Articoli / Blog | 20 Agosto 2020

Blog – Basta particolari raccapriccianti sul piccolo Joele

Nel raccontare con dovizia di particolari la scena raccapricciante del ritrovamento dei resti del piccolo Joele si è tornato a sacrificare sull’altare dell’audience il piccolo angelo scomparso e con lui tanti bambini turbati da quei racconti che, magari per caso, erano davanti a uno dei moltissimi programmi televisivi dedicati a questa tragedia.
Molti dimenticano che esiste un protocollo denominato “Carta di Treviso” nel quale l’ordine dei giornalisti si è dato una disciplina che riguarda il modo di fare cronaca.
Il diritto ad informare e ad essere informati non deve entrare in contrasto con il dovere di rispettare i soggetti più deboli e vulnerabili. Quando questo dovere viene infranto si può parlare di violenza mediatica. Non c’è alcun bisogno di raccontare come è stato ritrovato il corpicino martoriato di Joele e quali siano le possibili cause di tale scempio. O meglio, una ragione c’è, ed è la più bieca possibile: avere per qualche istante qualche punto in più di share, fermare davanti al televisore qualche persona inorridita che, per una sua debolezza, non riesce ad avere la forza di chiudere. Non è accaduto solo con Joele. Quante volte vediamo un giornalista (o pseudo tale) incalzare chi soffre con domande assurde e vergognose? Quanto spesso le telecamere indugiano sullo strazio delle lacrime, dei silenzi e dei singhiozzi? Ci si scandalizza – giustamente – per l’esistenza di tanta pornografia in rete ma quella di cui parlo non è forse un’analoga pornografia dei sentimenti e dell’orrore? Che senso ha la rappresentazione esibita dello scempio? Dopo aver detto in trasmissione che gli inquirenti si sono trovati dinnanzi ad una “scena raccapricciante” che bisogno c’è di descrivere quella scena? A questo punto siamo di fronte ad uno strazio davanti al quale conviene fare silenzio. Mentre proseguono le indagini, è necessario che i mass media tacciano contribuendo a custodire il dolore del padre e del marito, dei familiari, di tutta una comunità. Di noi, di tutti noi, che in modo diverso, in momenti diversi, sperimentiamo una solitudine, un dolore che ha bisogno di compassione e di rispetto. La pletora di trasmissioni e articoli che si soffermano sul numero di ossa ritrovate, sullo stato di conservazione , sugli animali selvatici che hanno fatto strazio dei corpi delle povere vittime, mi sembrano inutili e crudeli. Non aggiungono nulla al dramma, alla corretta informazione, al lavoro degli inquirenti e danno invece spazio al vouyerismo, alla curiosità morbosa che è solo una violenza ulteriore inferta a quelle vite spezzate tragicamente e a quella di chi piange per delle morti che in ogni caso travalicano la ragione e la capacità di resistenza di chiunque. Di fronte ad un fatto così solo la preghiera – e aggiungo un forse – può arrivare a colmare il dolore.