
Le Lettere di Silvia Fabiola – Gli atei sono più intelligenti dei credenti
Da una recente ricerca elaborata da alcuni esimi professori appartenenti ad una prestigiosissima università americana emerge che gli atei sono più intelligenti dei credenti. Cioè (tento di spiegarmi anche se è molto arduo vista la complessità della tesi) siccome la massa tende a seguire un ideale unico proposto da un capo e la maggior parte della gente che la compone è credente, ecco che i neuroni scarseggiano tra i credenti. Se invece, badate bene, la massa fosse in prevalenza atea, un credente sarebbe colui che si ribella alle convenzioni e quindi per un difficilissimo calcolo eseguito da un costosissimo marchingegno ultra moderno, ne segue che sarebbe più arguto, curioso e soprattutto intelligente. Gli esimi quindi ne deducono che in questo momento storico ove regna una proverbiale religiosità, i cretini siamo noi (noi credenti intendo, forse qualcuno lo aveva arguito ma è sempre bene spiegarsi come si fa coi fanciulli).
Di codesta tesi scientifica mi capitò, non senza fatica, di parlarne stamane col mio vicino ottantenne, di professione contadino, studi eseguiti: terza elementare. Il quale mi ha guardato con quell’aria idiota che abbiamo noi credenti e mi ha detto “grazie al cavolo!”
Questa frase mi ha colpito molto, facendomi entrare in un vortice di pensieri di natura esistenziale dal quale non riesco ad uscire. Vorrei chiedervi consiglio ma .. perdonatemi se temo che non ne siate all’altezza. Visto che trattasi di grave dilemma dovrò rivolgermi ad un ateo che illuminerà la mia via, poi io illuminerò altri fratelli i quali illumineranno altri fratelli etc etc.. finchè saranno tutti atei ed io tornerò nell’oblio a causa della cretinaggine scientificamente provata per la tesi di cui sopra, quindi, in un guizzo neuronico che durerà solo un attimo mi riconvertirò a Dio e sarò finalmente una credente intelligente riconosciuta dalla scienza.
Nel frattempo forse gli esimi scienziati saranno morti di vecchiaia e l’università sarà stata trasformata in un fast food, ma sento, sento che devo correre il rischio!
Intanto stiamo zitti per non farci riconoscere, è scritto sicuramente da qualche parte che l’idiota muto passa per un genio; O viceversa; O forse intendeva muto nel senso letterale del termine e quindi quasi certamente anche sordo.
Boh! io mica l’ho capito.
