Articoli / Blog | 05 Luglio 2020

LinkedIn – Perché il cristianesimo non è “una religione del libro”

Una delle prime verità che dovetti approfondire scrivendo il libro Le Religioni spiegate ai giovani, è il motivo per cui il cristianesimo, come l’ebraismo ma a differenza dell’Islam, rifiuta di essere chiamato “religione del libro”. Il cristianesimo non è un codice di comportamento ma l’adesione personale alla Persona storica di Gesù. Come ha insegnato Guardini, non è possibile enucleare un’essenza del cristianesimo diversa da Cristo, cioè dalla sua vera vita storica. All’inizio di altre religioni c’è un fondatore che riceve un’illuminazione e la diffonde, ma il cristianesimo non è così. Il cristianesimo non è né più né meno che Cristo, cioè la sua vita storica. E gli insegnamenti di Cristo sono inscindibili dalla sua Persona non solo per le ragioni che si direbbero di altri fondatori (per esempio perché la loro vita illustra la loro dottrina), ma perché essere cristiani è permettere a Cristo di vivere nel discepolo. Cioè, vivere i suoi insegnamenti è molto ma non è sufficiente: si tratta proprio di lasciare che, misticamente e misteriosamente, Egli viva in noi la Sua vita. Lo scoprì l’ebreo Saulo quando, in un momento tra il 35 e il 37 d.C., interrogando Colui che lo aveva fatto cadere a terra si sentì rispondere «Io sono Gesù che tu perseguiti» (Atti 9,5). Saulo non rispose «io perseguito i tuoi discepoli e non te» perché capì che nei discepoli scorre lo stesso sangue di Gesù. Come il tralcio unito alla vite (Gv 15), essere di Cristo significa lasciare che la Sua storia divenga la mia storia, ed è qui dove si gioca quotidianamente la fede.

Per noi uomini accettare ed amare la storicità della nostra esistenza, non è per nulla facile perché la storia personale è spesso incomprensibile. Le vere ragioni del suo sviluppo sono lo straordinario intreccio della libertà dell’uomo e di Dio, e non si vedono: stanno nell’intimità dell’uomo e di Dio. Così la storia sembra opaca, si presenta come qualcosa di inconoscibile. Non solo la storia dell’individuo, la storia della società, la storia del mondo intero, ma anche quella della mia propria vita. E questa incapacità di conoscenza genera l’impossibilità del controllo, ed è questo ciò che non si riesce a sopportare. Mentre credere in Cristo significa impegnarsi ad accettare e amare il dono della Sua presenza nella mia vita, lo gnostico dice “mi salvo perché ho capito”. Con questo non voglio disprezzare intelligenza, insegnamenti, filosofia e dottrine, tutte realtà che provenendo dallo stesso Creatore non possono contraddire il Signore della Storia, ma voglio sottolineare l’importanza dell’accettazione del Mistero. Se prendo la mia vita e la stacco da Colui che la Vive, allora diventa un incubo insopportabile, una assurdità, diventa la storia raccontata da un’ idiota, una storia che non significa nulla. Una brutta storia.

Tratto da Linkedin