Articoli / Blog | 22 Agosto 2020

Blog – Novantenne maltrattato dalla guardia medica: possiamo essere “disumani” anche se formalmente corretti?

Un anziano viene maltrattato da due dottoresse della guardia medica a cui si è rivolto per avere medicine. Il personale tratta il vecchietto in modo sgarbato e la situazione precipita quando l’uomo, un novantenne, balbetta disperato: “Il mio medico non c’è, sono solo, ho novant’anni”.
Un signore in fila come lui si indigna, filma tutto e, prima interviene chiedendo e ottenendo un po’ di umanità, e poi diffonde il video tramite Facebook.
Le immagini diventano subito virali e vengono riprese da diverse testate tra cui Le Iene. La questione però non finisce lì, cioè non si esaurisce con un gran numero di visualizzazioni: avviene invece che, mentre l’assessore (di cui volontariamente taccio il luogo) dice di «punire i medici» l’Ordine li difende perché, tecnicamente, «hanno fatto il loro dovere». E questa forse è la parte peggiore dell’accaduto. “Vi chiedo di avere un po’ di umanità con questo cristiano” esclama l’autore del video mentre riprende il fatto e proprio questo è il punto: un medico può permettersi di credere di essere deontologicamente corretto se osserva letteralmente le norme prescritte ma tratta male il paziente? La risposta è no. Per esempio, il Codice di deontologia medica della Provincia di Roma, modificato nel marzo del 2020, impegna il medico a comportarsi in armonia con “i principi etici di umanità e solidarietà e civili di sussidiarietà”. Ma questo non vale solo per le professioni di puro servizio come sono quella del medico, del prete, dell’infermiere, del fisioterapista e così via, ma per ogni altra.
Nessuno di noi, oggi, accetta nella vita quotidiana e in quella professionale, di essere semplicemente oggetto di una prestazione tecnicamente corretta, ma vuole essere trattato da persona: vuole che il suo sia un incontro “umano”.
Speriamo che questa triste vicenda ci insegni qualcosa.