Articoli / Blog | 24 Marzo 2020

Blog – Coronavirus, non intasiamo la chat

Sono più di 900 milioni le persone che sono rimaste confinate in casa in 35 Paesi per via dell’emergenza Coronavirus, e questo significa sovraccarico della rete.
I momenti di picco, che normalmente erano la sera, si sono spalmati lungo l’intera giornata. Ieri alle 17 Caterina Balivo aveva organizzato una diretta con Alessandro D’Avenia sul suo profilo Instagram (1,3 milioni di followers) ma la linea spesso cadeva provocando comprensibili fastidi nei due vip.
I problemi però non finiscono qui. Ce n’è uno, a livello personale, che tutti possiamo contribuire a risolvere nel nostro piccolo: quello di inviarci le cose sulla chat di WhatsApp. Smettiamola, per favore. Sappiate una cosa: anche se i vostri contatti non ve lo dicono, le liste broadcasting danno fastidio.
Ci hanno mandato il video in cui Fiorello ci invita a stare a casa, lo abbiamo visto. Altri personaggi e personaggetti, hanno mandato il loro: abbiamo visto anche quello. Ci siamo messi a cantare alle 18.00: venerdì l’Inno di Mameli, sabato Azzurro e domenica Il cielo è sempre più blu. Abbiamo acceso la candela e poi l’abbiamo anche spenta. Quelli di noi che sono credenti hanno detto il Rosario e si sono alzati la mattina alle 7.00 per la Messa del Papa a Santa Marta. Ok, ma adesso basta! Apriamo gli occhi: chi intasa le chat con messaggi broadcast genera fastidio.
Ma io ricevo un sacco di ringraziamenti!
No, non è vero.
Se mandi un messaggio a 100 persone (ma c’è chi li manda a migliaia) può essere che tu riceva qualche parola di ringraziamento e un po’ di pollicioni ma sappi che gli altri, quelli che tacciono, sono infastiditi, anche se non lo sono al punto di chiederti di essere tolti dalla lista o da bloccarti: non vogliono dispiacerti, né litigare, ma è così.
E allora? Allora usa lo stato di WhatsApp.
Ho scoperto che almeno il 60% dei miei contatti non sa cos’è (crede sia la frasetta di autopresentazione) o non lo sa usare oppure pensa che nessuno lo guardi nessuno.
E qui c’è un po’ di malizia perché basterebbe un attimo per capire che quei “nessuno” non sono “nessuno” ma sono semplicemente quelli che hanno voglia di ricevere le nostre cose. Se a noi paiono “nessuno” è solo perché noi vorremmo che fossero molti di più. Perché non ne deduciamo logicamente che, molto spesso, con la lista broadcasting stiamo semplicemente forzando l’attenzione di tutti quelli che non sono interessati ai nostri messaggi?
Lo stato di WhatsApp è molto usato, ma è usato dalle persone che vogliono usarlo. Guardiamo la cosa al positivo: se uso lo stato di WhatsApp avverrà che tutti quelli che lo guardano sono benevolmente predisposti verso quel contenuto o per lo meno non sono predisposti negativamente visto che se lo sono andati a cercare loro: con la lista broadcasting invece spessissimo il nostro messaggio parte svantaggiato, come quando ci accade di dover parlare con qualcuno che, per principio, vuole difendersi da un nemico che lo assale. Tra lo stato di WhatsApp e la lista broadcasting c’è la stessa differenza che passa tra l’andare aprire a chi suona al mio campanello o guardare se c’è posta per me quando passo dinnanzi alla buca delle lettere.
Non so se dopo il Coronavirus nulla sarà più come prima (come dicono tutti) ma di certo, se avremo imparato a ridurre al minimo essenziale liste e gruppi per passare allo stato, la qualità della nostra vita cambierà.