
Le Lettere di Silvia – Venerdì Santo
Era il tempo in cui sembrava che di venerdì santo qualcosa o qualcuno cantasse sottovoce una nenia malinconica che si udiva nonostante i rumori delle faccende giornaliere , il caos delle automobili, le saracinesche che si aprivano, gli schiamazzi dei ragazzini più vivaci del solito perchè in vacanza. Avevamo il negozio di pelletterie e capitava spesso in quei giorni che entrasse un frate od una suora per chiedere l’elemosina, che a quel tempo nessuno aveva il coraggio di negar loro. Entravano dicendo “sia lodato Gesù Cristo” ed uscivano augurando una Pasqua serena a tutti , lasciando una scia di profumo delicato, l’odore dell’umiltà, del candore di una mano aperta per ricevere qualche spicciolo e per dare in cambio un silenzioso messaggio di speranza.
Il venerdì santo non andavamo quasi mai in chiesa, ma nonostante questo ci ricordavamo tutti che era il giorno in cui Dio si era fatto massacrare per noi, era un giorno rispettato anche da molti atei, che consideravano Gesù un Giusto divenuto martire per una buona causa; perchè avercela con Lui ? perchè non commemorare la morte di un Uomo che non aveva fatto nulla di male, ma che invece aveva parlato di pace, amore, speranza, giustizia, e lo aveva fatto con un coraggio ed una coerenza tali da accettare una morte così orrenda per mano degli “invidiosi”?
Così quel giorno quasi nessuno polemizzava su nulla, la tv trasmetteva solo programmi sobri o che riguardavano il tema del venerdì santo, le stazioni radio trasmettevano solamente musica classica (persino quelle che generalmente passavano roba dura come il metal e l’hard rock).
Secondo me tutto ciò non era la rappresentazione di una coltre d’ipocrisia cammuffata da rispettoso ossequio , no. Era proprio come se il Cielo accarezzasse quel mondo ove credenti e non credenti rispettavano entrambi una forma d’Amore Sublime, Innocente, Pura comprendente anche l’enorme dolore di una Madre che si chiedeva il perchè di uno strazio così grande e che nonostante tutto non riusciva a non smettere di amare gli “altri”, gli assassini, i traditori, i bugiardi, i vigliacchi.
Poi, nel corso degli anni, lenta e sorniona un insidia venefica è entrata nella nostra società attraverso la tv, la radio i giornali, cambiando le nostre menti fino a ritrovarci di colpo in un deserto cammuffato da giardino dai fiori di plastica, il venerdì santo è divenuto un giorno come un altro, i programmi di barzellette , giochi, contenitori popolati da litigiosi urlatori e donnine prosperose che passeggiavano senza il benchè minimo motivo, non un balletto rappresentativo ma la mostra di cosce e petti come in macelleria, opinionisti senza opinioni ma con tanta voglia di blaterazioni esibizioniste, gare di protagonismi privi di sacrifici, folklore ideologico, sciocchezze prive di fondamento fatte passare per verità assolute, libri che raccontano di Maddalena e Cristo descritti come una comune coppia d’innamorati con conseguente discendenza dal sangue vattelapesca, e giornalettai , scribacchini , che hanno capito bene come funziona e intingono la penna nel calamaio dello scandalo per vanagloria con l’illusione di rimanere nella storia o per semplice desiderio di far soldi.
Il silenzio mesto intriso di speranza che regnava in questo giorno è stato colmato dal rumore di un carro carnevalesco, dove personalmente non intravedo nessuna vera allegria ma solo un rocambolesco tentativo di celare una grande paura di morire e sopratutto di vivere.
In mezzo a questa folla malata di fanatismo del nulla i martiri continuano a morire, gli schiavi continuano a servire, gli occhi di chi soffre continuano a guardare cercando negli occhi dell’altro un Dio che non c’è, perso chissà dove.. così, sbadatamente.
