Articoli / Blog | 02 Ottobre 2025

Blog – Trasformare il lavoro in preghiera

“Trasformare il lavoro in preghiera” significa vivere ogni attività – anche la più semplice – con lo stesso spirito con cui si prega: in dialogo con Dio, con attenzione, amore e offerta.

Questo dialogo non consiste nel recitare formule mentre si lavora, ma nel dare un’anima spirituale a ciò che si fa: lavorare con dedizione, responsabilità, amore per gli altri, offrendo a Dio la fatica, la gioia, i risultati e anche i limiti. Così il lavoro diventa un “altare quotidiano”: cucinare, scrivere, allenarsi o ascoltare possono diventare gesti di amore e di ringraziamento.

La santità consiste proprio in questo: inserire tutto nella vita di Cristo. Fin dall’inizio, Gesù ha ricevuto nutrimento attraverso il lavoro di Maria e Giuseppe: in questo modo la materia è diventata realmente “Corpo di Cristo”. Per questo motivo la Chiesa ricorda durante la Messa che il pane e il vino dell’Eucaristia sono frutto della terra e del lavoro dell’uomo.

Un esempio concreto: cucinare non vuol dire solo preparare un piatto ben riuscito, ma pensare a chi lo mangerà. Tagliare, mescolare o condire diventa preghiera se al centro c’è il desiderio di rendere felici gli altri. È un atto di amore che ha conseguenze reali: chi riceve quel cibo prova gioia e la trasmette ad altri, creando una catena di bene. Pregare interiormente (“Signore, ti affido chi mangerà questo pasto”) ha valore, ma non basta: deve riflettersi anche nel gesto concreto. Se cucino per un celiaco, per esempio, non posso ignorare la sua condizione: sarebbe una mancanza d’amore, e nessun pensiero spirituale potrà rendere commestibile il glutine.

Trasformare il lavoro in preghiera, dunque, significa fare in modo che ogni attività diventi un modo pratico e reale di amare il prossimo e, così, di amare Dio. Ogni gesto, allora, diventa un “amen” vissuto.

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