Paolo Pugni
Blog / Lettere | 07 Febbraio 2015

Le Lettere di Paolo Pugni – Gli spintoni di Dio

Due quadri per riflettere. Perché se non parti dalle cose piccole come fai ad arrivare a Dio? Come fai a capire che cosa ti vuol dire. E una conclusione per rilanciare.
Camminavo con degli amici in corso Garibaldi domenica mattina, e ci si avvicinava al semaforo di via Moscova. Rosso. Senza preoccuparsene attraversano verso di noi una mamma che spinge il passeggino e quella che poteva essere sua madre, o sua suocera. Attraversano con il rosso. Fendono la folla come milanesi imbruttite, l’occhio da sciurette ambrosiane, che ti guardano con sdegno e disapprovazione, per principio. La nonna mi viene addosso, non si scansa, nell’urto le chiedo scusa e lei con il braccio mi spintona, mi allontana.
In un secondo si scatena la furia dentro di me: ma come ti permetti? Passi con il rosso, te ne freghi della gente in attesa al semaforo, mi vieni addosso (ero fermo…) e mi spintoni anche?
Mi giro per urlare qualche cosa e poi mi blocco.
No, non per vergogna o pietà, non per misericordia o rispetto. Per non fare la figura con gli amici.
Poi inizio a pensare. Che forse era stanca, che avevi i suoi pensieri, che il gesto non era una spinta, che non era uno sguardo aggressivo ma di paura il suo. Che insomma chi sono io per giudicare?
Che soprattutto anche se fosse, perché non perdonare per una sciocchezza del genere, dato che l’unica cosa calpestata poteva essere il mio orgoglio, la mia presunzione.
E tiri dritto ricominciando a sorriderti dentro.
C’ho un vizio, mando tutti i giorni gli auguri a chi, secondo Facebook, compie gli anni quel giorno e lo stesso faccio con gli onomastici. Lo considero un piccolissimo gesto, roba da un minuto –beh dai diciamo 5- alla mattina. Mi fa piacere, spero lo faccia anche a chi li riceve. Un giorno, qualche tempo fa, mi si presenta una lista di 14 compleanni i più disparati. C’è un sacerdote, il direttore di una residenza, qualche ragazza che proprio una residenza non la frequenterebbe mai, una giornalista radical chic, una anziana single, uomini duri e puri. Insomma di tutto di più, come si direbbe. Osservo l’elenco e mi costringo a riflettere: con che curiosità la vita mette assieme il medesimo giorno di nascita spalmato negli anni, e osservando la colorata mescolanza di amici che oggi festeggiano, scorgo proprio come in questo apparente caos che mette insieme personalità e mondi disparati, ci mostra in trasparenza la sua bellezza e come l’amore di Dio sia una pioggia che scende su tutti perché tutti vuole abbracciare e beneficiare e ci invita ad essere come Lui un infinito ed eterno abbraccio che senza paura rassicura tutti. E ci costringe ad amare così, un ospedale da campo, un prato dove spunta di tutto e non è l’apparenza che ci deve interessare, che ci guidare. Ma la spinta di Dio, che a tutti ci manda con eguale slancio. Che lezione!

Infine una piccola nota: ho iniziato a collaborare con LaCroce, per ora scrivo articoli sul senso delle parole. Se volete il primo articolo lo trovate qui http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/01/28/media/i-media-e-le-parole
Li scrivo perché penso che molte parole siano andate smarrite, se ne sia perso il senso.
Una è dialogo: e questo blog spesso me lo conferma. Dialogo è quella cosa che tu fai una affermazione e a prescindere dalla verità in essa contenuta gli altri ti devono dare ragione. Se non lo fanno non dialogano, sono aggressivi. Dialogo è quella roba che tu puoi dire agli altri che non capiscono nulla, ma se te lo dicono loro allora non ti rispettano.
No, questo non è dialogo. Questo è esaltazione dell’ego. Ne siamo tutti affetti in questa società che diluisce gli altri nell’affermazione di me.
Perché lo scrivo? Perche mi pare sia il modo dominante di stare sui social oggi. Anche qui.
E questo non mi piace. Lo trovo aggressivo. Capisco sia personale, che chi invece lo trova stimolante.
Non io.
Come dicono su twitter #sallo.

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