Blog / Luciano Sesta | 15 Dicembre 2018

Le Lettere di Luciano Sesta – Giù le mani dal filosofo

Mi è fortemente indigesta l’appropriazione apologetica che, in questi giorni, molti cattolici stanno facendo del filosofo Robert Spaemann, morto pochi giorni fa. È vero che Spaemann è stato un pensatore cattolico, ma il suo cattolicesimo non era affatto quello banalmente conservatore dei molti che, come Camillo Langone su “Il Foglio”, lo celebrano come un mero tradizionalista nemico della modernità.
Al contrario: Spaemann, per chi lo conosceva, non era reclutabile né a destra né a sinistra. E quando, come nel pezzo di Langone, si ironizza sui temi cari alla sinistra, come l’accoglienza dei migranti, l’ecologismo e l’animalismo, aggiungendo che Spaemann aveva ben altro di più importante a cui pensare, si dimostra una preoccupante ignoranza dei testi del filosofo e un indebito furto della sua memoria intellettuale.
Spaemann era infatti conosciuto in Germania come un “pensatore ecologista” e addirittura “animalista” per le sue tesi cattolicamente scorrette sia sull’importanza della natura vegetale che sulla dignità della vita animale. Nel suo capolavoro “Personen”, Spaemann conclude il testo addirittura ipotizzando che anche i delfini possano essere “persone”.
Ma Langone, come tutti gli altri avvoltoi cattolicamente corretti di questi giorni, non può saperlo, non avendo mai aperto un libro di Spaemann. E se lo ha aperto, ahimè, non lo ha capito. Giornalisti cattolici, vi prego, tornate a fare i giornalisti. E lasciate riposare in pace i filosofi.

 

Luciano Sesta, sposato e padre di quattro bambini, è docente di Storia e Filosofia nei Licei Statali Insegna Antropologia filosofica e bioetica all’Università di Palermo, ed è stato membro dell’Ufficio della Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Palermo. Ha pubblicato numerosi saggi nell’ambito della teologia morale, della bioetica e dell’etica