
Blog – La contraddizione della guerriglia urbana “per la pace” a Milano
Nelle ultime ore Milano è stata teatro di una cosiddetta “guerriglia urbana”: gruppi di manifestanti “pro Pal” hanno inscenato disordini e scontri con le forze dell’ordine, giustificando la propria azione come protesta contro la guerra che sta insanguinando Israele e i territori circostanti. Il paradosso di iniziative di questo tipo è evidente: si invoca la pace usando strumenti di violenza. Si protesta contro il conflitto con il linguaggio del conflitto. Ci si scaglia contro le bombe brandendo pietre, contro le armi accendendo fuochi, contro la morte alimentando odio.
Questa incoerenza mina non solo la credibilità della protesta, ma anche la sua stessa possibilità di incidere. Perché il messaggio che passa non è più quello di un appello alla pace, ma quello di un contagio di aggressività. Una piazza che devasta, spacca, incendia, finisce inevitabilmente per assomigliare a ciò che dice di voler combattere. Milano, città simbolo di cultura, innovazione e accoglienza, non merita di essere trasformata in teatro di battaglie ideologiche che scivolano nel vandalismo. La forza di un movimento pacifista non sta nel gridare più forte o nel far paura: sta nel testimoniare che esiste un’alternativa possibile al linguaggio della violenza. Gandhi e Martin Luther King lo hanno insegnato al mondo intero: la coerenza tra fini e mezzi è la sola strada per dare credibilità a un messaggio di pace.
Quando la protesta scivola nella guerriglia, perde la sua ragion d’essere. Chi dice di battersi per la vita e la dignità delle persone non può, allo stesso tempo, compromettere la vita e la dignità della propria città. Per questo, la vera sfida oggi non è “fare rumore” per la pace, ma mostrare con gesti concreti che un altro modo di vivere e di convivere è possibile: rispettoso, dialogante, capace di far emergere la forza della ragione senza cadere nella ragione della forza.
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