Articoli / Blog | 17 Gennaio 2026

Blog – Scissione: la vita è santa, non indolore

Questa recensione contiene spoiler

Scissione, disponibile su Apple TV, è riconosciuta come una delle migliori fiction degli ultimi anni. Non solo per la precisione tecnica e per una estetica straordinariamente coerente, ma per le sue domande radicali.

Nella prima stagione il tema sembra essere la separazione netta e assoluta tra vita privata e vita lavorativa. I dipendenti della Lumon – così si chiama l’azienda – vivono tutto ciò in maniera assoluta. Ciascuno di loro infatti è stato assunto dopo essere stato sottoposto alla “scissione”: un intervento neurologico che divide la coscienza in due parti. Una esiste al di fuori del lavoro, ed è ancorata all’identità dei singoli individui prima del loro ingresso in azienda, mentre l’altra esiste solo all’interno ed è come se fosse neonata, pur mantenendo il linguaggio e le capacità cognitive di quando si è adulti. Questo “interno” si risveglia ogni giorno varcando la soglia del posto di lavoro. Lì impara i valori della compagnia e lavora indefessamente per degli obiettivi che non sono chiari né ai dipendenti della Lumon né agli spettatori. Gli impiegati raggruppano per tutto il giorno dei numeri che appaiono sugli schermi dei loro computer e li gettano in cestini virtuali. Lo fanno grazie a delle emozioni che i numeri suscitano senza che nessuno sappia cosa rappresentino e perché abbiano quell’effetto.

Nella seconda stagione quelli che sembravano particolari funzionali al modo di lavorare diventano tasselli del tema che più importa. La Lumon è in sostanza una setta religiosa in cui tutti i membri-dipendenti lavorano allo scopo di creare dei chip che, inseriti nel cervello, proteggano in maniera assoluta dai ricordi più traumatici e dolorosi della vita. Ciò che va in scena – e si scopre essere già andato in scena in maniera subliminale già nella prima stagione – è l’essenza stessa di ogni religione: un modo di pensare e di sentire collettivo che dà coesione sociale perché unisce nelle credenze ultime e genera rigidissimi riti e comportamenti quotidiani. Ai dipendenti, e potenzialmente a tutti gli uomini, viene offerto un mondo superiore lontano, misterioso e impalpabile che dà un significato ultimo alla nostra vita. In generale nelle religioni il “mondo superiore” può riferirsi a Dio, a un mito, a un idolo, alla Ragione o alla Scienza. Nel caso di Scissione si tratta del culto della famiglia Eagan, quella composta dal fondatore dell’azienda Kier e dai suoi discendenti che sono stati altrettanti Ceo. I dipendenti della Lumon li venerano e mantengono verso di loro un culto “tecnicamente” religioso, anche se di religione “laica” si tratta. Seguendo la storia di Mark S., il protagonista, veniamo a scoprire che, in concreto, il vero fulcro dell’intera attività della Lumon riguarda lo smembramento psicologico di Gemma, sua moglie, che per tutta la prima stagione si credeva morta in un incidente stradale. Con lei sono strettamente intrecciate le relazioni affettive dei tre colleghi di Mark S., degli altri impiegati e dei rispettivi esterni. In altri termini i “numeri” che vengono lentamente ma inesorabilmente cestinati giorno dopo giorno altro non sono che l’anima (o la psiche, o lo spirito che dir si voglia) di Gemma (o della sua interna Ms. Casey). Quando, alla fine della seconda stagione, si arriverà al 100% del lavoro il totale dissezionamento psicologico della donna compirà il suo sacrificio portandola alla morte reale.

Nell’ultimo episodio della seconda stagione Helly R., coprotagonista insieme a Mark S., afferma: «Ci concedono una vita a metà, convinti che non lotteremo per tenercela». Accade invece l’opposto. Gli “interni”, attraverso infrazioni minime ma inesorabili, lottano con tutte le loro forze per non essere “licenziati”, cioè per non cessare di esistere, anche se questo significa esporsi a tutto il dolore possibile. Scissione afferma così, contro ogni religione della sicurezza e dell’oblio, che non è la libertà dal dolore a essere sacra, ma la vita stessa. Anzi, per essere più precisi: la vita è santa. «Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi» dice Gesù (Mt 22,32; Mc 12,27; Lc 20,38). E la vita non si genera né si custodisce attraverso una religione che anestetizza, ma attraverso l’amore, che espone, ferisce e salva.

I commenti sono chiusi.