Blog / Luciano Sesta | 19 Agosto 2019

Le Lettere di Luciano Sesta – Matteo Salvini? Uno specchio antropologico

Matteo Salvini è uno specchio antropologico per gli italiani. Fomenta le loro più ataviche pulsioni di odio e di intolleranza per il diverso. Ha fatto emergere il risentimento sommerso del popolo italiano, dirottandone una parte contro i migranti, un’altra parte contro se stesso e il proprio elettorato. E così ha stravinto la sua battaglia culturale. Ha “salvinizzato” tutti.

Cosa fa, infatti, il leader leghista? Spinge alcuni a difendere la loro sicurezza borghese contro persone meno fortunate, la cui colpa è solo quella di essere nate nella parte sbagliata del mondo. E spinge altri a una campagna di odio e di attacchi alla propria persona e al proprio elettorato, rendendo chiunque non condivida le sue politiche incapace di ragionare civilmente, perché tale è chi ha bisogno, per criticare una scelta politica, di denigrare personalmente coloro che la fanno.

Accusato di non essere culturalmente attrezzato, Salvini ha dunque già culturalmente prevalso. Guardarsi in giro per accorgersene: costringe la gente a esibire il proprio curriculum per dimostrare di avere più titoli di studio di lui, trasforma gli umili in arroganti, i mansueti in aggressivi, le persone educate in persone volgari, i tolleranti in intolleranti. Ma, soprattutto, ha imposto a tutto il paese di parlare di sé e della propria vita, dei propri figli e delle proprie vacanze al mare.

Salvini, la sua persona, è un idolo rovesciato. Un’arma di distrazione di massa. Un inibitore del senso critico e persino del decoro personale. Una valvola di sfogo per tanti frustrati con una laurea ma senza lavoro, o con un lavoro che non li soddisfa, i quali approfittano della visibilità mediatica di un ignorante per sfoggiare una superiorità intellettuale che non riescono a ottenere altrove. Confermando, nel modo più beffardo, il pregiudizio leghista secondo cui i meridionali trattano la laurea come uno status symbol, e cioè studiano solo perché vogliono prendere tempo, dal momento che non vogliono o non sanno né lavorare né produrre. È davvero il caso di fare così palesemente il gioco dell’avversario?

Rene’ Girard diceva che l’odio ha una struttura mimetica, è cioè contagioso. E lo stiamo vedendo. Mutatis mutandis, il meridionale che fa l’intellettuale con Salvini non è molto diverso dal leghista che fa l’industrioso con lo scansafatiche meridionale. In entrambi i casi si gioca infantilmente, e di ripicca. Due mitolgie uguali e contrarie. E tutti ci sono dentro. E nessuno se ne accorge. E l’Italia va a fondo…

 

Luciano Sesta, sposato e padre di quattro bambini, è docente di Storia e Filosofia nei Licei Statali Insegna Antropologia filosofica e bioetica all’Università di Palermo, ed è stato membro dell’Ufficio della Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Palermo. Ha pubblicato numerosi saggi nell’ambito della teologia morale, della bioetica e dell’etica