottolineare che non sempre ciò che si dà in natura sia anche naturale.
Dunque “natura non facit saltus”. Come è bello l’etimo greco “phisis della parola “natura”, cioè forza vitale che sferzi i viventi a crescere e riprodursi per poi morire. Come è ancora più bella, l’assonanza di “phisis” con “phòs”, cioè, della “vita” con la “luce”, nunzio dell’amplesso strepitoso tra il Creatore e la sua creatura. Sarà proprio questa definizione sostanziale di natura, nella sua accezione più ampia e comprensiva, il punto di riferimento di questa mia nota che non ambisce a dire l’ultima parola sull’argomento, ma, più modestamente, ad inquadrarne un aspetto; un peculiare punto di vista che lascia impregiudicata ogni altra prospettiva.
La natura non fa salti ma progredisce per gradi, evolvendosi, e il Neodarwinismo, oggi, ne è l’espressione più accreditata. Questa teoria è una mirabile integrazione tra la classica evoluzione delle specie di Darwin e la teoria dell’ereditarietà di Mendel, il tutto aggregato da modelli matematici di genetica delle popolazioni e dalla analisi paleontologica. Insomma un coacervo teoretico formidabile il cui nucleo speculativo, vede nel gene il target della selezione naturale. Assunto fondamentale del tutto, è che la ricombinazione genetica, di cui la forma più diffusa è quella che dà luogo a spermatozoi ed ovuli ricombinati geneticamente; e le mutazioni, cioè le modificazioni genetiche stabili ed ereditabili dovute al caso; siano i sostrati unici su cui si stratificano, nel lento scorrere del tempo, i livelli evolutivi di tutti i viventi. Dunque mutazioni casuali ereditabili e ricombinazioni genetiche di spermatozoi e ovuli: insomma, senza l’incontro del maschile e del femminile non si va avanti su questo pianeta.
Veniamo al punto: l’omosessualità che si dà in natura, dai tempi antichi ad oggi, è naturale nel senso sopra espresso? Certamente no! Ciò nulla dice, né tanto meno deve dire, circa le implicazioni etiche o sociali del comportamento, ci mancherebbe. Quanto detto, tuttavia, sottolinea che se il neodarwinismo è il motore inarrestabile dell’evoluzione e dunque, del progredire della vita sul pianeta, ciò non implica, nella natura delle cose, l’omosessualità come dato naturale. Evidentemente, l’impossibilità di procreare per gli omosessuali è e sarà in futuro, un ostacolo insormontabile che relega il loro comportamento sessuale in un “cul de sac” evolutivo, senza uscita e improduttivo secondo i criteri naturali dell’evoluzionismo. In altri termini l’omosessualità si dà in natura ma non s’integra nella natura e “non fa natura”. E’ vero che con le moderne tecniche di fecondazione assistita e di ingegneria genetica, almeno per ciò che riguarda l’amore saffico, vi è la possibilità che il nucleo familiare di due donne possa arricchirsi di uno o più figli, ma ciò è un escamotage meraviglioso che implica sempre l’utilizzo di seme maschile anonimo o donato. In altri termini si darebbe la possibilità di procreare per una donna omosessuale, ma la sua omosessualità sarebbe aggirata da un incontro in provetta con il maschile, a conferma, appunto, che Saffo, poetessa di Lesbo, non è prevista dagli schemi naturali e rimane relegata nella dottissima Suda bizantina. Le api femmine, invero, si sono attrezzate da tempo ed hanno sviluppato una possibilità di riproduzione virginale, nota come partenogenesi, mercé la quale, deponendo uova non fecondate da spermatozoi, nascono, per auto-innesco delle uova stesse, nuove api femmine tutte uguali cioè dei cloni. Ma riguardo al Genere Homo, la questione è lunga da venire.
Secondo aspetto molto dibattuto sul nostro blog con forte competizione dialettica, fervore partigiano e raffinatezza linguistica è la questione di sempre, più che annosa…. direi secolare. Ma la sodomia è naturale oppure no? Qui sta il punto di non ritorno di questo mio articolo e per mitigarne ove possibile gli effetti collaterali, cercherò di dare un prudente colpo al cerchio e un garbato tocco alla botte. Ma andiamo con ordine e in punta di fioretto. L’omosessualità è noto, è praticata da sempre e nell’Antica Grecia ha trovato il suo contesto ideale. Si sa anche che i greci non davano molto peso all’orientamento sessuale che dunque, non era considerato un “marcatore sociale”. Tuttavia, pur nella casa madre del libero pensiero sussistevano differenze al riguardo che taluni oggi, identificherebbero certamente in atti discriminatori. Lo stato sociale contava molto al punto che la penetrazione anale era appannaggio dell’uno che dei due era più alto in grado sociale rispetto all’altro che la riceveva. Ed in ogni caso, profonda contraddizione di termini diremmo oggi, il primo, cioè quello di status superiore, era inquadrato nel ruolo maschile rispetto al secondo, incluso nel ruolo femminile, sicché, gira che ti rigira, gli schemi maschio-femmina ritornavano in superficie. Ma veniamo a noi: la sodomia è naturale oppure no? Ovviamente parliamo qui di sodomia eterosessuale ed omosessuale. Implicito nel termine non è solo il coito anale ma anche taluni atti senza coito, come il sesso orale (cunnilingus, anilingus e fellatio), nonché svariate e molteplici prassi masturbatorie e il tutto, complessivamente, ricade sotto il termine derivato dalla biblica città di Sodoma ove ci si dava alla pazza gioia. Tuttavia, mi riferisco qui al termine sodomia come evocativo del solo coito anale (coito: “andar insieme” ).
Ora, senza perdere di vista la premessa definizione di “natura”, intesa come “phisis” cioè: forza vitale che sferzi i viventi a crescere e riprodursi per poi morire, non è necessaria una laurea in medicina e chirurgia per convenire che le strutture anatomiche in questione, siano evolute nel tempo per svolgere funzioni totalmente diverse sicché il retto è strutturato dalla natura per “espellere”, mentre è la vagina che è atta a “ricevere”. Il termine stesso vagina cioè ”fodero”, è una indicazione schietta della funzione che svolge, grazie anche alla peculiare struttura del rivestimento più interno, cioè la mucosa, che è totalmente diversa da quella che invece riveste internamente il retto. Ma questa è un’altra storia che non credo sia meritevole di essere qui approfondita con dettagli anatomo-istologici che non apportano benefici alla discussione.
Natura non faciti saltus ! Cosa dire ed in conclusione? Forse l’osservazione della natura delle cose senza pregiudizi è il viatico per capire per poi comprendere ed includere. L’opposto non conduce lontano.
Salve, sono Ciro Di Sarno e vivo ad Ischia, una delle isole più belle al mondo. Venite a trovarmi e vi racconterò il resto della mia vita
