Articoli / Blog | 19 Settembre 2020

Blog – Minigonna no perché “cade l’occhio”, quando il pudore è espressione dell’amore

Minigonne no perché “cade l’occhio”.
Con queste parole, indirizzate alle ragazze in minigonna, la vicepreside del liceo classico “Socrate” ha scatenato un vespaio. La docente avrebbe chiesto alla ragazza un abbigliamento più sobrio perché “a qualche prof poteva cadere l’occhio”. Un discorso che poteva essere educativo, un discorso che poteva puntare sull’abbigliamento come espressione della propria identità o delle proprie convinzioni, è diventato il solito discorso maschilista per cui tu, ragazza vestiata in un certo modo, “te la vai a cercare”.
Da notare che questo discorso maschilista è statao fatto da una donna, e devo dire che questo per me è un mistero. Eppure l’ho notato spesso. Quante volte, per esempio, delle anziane signore che trascorrono parte dell’estate a fare sabbiature in riviera Romagnola tornano scandalizzate, dicendo “sarò una persona d’altri tempi, ma don, non le pare di cattivo gusto lo spettacolo che certe giovani offrono con costumi sempre più striminziti, topless e modi provocanti? Per non parlare dei ragazzi pieni di tatuaggi e piercing. Possibile si sia perso il senso del pudore? Dove andremo a finire?”
Io ogni volta, con pazienza, cerco di spiegare che il senso del pudore è il senso di custodia di sé che si elabora quando si è consapevoli di essere un tesoro. Di essere e di avere una bellezza tale da non poter essere svenduti e vilipesi. È un concetto che più che con i centimetri di costume ha a che vedere con la dignità umana e si trasmette con l’amore. So di valere se valgo per qualcuno. Per questo l’amore – in particolare il sentirsi amati ed apprezzati dai propri genitori – è così importante nell’elaborazione personale del senso di pudore. Dio ci ha creati nudi. Il corpo umano in sé non ha nulla di brutto o di cui vergognarsi: anzi. È tempio dello Spirito. Pensiamo alla Cappella Sistina dove Michelangelo dipinse completamente nudi tanti personaggi. Oppure riflettiamo sulle statue greche dove la nudità era associata all’idea dell’ armonia, della forza e della bellezza.
A questa vicepreside direi dunque di non scandalizzarsi e di non essere dura di fronte a queste giovani che esaltano a modo loro la loro bellezza. Piuttosto interroghiamoci sull’amore che abbiamo per questi ragazzi. Cerchiamo di parlare loro e di far loro scoprire il senso ed il valore profondo della loro unicità e quindi della loro bellezza. Di come si possa valorizzarla e quindi custodirla. Da lì verrano le loro decisioni di vestire in un modo o in un altro

Pubblicato anche su FaroDiRoma</p>