Articoli / Blog | 02 Marzo 2021

IlSussidiario – BIMBA SU TIKTOK, “PAPÀ STO MORENDO”/ Perché affidare la propria vita ai social?

Da Čita, una città della Russia, arriva una notizia agghiacciante. Una bimba di nove anni aveva percepito che qualcuno, poi si è capito essere un vicino di casa di 33 anni, voleva ucciderla. Non sapendo cosa fare, la piccola ha pubblicato dei video su TikTok in cui raccontava quello che stava accadendo sperando che qualcuno l’aiutasse. “Un uomo è da diversi minuti davanti alla porta di casa bussa e mi insulta”: questo avveniva mentre lei era da sola con i fratelli terrorizzati di 4 e 14 anni. Purtroppo nessuno, a quanto si sappia, ha chiamato la polizia ed è andato in loro aiuto. Non è successo nulla e poco dopo l’assassino, il 33enne appunto, è tornato a bussare senza fare rumore. La bimba, pensando fosse il padre, ha aperto e l’uomo ha sparato colpendo la bambina alla testa e al corpo. Secondo l’agenzia russa Ria Novosti, l’assassino si era lamentato durante la mattinata per i rumori dei lavori di ristrutturazione e la sera, l’uomo era tornato mentre i genitori erano fuori. Quando il padre è rientrato ha trovato la bambina in una pozza di sangue, ma ancora viva. “Papà, sto morendo” ha mormorato la piccola, morendo tra le braccia del genitore.
I lanci dei giornali che hanno riportato la notizia hanno messo tutti in evidenza la presenza di TikTok nella vicenda ma dovrebbe essere universalmente chiaro che la bambina si era rivolta alla community radunata dalla piattaforma cinese, per chiedere aiuto. Non è riuscita nell’intento anche se è stato grazie a TikTok se il mondo ha potuto conoscere la terribile vicenda.
I giovani del mondo sono su TikTok e non dovremmo meravigliarci che lo usino anche per salvarsi la vita. Nel luglio del 2018 una ragazza svedese si era rifiutata di far decollare un aereo che deportava un afgano, facendo una diretta su Facebook: anche il quel caso era scattato il medesimo meccanismo psicologico e la giovane aveva usato un social per custodire la vita di qualcuno.
Attualmente, quando avviene qualcosa che coinvolge un giovanissimo, spesso TikTok è nominata: il motivo è semplicemente che quasi tutti i giovani del mondo l’hanno inserita come elemento della loro vita.
A fine gennaio c’era stata la terribile notizia della bimba di 10 anni che a Palermo era morta – secondo i primi titoli di giornali e notiziari – a causa di una blackout challenge. Si era raccontato che il social utilizzato per il tragico evento fosse TikTok, ma TikTok aveva negato ci fossero evidenze. Infatti, già nel giorno del funerale i mezzi d’informazione avevano rettificato il tiro. Si era passati dall’assoluta certezza dei primi momenti ad esternazioni quali “in circostanze da chiarire, la procura ha aperto un indagine per istigazione al suicidio contro ignoti, aperta a valutare quanto dichiarato dai genitori che hanno riferito di una sfida su TikTok”. In ogni caso il Garante per la Privacy ha chiesto a TikTok, e ha fatto bene, di riuscire a far rispettare ai propri utenti la condizione imposta dalla stessa piattaforma per cui l’azione di posting di video brevi è destinata ad utenti dai 13 anni in su. E a partire dal 9 febbraio la app cinese aveva iniziato a prendere provvedimenti secondo i quali chiede agli utenti italiani di inserire la data di nascita con la conseguente rimozione per chi dichiara di avere meno di 13 anni.

A migliaia e migliaia di chilometri da Čita in Siberia, è impossibile capire per me perché una bimba non abbia chiamato la polizia: ma mi colpisce che avesse la stessa fiducia degli adolescenti del mondo intero per la community di TikTok.

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