Articoli / Blog | 06 Novembre 2025

Blog – La gioia che ha bisogno di un noi

“E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto” (Lc 15,9). In queste parole di Gesù, spesso ci concentriamo sul ritrovamento: la moneta, la pecora, il figlio. Ma il Vangelo ci rivela qualcosa di ancora più profondo: il bisogno di condividere la gioia. La donna non può tenere per sé la felicità del ritrovamento. Non la vive come un’emozione privata, ma come un evento che ha senso solo se diventa comunione.

La gioia, nel Vangelo, non è mai un sentimento solitario. È sempre un movimento che si apre, una chiamata che cerca il “noi”. Anche Dio, quando agisce, non rimane isolato nella sua onnipotenza: fa festa con gli angeli, con i santi, con gli uomini. Il cielo è il luogo della comunione gioiosa, non della beatitudine individuale. Per il cristiano, questa è una verità semplice ma rivoluzionaria: la gioia vera non si dà senza comunione. Non basta sapere che Dio agisce, occorre vederlo agire insieme. La vita spirituale non è un percorso di conquista interiore, ma una partecipazione al miracolo delle relazioni che Dio stesso abita. La donna del Vangelo, che corre a chiamare amiche e vicine, diventa così icona di una Chiesa che, prima ancora di annuncia una dottrina condivide una gioia. È immagine di ogni credente che, davanti all’agire di Dio, sente il bisogno di farne parte insieme agli altri.

La comunione non è un accessorio della fede, ma il suo respiro. Chi vive da solo la propria esperienza di Dio rischia di ridurla a sentimento o a convinzione morale. Solo nella comunione la grazia diventa carne, si fa storia, prende voce plurale. Per questo, ogni volta che un cristiano vive qualcosa di bello, di vero, di santo, è chiamato a dire: “Rallegratevi con me”. Non perché ha bisogno di applausi, ma perché la gioia, se è di Dio, chiede di essere condivisa. La felicità evangelica è contagiosa: nasce da un incontro e fiorisce solo se ne genera altri. La festa del Vangelo è sempre comunitaria. E forse la nostra conversione più grande è imparare che la gioia, per essere vera, deve sempre avere qualcuno accanto a cui dirla.

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