Articoli / Blog | 26 Settembre 2020

Ora/ Tra Cielo e Terra – Giornalismo e morale

Nemmeno due anni fa una ragazzina 14enne di Cassino (non dovremmo conoscere il nome di quel luogo) ricevette dall’insegnante la traccia del tema «Scrivi una lettera a tua madre confessandole ciò che non hai il coraggio di dirle». La ragazzina raccontò, senza particolari espliciti, possibili abusi subiti dal padre. La prof coinvolse la preside, la preside i servizi sociali, i servizi sociali i carabinieri. Obbligarono il padre a stare lontano e gli misero un braccialetto elettronico. Per due settimane la notizia, che era fatta solo di indizi, rimase riservata ma poi arrivò ai giornali e la doverosa delicatezza con cui andava trattata finì a gambe all’aria. Si conobbero luoghi, nomi, età, scuola. Si stabilirono parallelismi con “altri mostri” aggiungendo trattatelli di sociologia “all’amatraciana”. Dopo qualche giorno il papà, lontano dalla mamma e dalle figlie, si suicidò e loro lo seppero attraverso il web. Quando la vedova affrontò i giornalisti disse: “non sappiamo nemmeno se è vero”.
Queste riflessioni mi sono venute in mente a proposito del piccolo Willy Duarte. Pare che un parente degli indagati avrebbe detto “che sarà mai, hanno solo ucciso un immigrato”. Chi l’ha detta questa terribile frase? Quando? Dove? Ci rendiamo conto che “i parenti di cinque indagati” sono, potenzialmente, centinaia di persone? Ma quella frase è bastata per versare fiumi d’inchiostro sul territorio di Colleferro e sulla provincia italiana che non ha valori, è razzista, e così via. E questo non c’entra nulla né col giornalismo, né con la morale.