Blog / Lettere | 20 Dicembre 2014

Le Lettere di Paolo Pugni – Paura da affogare il cervello

Devi leggere la realtà in trasparenza perché ogni singola situazione è un’occasione per Dio per parlarti, per scuoterti, per industri a riflettere e a migliorare. Ti parla ogni momento, se Lo stai a sentire.
Così capita che mentre torno da Verona, dove sono stato per partecipare ad un convegno, dopo essere stato a Trieste, vedo in stazione una persona sgradita e sgradevole, una di quelle che anni fa m’hanno fatto torti a ripetizione, con fama di manigoldo, di approfittatore, di manipolatore, che ha fatto soffrire molto anche amici e amici di amici.
Un lampo, uno sguardo che si incrocia, poi si disconnette. Penso “speriamo che non mi abbia riconosciuto”. Poi mi allontano e penso “ma perché dovrei essere io ad avere paura?”.
Paura di che poi? Come diceva don Mauro nella meditazione dell’Immacolata: paura di non essere riconosciuto come il giusto, la vittima, il preferito da Dio. Che Dio me lo deve riconoscere questo status: e se non si fa sfuggire il controllo, sono io che ne devo uscire vincitore.
Nel dubbio mi sfilo.
Proseguo verso il binario, prima un caffè, poi l’ascensore. E poi verso dove si fermerà la mia carrozza.
Diavolo!
Lui è lì, stesso marciapiede, pochi metri avanti.
Soffro. Ripenso.
Che lui non è il solo che non riesco a perdonare. Ce ne sono altri, almeno una manita, che m’hanno truffato, imbrogliato, gettato quasi nella disperazione, ferito la mia famiglia, prosciugato i risparmi, umiliato nel profondo. Segue rosario di improperi a volgarità crescente.
E che non riesco ancora ad amare nessuno di loro.
Anzi quando mi sale in bocca, per qualche strana ragione, il ricordo insieme sento un rigurgito acido di vendetta, di bestemmia, di maledizione. E il bello è che molti di questi mi sono compagni di fede. Fino all’appartenenza. Più d’uno.
Il bello è che costui, quello che è qui sul binario, è di Trieste, dove sono appena stato.
E lo incontro qui, mica nella sua città, mica a Milano dove ha compiuto misfatti. Qui, dove sono per caso. Dove sono di passaggio. Dimmi se non è un messaggio questo!
Arriva il treno, sale nel mio scomparto, e si siede due file oltre la mia, ne vedo la testa che emerge dal sedile.
È il Signore che mi prende per il bavero: ma non capisco, perché la paura e l’orgoglio mi soffocano.
Non riesco a perdonare, ovvero ci provo, provo a pregare per questi che m’hanno tradito, ma poi risale l’orrore, la testa si scuote, l’animo si spegne, e come un tramonto d’equatore, fulmineo e triste, arriva la notte, e nella mente rimescolano i torti subiti.
Ma Lui non vuole, mi strattona, mi accarezza, si siede vicino e sorride, e insiste.
Come resisterGli? Come cederGli!? Senza il vostro aiuto. Come si fa a perdonare chi ha colpito non solo te ma la tua famiglia?
Come fareste voi? Come potete aiutarmi?
Anche voi avete questi messaggi chiari da Dio? Anche a voi parla con questa delicatezza nascosta e sagace?
Che cosa vi dice? Come rispondete?
Che tra poco è Natale e lo dobbiamo accogliere.