Blog / Valentina Grimaldi | 14 settembre 2018

La Dott.ssa Grimaldi risponde – Cosa deve fare il padre dopo il parto per non sentirsi il grande escluso?

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Cara dottoressa,
mi chiamo Guglielmo, ho 35 anni e tra poco io e mia moglie avremo il nostro primo bambino. Vivo in una cittadina vicino Torino e spesso ho visto miei amici che dopo la nascita del figlio (soprattutto i primi mesi, ma a volte anche per più tempo) sembrano non sapere più cosa fare, nel senso di non avere quasi più un ruolo: tutti ne sanno più del padre! Io in questi mesi della gravidanza ho sempre accompagnato mia moglie alle visite e stiamo condividendo questa attesa con tantissima gioia, ma non vorrei trovarmi impreparato dopo la nascita. Al corso preparto ci hanno dato molte indicazioni ed io cercherò di seguirle, ma vorrei sentire anche la sua opinione. Grazie, Gugliemo da Torino

Caro Gugliemo, grazie per questa lettera che mi permette di parlare del ruolo del papà, a volte trascurato, dopo la nascita del bambino. Il fatto stesso che tu ti ponga il problema di avere un ruolo attivo dopo la nascita di tuo figlio, mi sembra un’ottima partenza e sono certa che sarai all’altezza della situazione. Spero in poche righe di darti delle indicazioni esaustive, ma in ogni caso ti prego di farmi altre domande, se vuoi, perché c’è molto da dire. Quando con l’arrivo di un figlio la coppia diventa famiglia insieme all’enorme gioia si vive anche un momento di grandi cambiamenti, non solo pratici ed organizzativi, ma anche e soprattutto emotivi e nelle relazioni. Durante i nove mesi della gravidanza, come giustamente ci racconti anche tu,  gli uomini riescono a  condividere con la donna molti momenti: da situazioni pratiche come possono essere le visite mediche o la preparazione della cameretta, a quelle fantasie ad occhi aperte fatte in due su come sarà il bambino, al gioco delle somiglianze, alla scelta del nome; fantasie importantissime perché soprattutto per il papà, che non vive fisicamente la gravidanza, è un modo molto bello e naturale per iniziare ad immaginare dentro di sé uno spazio emotivo nel quale collocare il proprio figlio. Questo aspetto di fantasie che a qualcuno potrebbe apparire un po’ “infantile” in realtà è essenziale per la coppia e per i prossimi genitori, aiuta a costruire la futura relazione con il piccolo, ma anche ad iniziare ad ampliare la relazione tra i partner che tra poco al ruolo di coppia aggiungeranno quello di famiglia.

L’uomo e la donna vivono in modo diverso la genitorialità e questa diversità va difesa perché aiuta il bambino a crescere sano. È importante ricordarsi che la madre ha una modalità di accudimento ed accoglienza diversa da quella del padre, ma non c’è “un primo della classe” entrambi i modi di essere sono funzionali alla crescita di un figlio.

Con la nascita del bambino in carne ed ossa si vive sempre una rivoluzione, anche la coppia più collaudata o preparata ne risente e non potrebbe essere diversamente perché nasce una nuova vita e nascono altre relazioni familiari: si rompono i vecchi equilibri per crearne di nuovi. Appena nasce il bambino diventa il protagonista e tutti, sia amici che parenti, si interessano a lui, lo coccolano, danno consigli (… spesso non richiesti), dentro ognuno c’è il desiderio di fare qualcosa di buono o di bello per questa nuova creatura.  Ma cosa deve fare il papà per non sentirsi il grande escluso?

Per prima cosa sostenere la madre nel suo nuovo ruolo, difenderla e prendersi cura di lei, cercando di capire come stanno andando le cose. La donna può trovarsi inaspettatamente in difficoltà di fronte al suo nuovo ruolo, magari in conflitto con l’ideale materno che aveva immaginato rispetto a quello che si trova a vivere, talvolta potrebbe essere confusa o contraddittoria proprio perché non sa bene cosa vuole veramente in quel momento. È normale aspettarsi che la neomamma viva di questi sentimenti, oppure che da una parte non voglia mai separarsi dal figlio e dall’altra però senta tutto il peso dell’accudimento continuo. In questa fase emotivamente delicata è importante che il marito sostenga la moglie, facendola sentire soprattutto capita; nella maggior parte dei casi non servono soluzioni o consigli, quanto essere lì e offrire una spalla su cui piangere o accogliere uno sfogo in un momento difficile, abbracciarla, ma anche condividere la gioia del primo bagnetto, del primo sorriso o del cambio del pannolino.

Il padre condivide con la moglie la nascita del figlio aiutandola e sostenendola, ad esempio nella gestione della casa, magari organizzandosi in anticipo così da saper fare delle cose che prima non faceva (cucinare, fare la spesa, andare in banca ecc.). Il papà in questo modo diventa un po’ l’ago della bilancia nella coppia/famiglia, quello che mantiene la calma, rassicura e cerca di capire le situazioni. Se la madre sente che il marito si prende cura di lei, ascoltandola e coccolandola in un momento in cui le sue esigenze ed i suoi bisogni sono cambiati e spesso sono confusi, anche il bambino ne trarrà giovamento: se la mamma è serena e si sente amata trasmetterà serenità al piccolo ed il papà prendendosi cura della madre si prenderà cura anche del figlio.

 

Valentina Grimaldi è nata nel 1964, laureata in medicina e chirurgia nel 1989 all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma e specializzata nello stesso Ateneo in Pediatria nel 1993. Autrice di diverse pubblicazioni scientifiche e relatrice in convegni nazionali ed internazionali; ha conseguito un master di II livello in Allergologia pediatrica. Dopo l’esperienza ospedaliera e di ricerca presso il Policlinico Gemelli di Roma, esercita a Roma la professione di pediatra di famiglia dal 1996. Da sempre attenta alle problematiche psicoeducazionali e della genitorialità si è specializzata in Psicoterapia Infantile per meglio soddisfare i bisogni di salute dei bambini e delle loro famiglie. Questa rubrica non vuole sostituirsi al medico curante né alimentare il fai da te, al contrario vuole indurre il lettore a riflettere su alcune tematiche comuni ai bambini ed alle famiglie per poi affrontarle nelle giuste sedi con il pediatra di fiducia o lo psicoterapeuta