Articoli / Blog | 18 Aprile 2020

Blog – Amore ferito, esposto, dolente, offerto per tutti, sempre

Tommaso è l’uomo che scopre il profondo senso della misericordia.
Entrando con le dita nel costato di Cristo risorto comprende che il Regno si fonda su una ferita aperta, subita donandosi per la salvezza e che rimane esposta anche in Cielo. Dio che si è fatto fragile nel diventare uomo, anzi, bambino, nel Natale, ora assume la fragilità del Golgota, il dolore del Calvario, l’ingiustizia patita nella Passione a causa del peccato portato con la Croce: la assume su di sé e la rende parte del suo corpo glorioso.
Tommaso entra nel cuore povero e denudato di Cristo e in questo lo riconosce: “Mio Signore e mio Dio!”. Per questo, come affermava Papa Francesco, è il primo dei discepoli che fa la confessione della divinità di Cristo dopo la risurrezione, e lo adora. (Papa Francesco, Omelia santa Marta, 3 luglio 2020). Ma proprio in quell’occasione il vescovo di Roma ricordava che l’unico cammino per entrare nelle piaghe di Cristo è toccare i poveri. «Questo è il cammino. Non ce n’è un altro. Naturalmente nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni sbagli nel cammino verso Dio. Alcuni hanno creduto che il Dio vivente, il Dio dei cristiani si potesse trovare andando più alto nella meditazione. Ma questo è pericoloso; quanti si perdono in quel cammino e non arrivano? Arrivano sì, forse, alla conoscenza di Dio, ma non di Gesù Cristo, Figlio di Dio, seconda Persona della Trinità. A quello non ci arrivano. È il cammino degli gnostici: sono buoni, lavorano, ma quello non è il cammino giusto, è molto complicato» e non porta a buon fine. Altri, ha continuato il Santo Padre «hanno pensato che per arrivare a Dio dobbiamo essere buoni, mortificati, austeri e hanno scelto la strada della penitenza, soltanto la penitenza, il digiuno. Neppure questi sono arrivati al Dio vivo, a Gesù Cristo Dio vivo». Questi, ha aggiunto, «sono i pelagiani, che credono che con il loro sforzo possono arrivare. Ma Gesù ci dice questo: “Nel cammino abbiamo visto Tommaso”. Ma come posso trovare le piaghe di Gesù oggi? Io non le posso vedere come le ha viste Tommaso. Le piaghe di Gesù le trovi facendo opere di misericordia, dando al corpo, al corpo e anche all’anima, ma sottolineo al corpo del tuo fratello piagato, perché ha fame, perché ha sete, perché è nudo, perché è umiliato, perché è schiavo, perché è in carcere, perché è in ospedale. Quelle sono le piaghe di Gesù oggi. E Gesù ci chiede di fare un atto di fede a lui tramite queste piaghe»” (Ibidem).
Come il centurione davanti al corpo martoriato di Gesù, anche lì, nella miseria del corpo ferito di un uomo e il contemporaneo affidare il proprio spirito a Dio, rivela il volto vero di Cristo come Incarnazione della Misericordia di Dio. È tramite della Grazia una povertà che si espone, spoglia, per abbracciare e venire abbracciata.
In questo modo Gesù è veramente quel seme che deve perdere l’involucro esterno, aprirsi completamente per dare frutto. Tommaso comprende con la ragione e l’esperienza ciò che Maria Maddalena intuisce con l’amore e Giovanni con il ricordo di quanto era avvenuto nella resurrezione di Lazzaro . Maddalena, Tommaso fanno esperienza di Gesù. Come i due di Emmaus, che conoscono un Dio che cammina come un viandante qualsiasi, che svela il cuore con la Parola e che alla fine si rivela nello spezzare il pane, nell’offrirsi, e lì sparisce.
E nel momento di sparire, di farsi invisibile, umile, proprio lì, i due di Emmaus ne scoprono l’identità. Gesù è un Dio che è Pane. Un Dio presente nel quotidiano come cibo povero, scontato, che per essere mangiato deve prima essere spezzato. Per questo Lui si offre spezzato, esposto. Così quando un uomo con cuore buono, può sperimentare la povertà di Gesù che si fa dono di salvezza, amore infinito, non può che riconoscere Dio in questa esperienza.
Tommaso non crede che Gesù è Dio per l’apparizione. La fede non si regge sulle visioni. Ma sull’esperienza di quell’amore ferito, esposto, dolente, offerto per tutti, sempre.