Articoli / Blog | 16 Luglio 2020

FarodiRoma – Fermiamo la strage silenziosa che in Italia uccide un ciclista ogni 40 ore

Questa mattina sono morti tre giovanissimi ciclisti in Puglia, sulla strada che porta da Barletta ad Andria. Sono stati travolti da un furgone. Inforcavano un’unica bici a pedalata assistita e non potevano viaggiare su quella strada. Forse, quando era ancora buio, stavano tornando da una festa o dalle giostre.
Dalle prime ricostruzioni pare che l’autista non abbia colpe. Avrebbe visto la bici sbandare e non sarebbe riuscito ad evitare l’impatto. In ogni caso si è immediatamente fermato e, con un incartamento a suo carico per omicidio stradale, è stato ricoverato sotto choc all’ospedale di Barletta.

Quello che ho appena raccontato è l’ultimo episodio di una strage silenziosa che in Italia uccide ogni 40 ore un ciclista su strada. E il lock down, che ha spinto molti utenti dei mezzi pubblici a muoversi in monopattino o bici, ha solo accentuato il problema.

Di certo nella nostra terra non c’è una politica adeguata e una gestione delle strade che agevoli la pratica del ciclismo in sicurezza. Poche piste ciclabili, poca educazione stradale nelle scuole e scarso utilizzo dei dispositivi di protezione quali per esempio il casco. Il nostro Paese è in grande ritardo rispetto a molte altre realtà europee: basti pensare che a meno che non si pratichi questo sport a livello agonistico, le scuole amatoriali di ciclismo sono pochissime. Da noi, imparare ad andare in bici è spesso un’attività lasciata a un “fai da te” che spessissimo diventa superficialità e sottovalutazione del pericolo. Purtroppo, nel linguaggio corrente, “saper andare in bici” significa ancora solamente riuscire a non cadere “senza rotelle”: e invece andare in bicicletta in sicurezza è molto di più. Se prevediamo, come sta accadendo in molte città italiane, che lo spostarsi pedalando divenga una scelta sempre più diffusa, sarà necessario investire energie nell’educazione di chi preferisce questo mezzo.
C’è da dire, infine, che in Italia gli incidenti in bici sono anche il sintomo di quanto poco sia diffusa tra noi una cultura “green e slow”: quell’atteggiamento per cui dobbiamo smettere di pensare che “si debba” andare di corsa e che non ci sia mai il tempo per osservare il paesaggio. E anche per rallentare e fare attenzione a chi si muove al nostro fianco.

FarodiRoma