
Blog – Quando Gesù ci chiede di fidarci di ciò che non crolla
Quando Gesù, davanti al Tempio di Gerusalemme, pronuncia parole che sembrano distruttive – “non resterà pietra su pietra” (Mt 24,1) – non sta annunciando una catastrofe per spaventare, né vuole toglierci punti d’appoggio. Sta facendo un gesto di rivelazione: sta diradando un’illusione umana: la nostra ricerca di sicurezze che non crolleranno mai.
È comprensibile cercare di appoggiarsi a ciò che sembra stabile, puntare sulle strutture, sulle certezze che possiamo toccare. È umano e non è sbagliato. Ma Gesù ci provoca: ci invita a interpretare il nostro bisogno di stabilità non come qualcosa da costruire fuori di noi, bensì come un cammino da vivere dentro di noi. È come se dicesse: «Smetti di mettere la tua fiducia in ciò che è destinato a passare». Il Tempio era l’edificio più solido – identitario – del popolo d’Isreale. Se crolla quello, cosa resta? La domanda è diretta anche a noi: se crolla ciò su cui appoggiamo le nostre certezze — un ruolo, una relazione, un progetto, un’immagine di noi — cosa rimane in piedi? Gesù ci dice che le strutture esteriori non reggeranno. In una vita dove arriveranno prove, crisi, delusioni, smarrimenti ci dà qualcosa di più profondo: la certezza che noi non crolleremo se restiamo uniti tra noi in Lui.
Il cuore del Vangelo non è evitare il crollo delle “pietre”, ma attraversarlo senza perdere la nostra identità profonda. Le “pietre” della vita possono cadere — e spesso accade — ma l’amore fra di noi basato su Cristo, no. Perché la relazione con lui può essere colpita, scossa, ferita, ma non è un oggetto che si frantuma. È una realtà viva. Nelle crisi non ci perderemo. Questa è la promessa evangelica: nelle crisi non saremo soli. Non saremo inghiottiti dalla paura. Non diventeremo macerie tra le macerie. Nelle crisi della vita non crolleremo e non ci perderemo se resteremo uniti nell’amore con Lui e tra noi. Gesù non propone immunità, propone comunione. Non offre mura, offre legami. Quando tutto trema, scopriamo cosa non trema. Pochi decenni dopo quelle parole di Gesù il Tempio è crollato davvero. Ed è come se la storia avesse fatto eco alle parole del Vangelo. Ma il popolo cristiano non è scomparso. La fede non è scomparsa. Il Vangelo non è scomparso. Perché ciò che è di Dio non ha bisogno di pietre. Ha bisogno di cuori. Oggi come allora. Ognuno di noi ha un “tempio” che teme di perdere: una sicurezza, una routine, un affetto, un ruolo. Eppure proprio lì, nella fragilità, nel possibile crollo, entra la forza del Vangelo: se restiamo nell’amore — quello ricevuto e quello dato da Gesù — nessun crollo esterno potrà distruggerci. Questo annuncio, duro e liberante al tempo stesso, è il cuore dell’esperienza cristiana: davanti a ciò che passa, Gesù ci radica in ciò che rimane.
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