Articoli / Blog | 03 Luglio 2020

FarodiRoma – Le vacanze casalinghe di Papa Francesco testimoniano il valore della libertà

Da ieri Papa Francesco ha cominciato le vacanze in quel suo modo peculiare cui ormai siamo abituati. Il suo riposo è semplicemente ridurre le attività ed avere più tempo per leggere, ascoltare musica, riflettere e pregare. E infatti il sito della Prefettura della Casa Pontificia ha confermato che durante il mese di luglio non ci saranno le consuete Udienze del mercoledì anche se proseguiranno gli Angelus da Piazza San Pietro.
In questo modo il vescovo di Roma ci insegna che, in fin dei conti, l’essenza della vacanza non è “non fare nulla” ma tornare liberi da quel lavoro che, forse senza rendercene conto, ci aveva fatto schiavi.
Avevamo ripassato questa semplice verità all’ultimo Giubileo, quando avevamo ricordato che “jobel”, il termine ebraico che indica il corno d’ariete, era l’anno scandito dal suono del corno che proclama l’inizio della liberazione dalla schiavitù.
Gli ebrei, una volta giunti a casa loro dopo un lungo esodo, avevano ereditato ciascuno un pezzo di terra, e proprio questo era il contenuto del loro sogno: un terra “promessa”. E così era: ogni famiglia aveva una parcella di quella terra. Però anche l’ebreo poteva perdere la libertà e ciò avveniva attraverso i debiti: nasceva così la schiavitù. Essere costretti a lavorare e vivere per altri, fino al punto di dare all’altro il proprio terreno e di rimanere così senza terra.
Quel popolo di liberi, però, aveva nelle proprie tradizioni un meccanismo che permetteva di temperare quella schiavitù. Ce lo raccontano sia l’Esodo (21, 2-11) che il Deuteronomio (15, 12-18) quando prescrivono che il settimo anno venissero liberati gli ebrei che erano schiavi per debiti e che i terreni non venissero arati, cioè che anche per essi ci fosse un riposo. Il settimo anno si torna liberi, si riposa. Così come facciamo il settimo giorno, e come facciamo durante le vacanze. La schiavitù non è per sempre perché, prima ancora di essere debitori, si è dei riscattati dalla schiavitù dell’Egitto. E quando le settimane erano fatte di sette anni e non di sette giorni, avveniva che si fosse al cinquantesimo anno, al “giubileo”, all’anno in cui la terra non solo non veniva arata ma veniva anche restituita al proprietario originario.
Il Papa quindi con il suo comportamento ci invita a trascorrere un periodo in cui smettiamo “l’aratura”, in cui facciamo riposare quel terreno dentro di noi che se messo continuamente a lavorare senza interruzione rischia di diventare un deserto sterile. Tante cose sono entrate dentro di noi e si sono impadronite di noi, e adesso arriva il momento rimetterle fuori. Di far allentare loro la morsa.

Tratto da FaroDiRoma