Articoli / Blog | 31 Agosto 2020

Blog – Il caso Armine Harutyunyan nasce da una ideologia patriarcale

Armine Harutyunyan è brutta. Anzi è bellissima, perché la sua bellezza è fuori dagli schemi.
Questa polemica, creata e alimentata da una delle più importanti case di moda del mondo, mi sa tanto di sessismo, di un modo di vedere la donna molto pericoloso e che può condurre, come premessa ideologica, a giustificare il femminicidio. Non ditemi infatti che dietro gli sguardi e le valutazioni “oggettive e distaccate” di questi uomini, di questi maschi, che soppesano attentamente una ragazza di 23 anni, non ci sia una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale.
Chi ha promosso Armine ha ottenuto il suo scopo. Inserendo questa ragazza, che non è una modella professionista, nelle proprie sfilate ha creato quel caso di cui voleva che tutti parlassero.
Mi si accappona la pelle leggendo certi commenti che tirano in ballo i valori di base della bellezza. Ma la gente che scrive queste cose non ha mai camminato per strada, non ha mai preso un treno, non è mai andata al ristorante, entrata in un’aula universitaria o anche solo partecipato ad una funzione religiosa? Non ha mai visto quante coppie siano “male assortite” perché uno dei due, che a noi sembra bruttissimo, si accompagna ad una persona che a noi pare bellissima?
Parlare di canoni di bellezza stabiliti da una sorta di divinità assoluta, significa in realtà imprigionare una ragazza, in questo caso, Armine, in sbarre invisibili: quella della rappresentazione sociale dei “canoni” di bellezza. Significa diffondere un messaggio che agita la paura dell’esclusione e che quindi è sottilmente violento. Perché chi cade nella rete senza rendersene conto è spinto, spinta, a farsi violenza per essere come quei parametri “oggettivi”, che oggettivi non sono, la obbligano ad essere.
Ribelliamoci