Blog / Scritti segnalati dal blog | 08 novembre 2018

Progetto Gionata – Le nuove domande poste alla teologia dal matrimonio gay e dal genere

Marco G. segnala al blog questo articolo, introducendolo così:

Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gv 8,31-32 

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Intervista di Heinz Niederleitner pubblicata sul mensile KirchenBlatt (Austria), n.49, vol.7 del dicembre 2017, libera traduzione di Antonino Pane

Il “malessere del gender” ha raggiunto anche l‘Austria: dopo la decisione della corte costituzionale (austriaca) di consentire l’unione civile anche alle coppie omosessuali, i giudici devono decidere anche un’altra questione, ossia se registrare anche un “terzo sesso” insieme al maschile e al femminile. Le solite affermazioni ecclesiastiche sono spesso critiche verso la cosiddetta teoria del gender. Il teologo morale Martin M. Lintner* spiega di cosa si tratta.

I/le cittadini/e australiani hanno votato per consentire il matrimonio anche alle coppie omosessuali. In Austria deve ancora esprimersi la corte costituzionale. La chiesa però insiste sul fatto che il matrimonio dovrebbe essere soltanto l’unione di uomo e donna. L’antitesi è inconciliabile?

L’unione di uomo e donna, che insieme procreano e allevano uno o più bambini, ha anche un compito insostituibile per la società. Per questo motivo è giustificato il fatto di trattare il matrimonio in una maniera giuridica diversa dalle altre unioni. Tuttavia non penso che il matrimonio alla lunga possa risentirne, se lo Stato riconosce e regola giuridicamente le altre coppie. Indipendentemente dalle diverse etichettature si pone questa domanda: come devono essere regolate giuridicamente le unioni di persone, che vorrebbero vivere il loro rapporto in maniera responsabile all’interno della società? E come devono essere cautelate, in modo da conciliarsi coi diritti e i doveri morali e sociali?

La chiesa si riallaccia al diritto naturale, secondo cui le regole della convivenza sociale sono codificate nella natura. Ma se l’omosessualità è una faccenda contro natura, la chiesa non dovrebbe valutarla diversamente?

Non dobbiamo pensare alla natura come a una predestinazione biologica. Filosoficamente la natura è la somma di significati e potenziali, che l’uomo scopre e spiega grazie al raziocinio della sua persona, ad esempio nella sua capacità di relazionarsi e nella sua sessualità. La domanda dovrebbe essere questa: come si combina l’uomo al suo orientamento e alla sua identità sessuale che si concretizzano nell’intimo rapporto dei significati umani dell’amore, dell’assistenza, del desiderio, della responsabilità, della fertilità ecc. ?

Può la chiesa venire incontro alle coppie omosessuali con una qualche forma di riconoscimento?

Molti collaboratori pastorali e preti, addirittura vescovi della diocesi, cercano di incontrare gli uomini e le coppie omosessuali  per conoscerli personalmente. Non si tratta di condannare il loro modus vivendi, bensì di percepirli come uomini che hanno il bisogno – e si sforzano – di vivere un’unione responsabile, senza essere giudicati dalla chiesa. E’ un primo importante passo accettare questa cosa. Per di più dovremmo rispettare le disposizioni dello stato riguardo la regolamentazione giuridica.

La corte costituzionale sta valutando la possibilità dell’iscrizione anche di un “terzo sesso”. Lei cosa ne pensa?

Ci sono persone, il cui genere biologico non è riconoscibile chiaramente dalla nascita. Tempo fa questi bambini venivano operati oppure trattati con cure ormonali, prima ancora che loro potessero accettarlo. Più tardi poi scoprivano di avere problemi nello sviluppo della loro identità sessuale, perché li si era operati o trattati nella “direzione sbagliata”. Per questo è giusto lasciare aperta la questione della determinatezza del genere e aspettare in quale direzione si sviluppa l’uomo e quale identità sessuale senta come propria.

Scegliere con quale identità di genere vivere è il tema principale della teoria del gender. Tuttavia viene trattata in maniera ostile dalla chiesa. Cosa dice la teoria? Cosa ne pensa?

La teoria non dice di scegliere se io voglio essere uomo o donna, ma vuole che io abbia il diritto di poter scegliere l’identità sessuale che sento mia e che scelgo di vivere in maniera responsabile. D’altronde un problema principale nella contesa con la questione del gender è che i/le loro oppositori/trici spesso sovrastimano del tutto alcune posizioni teoriche ed eliminano alcuni eccessi della questione, che invece esistono. Così costruiscono una sedicente e unica teoria del gender e la criticano ideologicamente, per salvaguardare l’immagine tradizionale dell’uomo, della donna e della sessualità oppure in senso contrario per respingere l’omo- e la transessualità in quanto contro natura. Ma non c’è “la” teoria del gender, bensì tanti e diversi approcci di studi e teorie sul gender.

Alcuni vedono le teorie del gender come un grande pericolo. Sono davvero così pericolose?

Secondo me no. Ci sono molti teologi cattolici che si differenziano e che contrastano le idee di questi autori in maniera costruttiva. Facciamo bene a contestare queste faccende: molti studi sul gender partono soprattutto dall’ingiusto trattamento delle donne nelle diverse società e cercano di spiegarlo e di superarlo attraverso la differenziazione della sessualità biologica e dei ruoli sessuali socioculturali. La parte dominante di questi studi tende all’eguaglianza dei generi sul piano sociale e politico. Non tende né al livellamento né alla negazione della differenza dei generi. Ulteriori importanti faccende sono ad esempio la sensibilizzazione per la complessità dell’identità di genere così come l’azione politica affinché nessuno venga discriminato a causa della sua identità di genere.

Sullo sfondo spesso c’è anche l’idea concreta della famiglia. Qui si pongono altre domande: da una parte c’è ad esempio l’affermazione secondo la quale servono terzi per la cura dei bambini; dall’altra (soprattutto dalla parte della chiesa) viene temuta questa sorta di “statalizzazione” della cura dei bambini. La discussione sta andando nel verso giusto?

Rimane sempre l’intoppo di trovare la giusta proporzione tra la responsabilità dei genitori di educare i propri bambini e il compito dello stato di sostenerli. Poi più tardi quando i bambini cominciano l’asilo e successivamente la scuola, la società si mescola con l’educazione e la trasmissione dei valori. Qui è importante che tutti gli interessati si chiedano cosa è davvero importante per il bene del bambino. La famiglia e lo stato hanno bisogno l’uno dell’altro e devono completarsi a vicenda, non combattersi alle spalle dei bambini.

* Il professore e dottore Martin M. Lintner insegna alla “Philosophisch- Theologischen Hochschule” di Brixen (Austria). E’ presidente dell’unione internazionale della teologia morale e dell’etica sociale.

Testo originale: Der neue Streit um Ehe und Geschlecht