Blog / Una donna nel Vangelo | 04 Gennaio 2019

Sabato 5 dicembre – Sono quella che tu vedi

Commento al Vangelo (Gv 1,43-51) del 5 gennaio 2019, feria propria, di Mauro Leonardi. Chiunque può mandare i suoi brevi commenti al vangelo, audio o scritti, a [email protected]

In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

È importante guardarti e vedere che non parti mai da solo.
Chiedi sempre a qualcuno di seguirti, di stare con te.
Non importa quanto grande tu sia, quanto tu sia importante.
Tu non parti da solo.
Tu chiedi a me di seguirti.
Perché i cammini più belli, i viaggi più belli.
Si fanno in due.

È difficile parlare di te.
Devo stare con te.
Per capire chi sei

Come mi conosci?
Da uno sguardo.
Sono quella che tu vedi.
Il tuo sguardo mi da vita.

Ci saranno cose grandi da vedere?
Ti credo.
Ma che tu abbia posato il tuo sguardo su di me.
Questo mi sembra il miracolo più grande.
Più grande di tutti.

Nei giorni di solitudine.
Nei momenti in cui mi perdo.
Quando riesco a stare solo seduta in terra.
Perché i pensieri si aggrovigliano.
Perché le gambe, le forze, non reggono.
Arrivi tu.
Diretto in me.
Il tuo sguardo scioglie i pensieri, dà forza alle mie gambe.
E tu dici il mio nome.
E io capisco la mia vita.

La mia vita che nome ha?
Quello del tuo sguardo su di me.
Chiamami sempre.