Blog / Scritti segnalati dal blog | 02 Settembre 2019

Michela Marzano – È coraggioso il padre di Yoan Leonardi

Alessandra Bialetti segnala al blog questo articolo, introducendolo così

Il perdono è un cammino non un punto di partenza. Questo padre ha deciso di non percorrerlo in solitaria ma di fare rete col dolore e la costernazione di altri genitori chiamati a comprendere l’incomprensibile. Non nega la giustizia che farà il suo corso ma tutto l’odio in più che non lo aiuterà a elaborare una perdita impossibile. Questo padre ha scelto di rischiare su un’altra via che non è minimizzare e ignorare la morte ma dare al figlio l’essere onorato con scelte diverse. Controcorrente. Coraggiose. Mi colpiscono dritto al cuore quegli abbracci tra padri senza parole per un amore che di parole ne ha tante. Nuove. Inedite. Forse impossibili. Mi sembra di stare in quella stanza e rubare attimi di un cielo a cui sembra difficile aprirsi. Ma esiste. Ogni altra parola diventa superflua ma abbiamo bisogno di credere in altre strade, in altri gesti.
 
È coraggioso il padre di Yoan Leonardi, il giovane di 23 anni ucciso in provincia di Novara dal suo migliore amico. Ha quel coraggio che oggi, talvolta, viene confuso con la debolezza. Nonostante di forza ce ne voglia tantissima per non odiare l’assassino di un figlio, non prendersela con i suoi genitori, e aspettare che la giustizia faccia il suo corso. “Alberto ha ucciso mio figlio a tradimento, ma non provo odio per lui”, ha detto Marino Leonardi ai cronisti che gli chiedevano come mai i genitori dell’assassino del figlio si trovassero ieri a casa sua. “Sono miei amici, e lo rimarranno”, ha aggiunto subito dopo, spiegando il perché di quell’abbraccio tra lui, la sua ex-moglie, e i genitori di Alberto. Dando un esempio di umanità e di pietas a tutti coloro che, in un’epoca caratterizzata dalla rabbia e dall’assenza di empatia, cedono alla logica dell’odio, e immaginano che la vendetta sia l’unica strada da percorrere quando si subisce un torto. Nonostante il torto subito sia enorme. E nulla sia più doloroso della perdita di un figlio.
Com’è possibile abbracciare i genitori dell’assassino del proprio bambino? Come si fa a non prendersela anche con loro? Com’è che il dolore di questo padre non si trasforma in una valanga di recriminazioni? Saranno in tanti a chiederselo. È per questo che Marino è un esempio per tutti noi. E che le sue parole risuonano come un monito per coloro che pensano che l’amicizia non abbia alcun valore, che sia giusto e legittimo farsi “giustizia da sé”, e che si debba ormai tornare alla legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente. Certo, Alberto dovrà pagare per quello che ha fatto, lo riconosce anche il padre di Yoan. Non si tratta di cancellare l’accaduto o di fare come se nulla fosse successo. Ma non si tratta nemmeno di far pagare i suoi genitori, come se le colpe del figlio ricadessero automaticamente su di loro. L’amicizia, quando esiste, resta. E l’abbraccio tra queste due famiglie, ora che Yoan non c’è più, sigilla un patto di alleanza. Nonostante il dolore e nonostante la paura. Perché il coraggio di Marino non cancella né l’uno né l’altra, ma permette di andare avanti, permette di ricominciare, permette di non distruggere ulteriormente quel fragile velo di umanità che ci fa vivere gli uni accanto agli altri. A differenza di quanto accade quando si immagina che la vendetta sia l’unico modo per cancellare il rancore e la disperazione. Mentre la vendetta non solo non allevia la sofferenza, ma peggiora ulteriormente le cose. In un’epoca in cui chiunque rinfaccia qualunque cosa a chiunque altro, i genitori di Yoan ci ricordano l’importanza della tolleranza e del perdono, della lealtà e dell’amicizia. E di come sia possibile restare umani, nonostante la disperazione in cui si precipita quando ci viene ammazzato un figlio.