Articoli / Blog | 27 Settembre 2020

Blog – Tatuarsi la pelle non è peccato

“Grazie, padre, mi ha tolto un bel peso dallo spirito, davvero!”
Queste parole mandatemi pubblicamente su uno dei miei canali social da un giovane, non si riferiscono ad alcun delitto ma alla semplicissima scoperta seguita alle mie parole che tatuarsi non è un peccato.
Forse ci siamo dimenticati quanto può essere pesante per un adolescente andare contro una regola che crede assoluta ma che, per mille motivi, non riesce a rispettare. Se ce lo ricordassimo, potremmo provare a gustare di nuovo la profonda liberazione che deriva dallo scoprire che quella regola non esiste affatto è quanto accaduto alla persona che mi ha scritto.
Se è vero che tatuarsi – o farsi incisione sulla pelle – era probito nell’antico testamento della Bibbia, è altrettanto vero che questa norma di culto affondava le proprie radici nei riti tribali di appartenza alle religioni pagane ovvero, in fin dei conti, alla stregoneria. Basta pensare per esempio alla conosciutissima sfida che avviene sul Monte Carmelo tra Elia e i sacerdoti di Baal, dove questi ultimi in un determinato momento “si misero a gridare più forte, e a farsi delle incisioni addosso, secondo il loro costume, con spade e lance, finché grondavano di sangue” (1 Re 18, 28).
Il povero giovane che emette le parole di sollievo che ho riportato all’inizio era frastornato da qualcuno che, addirittura, gli ricordava la necessità di obbedire al libro del Levitico laddove si dice: “Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né vi farete segni di tatuaggio [o anche “marchio”]” (1 Lev 19,28). Peccato che il maestrucolo che inquietava il ragazzo dimenticava di dirgli che i cristiani non devono obbedire alle prescrizioni della Legge Mosaica perché noi siamo redenti e liberati da Cristo e quindi, non ci sogneremmo di pensare che mangiare o meno un capretto cotto nel latte della madre (Esodo 23,19b; 34,26b; Deuteronomio 14,21b) possa essere decisivo per la vita eterna così come non lo può essere il taglio di capelli.
Neanche i cristiani più scrupolosi omettono di dire che Gesù dà importanza all’intento con cui si compiono certi gesti e non all’azione in se stessa. “Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male» (Mc 7,14-23). Ricordiamoci queste meravigliose parole del nostro Salvatore. Con esse non solo rende puri tutti gli alimenti ma ci dona anche la libertà d’amare.

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